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Sierra Leone: "Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il Mondo"


Pubblichiamo questo video prodotto dall'associazione "Amici della Sierra Leone" che ringraziamo per la collaborazione, il servizio e il sostegno che ha mostrato per decenni ai Missionari Saveriani in Sierra Leone.

La grande famiglia degli "Amici della Sierra Leone onlus" continua la sua opera di solidarietà a sostegno di uno dei Paesi più poveri del mondo.

Due artisti trentini della val di Fiemme esploreranno il mondo missionario in Africa. Pier Luigi Orler, fotografo di Predazzo, Ambassador Fuji Film Italia , e Graziano Bosin, affermato cineoperatore di Predazzo, saranno per un lungo periodo in Sierra Leone per documentare il lavoro che diversi volontari italiani hanno svolto per fare nascere scuole e università in uno dei paesi più poveri del mondo. Realizzeranno una serie di reportage ideati dal giornalista Luigi Alfieri, di Parma, che prendono spunto da una frase del premio nobel Malala Yousafzai - la giovane attivista pakistana che all'età di 11 anni è diventata celebre per il blog da lei curato per la BBC, nel quale documentava il regime dei talebani pakistani, contrari ai diritti delle donne - : “Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo”.

E La Sierra Leone è un mondo da cambiare.

Il Paese, che si sviluppa lungo quella che un tempo era la Costa degli Schiavi, è al 181esimo posto nella classifica Onu dello sviluppo umano che contempla 186 nazioni. La gente vive in un quadro di povertà e di analfabetismo dilagante: in 90 per cento della popolazione vive senza energia elettrica, il 37 per cento senza approvvigionamento idrico, operano, in media, 3 medici ogni centomila abitanti, tra cui non si trovano cardiologi, urologi, chirurghi specializzati, l’aspettativa media di vita non raggiunge i cinquant’anni, l’età media è di 19. “La Sierra Leone - spiega Pier Luigi Orler, reduce da una mostra fotografica a Tokio di cui ha dato ampio resoconto il nostro giornale – vive in condizioni drammatiche. La cultura africana è una cultura orale.

In un mondo in cui nei secoli non si è formato il linguaggio scritto, l’unico che permette il passaggio di cultura tra le generazioni, non c’è sviluppo tecnologico e sociale. Il progresso non è come nelle civiltà avanzate. L’unico modo per fare migliorare le condizioni di questo luogo è aprire scuole: da qui l’idea del progetto “Un insegnante, una penna, un bambino e un libro possono cambiare il mondo”.

Con Graziano Bosin e Luigi Alfieri, girerò per le scuole elementari, medie e tecniche (compresa un’università) aperte da volontari italiani, che ruotano attorno al mondo delle missioni dei Padri Saveriani e Giuseppini, in questa terra dimenticata dal mondo. "Mostrerò i bambini alle prese con lo studio, ma – e questo è ancora più importante – l’ambiente in cui vivono una quotidianità misera e, agli occhi occidentali, arretrata”.

Le immagini saranno la base di alcuni documentari e della mostra fotografica che sarà allestita, in contemporanea alle iniziative per “Parma capitale italiana della cultura”, nel Museo di arte cinese ed etnografico di Parma, che raccoglie infinite testimonianze artistiche di diversi civiltà africane. Civiltà, spesso raffinate, che si sono sviluppate per via orale, fuori dal contesto del progresso tecnologico, in un quadro di povertà estrema e di totale ignoranza della tecnologia moderna.

amici sierra leone

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