TOMASO È IL NOSTRO FRATELLO GEMELLO Gv 20,19-31
Gesù è risorto.
Dopo una settimana dalla grande celebrazione, il Vangelo ci presenta l’esempio dell’apostolo Tommaso, patrono dei dubbiosi.
Questa domenica ci ricorda anche la misericordia di Dio, che ci invita alla conversione.
Tommaso è un grande credente, generoso, disposto a seguire Gesù, come quando egli decise di andare a Gerusalemme con il maestro in occasione della morte di Lazzaro: "Andiamo – disse - a morire con lui! ".
Ma al momento della passione, dell'arresto di Gesù, del processo, della sua morte sulla croce, Tommaso non c’è. Forse ha avuto paura? Forse è fuggito?
Almeno poteva avere un po’ di coraggio per stare con le donne ai piedi della croce! Dov’era il suo amore, il suo affetto per il maestro con quale visse in amicizia per tre anni?
Ora, dopo la crocifissione e la sepoltura di Gesù, sente vergogna per la sua debolezza.
Toccare per credere
Di fatto, Tommaso, dopo una settimana, trova il coraggio, torna nel gruppo e rivede gli amici.
Non appena si presenta, è assalito dall’entusiasmo dei compagni, che gli annunciano l’incredibile notizia. «L'abbiamo visto. È veramente risorto! Era lui in persona! "
Ma egli rimane freddo, incredulo, sospettoso,
Ha tradito Gesù e fa fatica ora credere: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo! "
Tommaso vuole toccare per credere.
Egli non crede alle parole dei suoi amici perché sono stati anche loro incoerenti, troppo deboli, troppo fragili, come lo è stato lui.
Ebbene il Signore viene apposta per lui.
Poiché ogni persona è importante. Viene appositamente per mostrargli le ferite delle mani e dei piedi, la ferita della lancia. “Guarda le mie mani, metti qui il tuo dito”.
Non lo rimprovera, non discute, non argomenta. Ma sembra dire: "So che hai sofferto, Tommaso. Anch'io ho sofferto. Guarda i miei piedi, le mie mani, il mio costato, guarda tutte le mie ferite. "
Tommaso cede. Ed per primo fa la professione di fede in Dio presente nella persona di Gesù Cristo: "Mio Signore e mio Dio! ". "Tu sei mio Dio, il mio respiro e senza di te non posso vivere.”
Un atto di fede che contiene l’aggettivo possessivo mio (mio Signore), diversamente sarebbe solo una riflessione, una formula teologia, di catechismo, senza la partecipazione interiore, emotiva e personale.
Tommaso alla fine piange di gioia, lascia i suoi dubbi, supera la vergogna della paura avuta prima, mostra al maestro l’amore sincero.
Siamo tutti Tomaso.
Io sono Tomaso. Noi siamo Tommaso. Tommaso è nostro fratello.
Siamo nello stesso tempo entusiasti e fragili, discepoli e incoerenti, appassionati e paurosi.
Siamo Tomaso ferito per l’incoerenza, ferito per i dubbi, ferito per infedeltà.
Nonostante tutto, poi noi crediamo. “Signore, Tu, sostieni la nostra incredulità!”
Gesù non si scandalizza davanti ai dubbi di Tommaso. Neppure si scandalizza davanti ai nostri dubbi.
Possiamo avere dubbi. I dubbi sono un'opportunità per approfondire la fede con studi, con dialoghi, con la preghiera e con la Parola di Dio, che ha il compito di toccare la sensibilità più nascosta del cuore, per lasciarci sorprendere dall’amore di Dio.
I segni che Gesù fece - dice il Vangelo di Giovanni - "I segni sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”.
“La nostra fede nasce con il mattino di Pasqua"
Il cristianesimo non è un'ideologia o una filosofia. È un cammino di fede. Noi siamo alla ricerca di Dio e Dio è in cammino per venirci incontro.
Gesù viene nella comunità, va verso Tommaso, si mostra a lui con tutte le ferite aperte, e lo invita dicendo: metti, tendi, tocca…con la tua mano.
Tommaso per primo scopre che si aderisce a Dio, non dopo un calcolo ponderato dei pro e dei contro, delle ragioni e delle perplessità, ma attraverso un abbandono del cuore, dell’anima, di tutta l’esistenza.
Affermiamo in questa domenica la nostra fede proclamando con gioia ciò che i vescovi dell’America latina hanno proclamato nel santuario di Aparecida:
“Conoscere Gesù è il miglior dono che una persona possa ricevere; averlo incontrato è stata la cosa migliore che è successo nella nostra vita; farlo conoscere con le nostre azioni e parole è la nostra gioia”.
Ci domandiamo se siamo capaci di giungere alla fede come Tommaso e di proclamare con tutta sincerità: mio Signore e mio Dio? La nostra fede si nutre di qualche bella presenza di Dio, della sua Parola, della sua comunità?
D.G. - Vicenza, 26.04.2019
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.






