Oggi terminiamo l'anno liturgico passato in compagnia dell’evangelista Luca e domenica prossima inizieremo un nuovo anno con la lettura del vangelo di Matteo.
La festa di oggi ha un titolo sorprendente: Solennità di Gesù Cristo Re dell'Universo.
Dovrebbe essere il re di un regno di giustizia, di pace e di amore.
Se ci guardiamo intorno, vediamo un paese, un mondo, che si trovano a un livello molto basso di umanità, di solidarietà, di condivisione.
“Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli.” (M.L.King)
PROGETTO MERAVIGLIOSO
+ Possiamo interrogare Cristo Re:
“Dov'è il tuo regno, Signore? Dove tu ti manifesti come re! Dove sono i segni della tua autorità regale?”
In verità, questa festa sembra contraddire i regni che ci circondano in Europa, in africa, in America e in Asia: regni autoritari, sovranisti, che non hanno le caratteristiche del suo regno. Vediamo guerre un po’ dappertutto.
Allora qual è il senso di questa festa?
È un aprirsi al meraviglioso progetto di Dio. Dio con la sua azione riempie la natura, la storia, le persone e spinge a una pienezza di vita e di relazioni.
Dio è colui che fa nuove tutte le cose.
Ci assicura che alla fine del cammino di ciascuno di noi, alla fine della nostra lotta per la verità e per la giustizia, alla fine ci sarà il trionfo di Cristo. Ci sarà la realizzazione finale del regno che il Signore con la nostra collaborazione sta costruendo. Il mondo, quindi, non finirà nel Caos, poiché Cristo avrà l'ultima parola.
Alla fine ci sarà la Gerusalemme celeste, con “terra nuova e con cieli nuovi”.
IL PARADOSSO
+ Ciò che sorprende di questa festa è il racconto del vangelo della crocifissione.
Vorremmo vedere un Cristo trionfante, vorremmo sentire il coro degli angeli, con i suoni delle trombe, vorremmo ammirare l'incoronazione e l'intronizzazione di un re nello sfarzo della ricchezza di diamanti e di oro.
Ma questa nostra immagine di Cristo re non corrisponde all’insegnamento del vangelo, che ci presenta un uomo sofferente, sconfitto, sfigurato.
La sua regalità è paradossale: il suo trono è la croce; la sua corona è di spine; non ha uno scettro, ma gli viene posta una canna in mano; non porta abiti sontuosi, ma è privato della tunica; non ha anelli luccicanti alle dita, ma le mani trafitte dai chiodi; non possiede un tesoro, ma viene venduto per trenta monete.
In verità, Cristo è re perché si dona totalmente, perché si fa dono. Non perché soffre sulla croce e muore nella sofferenza salva il mondo, ma perché per amore arriva fino a donare la sua vota.
Tutti coloro che sono ai piedi della croce, i capi dei sacerdoti, i soldati e persino un condannato alla stessa pena, tutti gridano contro di lui morente.
Dicono: "Se sei veramente Figlio di Dio, scendi dalla croce, salva te stesso, mostra il tuo potere."
Se Gesù è Dio, non ha bisogno che altri intervengano, non dipende da nessuno. Se Gesù è Dio, deve scendere dalla croce, mostrare la sua forza, deve superare l'ultima prova, vincere le sfide, schiacciare gli avversari, salvare se stesso, non gli altri. Mostri la sua divinità con la sua forza, con la sua gloria, con il suo successo.
Ma non è così... Gesù ha scelto di dare tutto, di attuare il disegno del Padre, ha scelto di consegnarsi e di amare, ha scelto il cammino del dono. Egli ha dato l’esempio (Gv 13.5), ha aperto una strada (Gv 16,4) che tutti sono tenuti a percorrere.
Al centro della fede cristiana non è il dolore o la sofferenza, ma l’amore.
Gesù non ha detto “soffrite come io ho sofferto”, ma “amatevi come io ho amato” (Gv 15,12). E quando si ama e si è amati, non c’è dolore, ma la gioia.
La regalità di Cristo è nel suo volto misericordioso, Luca ce lo dice in tutto il suo vangelo... Gesù non è il re del potere, ma dell’amore che salva.
La regalità, il potere, la gloria sono tutti nel suo dono di vita. Il morire martire è epifania, manifestazione dell’amore infinito di Dio per la promozione e la felicità dell’uomo.
E GIÀ REALTÀ MA NON ANCORA
+ Oggi, alla fine dell'anno liturgico, il nostro desiderio è chiederci se vogliamo veramente un Dio Re, se vogliamo entrare nel Suo Regno, se osiamo pregare come buon ladrone nel Vangelo, che si aggrappa alla sua misericordia:
"Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno".
Il Regno è iniziato, ma non è completo, è in costruzione; Gesù l’ha inaugurato, ha dato delle indicazioni per la sua piena attuazione. È già ma non ancora.
Noi abbiamo il compito di progettare, d’inventare il futuro perché il Regno avanzi. Siamo responsabili delle scelte, delle decisioni. Siamo coinvolti nella storia. I fatti che avvengono non possono essere attribuiti alle responsabilità di forze misteriose o demoniache, vanno riferiti a noi uomini e donne. Dio chiama noi ad essere custodi e costruttori della creazione, custodi e costruttori del suo regno.
“Dio è un padre che non vuole sudditi, ma uomini fieri e liberi, capaci di gestirsi. (A. Maggi) Il Signore domanda responsabilità.
+ Se viviamo questa responsabilità, avremo anche noi come riscontro le tre parole regali: "Oggi - con me – sarai in Paradiso".
Stare con Lui è il massimo del dono di Dio. È l'aspirazione del cuore, della felicità, dal momento che il cuore è inquieto finché non riposa in Lui. Il paradiso, luogo di amore, che non avrà mai fine (1 Cor 13,8).
Chiediamo insistentemente e più volte: Venga il tuo regno, che ‘non è cibo o bevanda, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo’ (Rm 14,17).
Vicenza, 18.11.22
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.






