A volte si incontravano per strada delle persone vestite male, di stracci e con delle piaghe. In più si vedeva che non mangiavano da tanto tempo. Allora cosa si poteva fare per loro. Se possibile, si coinvolgeva la piccola comunità cristiana per venire incontro a queste persone. Oppure si mandava qualcuno che andasse a vedere dove abitavano. La prima cosa che si faceva, gli si toglieva i vestiti sporchi, insomma gli si diceva che doveva “kuvua” (spogliarsi). Poi gli si faceva fare un bel bagno (acqua e sapone) e infine gli si davano dei vestiti puliti. Anche una pulizia alle unghie, denti, barba…poi gli si dava da mangiare e lo si invitava a rientrare a casa propria. Se la casa era malridotta, si cercava di rimetterla in ordine con l’aiuto degli uomini della piccola comunità. Insomma si cercava di ridargli la dignità di uomo. Poi, piano piano, lo si invitava a fare qualche lavoretto per riprendere la vita di ogni giorno. Non era facile, ma quando si riusciva, finalmente si vedeva quelle persone sorridere. Insomma si era ridato loro la speranza nel futuro.







