Quaranta giorni sono stati necessari per preparare la Pasqua, la celebrazione della morte e risurrezione di Gesù, ora sono indispensabili 50 giorni per accogliere Cristo risorto. “Cristo vive e ti vuole vivo”, scrive papa Francesco nella sua esortazione apostolica ai giovani dopo il sinodo dell’ottobre scorso. “Egli vive! Occorre ricordarlo spesso, perché corriamo il rischio di prendere Gesù Cristo solo come un buon esempio del passato, come un ricordo, come qualcuno che ci ha salvato duemila anni fa. Questo non ci servirebbe a nulla, ci lascerebbe uguali a prima, non ci libererebbe. Colui che ci colma della sua grazia, Colui che ci libera, Colui che ci trasforma, Colui che ci guarisce e ci conforta è qualcuno che vive. È Cristo risorto, pieno di vitalità soprannaturale, rivestito di luce infinita. Per questo San Paolo affermava: «Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede» (1 Cor 15,17) (CV 124).
Per questo rileggiamo i vangeli della risurrezione che ci aiutano nella fede in Lui che è vivo. La lettura del vangelo di Giovanni di oggi si presenta in tre parti con tre mesasggi: la pesca, la colazione sulla riva del lago, il dialogo di Gesù con Pietro.
La pesca
Sette discepoli sono sulla riva del mare di Tiberiade, tra loro Pietro, Tommaso, Natanaele, Giovanni. Vivono un momento triste e di incertezza. Si sono incontrati con il maestro, dopo la Pasqua, due volte e non hanno ricevuto da lui istruzioni per il loro avvenire. Egli ha sempre parlato del Regno di Dio, ma loro si domandano quando, dove e come questo regno si realizzerà. E nel frattempo sono rientrati nella regione della Galilea da Gerusalemme, sono in attesa di nuove indicazioni.
Nell’incertezza, Pietro trova la soluzione nel suo antico lavoro e di sorpresa avverte gli altri: “Io vado a pescare”.
L’iniziativa appare buona per occupare il loro tempo e per avere qualcosa da mangiare. I sette salgono sulla barca, gettano le reti a più riprese e passano tutta la notte in inutili tentativi.
Al sorgere del sole, qualcuno dalla riva grida loro: “Gettate le reti dalla parte destra e troverete”. Pescare in pieno giorno è una cosa inconsueta, ma non si sa perché, i sette della barca si fidano di quell’invito, gettano le reti e fanno un estremo tentativo. E arriva qualcosa di favoloso: le reti si riempiono di pesci.
Giovanni, il discepolo amato, per primo riconosce Gesù in quel uomo sulla riva e grida: “E’ il Signore”. Pietro non esita un istante, si getta in mare nel suo entusiasmo e nuotando gli va incontro.
Questo episodio di vita quotidiana offre un messaggio prezioso.
Gesù aveva detto agli apostoli: “Vi farò pescatori si uomini”. Ed essi si danno da fare per la pesca, prendono l’iniziativa, forse con un po’ di orgoglio e di protagonismo. Sono l’immagine della comunità cristiana, rappresentano la chiesa di Cristo che riceve il comando: “Gettate le reti” e anche l’avvertimento “senza di me non potete fare nulla. “La chiesa risplende non di luce propria, ma di quella di Cristo” (S. Ambrogio). Senza il Signore si rischia di cadere nella mondanità spirituale - dice Papa Francesco – si rischia di cadere nell’amore alle istituzioni e alle proprie convinzioni che prendono il posto del vangelo.
“Gettate le reti”: Gesù assicura la sua presenza per una pesca abbondante. Centocinquantatré sono i grossi pesci entrati nella rete et sono come il numero dei popoli della terra, secondo alcune antiche tavole geografiche.
«Gettate le reti»: è il comando perenne che Gesù consegna alla ai cristiani anche nei momenti più difficili, e a rischio continuo di apparenti fallimenti.
“Gettate le reti!”: Gesù domanda di metterci in gioco con l’annuncio e con la testimonianza. La missione è universale, la rete non può rompersi per il grande peso, l’unità dei credenti delle varie nazionalità non si spezzerà.
La colazione sulla spiaggia
“Venite a mangiare”. ‘Appena scesi a terra vedono un fuoco di brace con del pesce sopra e del pane…’
Gesù e i sette della barca si trovano insieme per una simpatica colazione sulla riva del lago e condividono il pesce e il pane, come nella moltiplicazione dei pani nel capitolo sesto di Giovanni. Gesù stesso prepara una mensa, prende il pane e lo dà loro’.
Il pesce è il grande simbolo di Cristo, poiché in greco il nome suggerisce le iniziali della professione di fede dei primi cristiani, (ΙΧΘΥΣ )ː «Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore»
In più la storia del pesce ha un messaggio simbolico: all’inizio infatti è nel suo ambiente naturale, nell’acqua del lago o del mare. Pescato e cotto sulle brace, viene mangiato dal piccolo gruppo che si trova in comunione con il Signore risorto. I padri della chiesa dicono che la storia del pesce è quella di Gesù. Egli, infatti, di condizione divina, si è fatto uomo ed è morto sulla croce nel fuoco dell’amore divino, e si offre come cibo. La missione di “gettare le reti!” trova la realizzazione più alta nella comunità che celebra l’eucaristia nel giorno del Signore. “Venite a mangiare”
Il dialogo di Gesù con Pietro: “Mi ami tu?”
Gesù prende da parte Pietro e gli domanda: “Mi ami, Simone?”
Ben tre volte ripete l’interrogativo con riformulazione diversa (agapao e phileo), quasi ad evocare il triplice rinnegamento di qualche giorno prima.
Pietro capisce, si rattrista, riconosce la sua fragilità, e rimette al giudizio di Gesù la misura del suo amore: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”.
Ristabilito dal dialogo con il Signore, nella fiducia e nella sicurezza, egli è pronto ad amare con tutte le dimensioni dell’amore ed assumere il ruolo di guida.
Ma solo in forza dell’amore di Gesù potrà esercitare il suo ruolo di presiedere nella carità.
“Mi ami tu?” Questa domanda è rivolta oggi a ciascuno di noi, e non possiamo evitarla, perché solo se amiamo il Risorto sapremo gettare le reti e creare comunione nella comunità che celebra l’eucaristia e che vive la carità nell’accoglienza del prossimo.
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.






