C’era l’abitudine, soprattutto da parte delle mamme, di venire il sabato mattina in chiesa per “kuungama” (confessarsi). Spesso mi trovavo in imbarazzo, ascoltando quello che dicevano. Più che altro erano “peccati”, provocati dalla situazione familiare che economica. E alla fine mi trovavo in imbarazzo a dare loro la penitenza. Conoscevo la loro situazione, la fatica che facevano per portare avanti l’economia familiare (visto che il marito spesso pensava solo a se stesso), il dovere pensare ai figli, al mangiare-vestire-il loro futuro. Erano loro che dovevano sacrificarsi per farli andare a scuola. Certo le bambine, dopo la scuola primaria (elementare) spesso venivano lasciate a casa per aiutarle nella vita di ogni giorno. Non potevano pensare a tutto. Dovevano anche andare a lavorare nei campi, al mercato, insomma a tenere in piedi la casa. Certo “litigavano” con il marito per sollecitarlo ad interessarsi di più alla vita familiare. Non potevano pensare a tutto. Eppure si impegnavano anche in parrocchia (nella piccola comunità, come nelle varie necessità). Allora mi chiedevo, alla fine della confessione, che penitenza posso dare? C’era solo da ringraziarle, incoraggiarle e…benedirle per tutto il bene che facevano e la testimonianza di vita che ci davano.







