Il Mondo della Gioia della Semplicità in Amazzonia
Cari Lettori vi invito a leggere questa riflessione che ci ha preparato Padre Filippo Rota Martin SX della comunità saveriana di Brescia. Le letture di questa terza domenica di Avvento appena trascorsa ci invitano a gioire, ad esultare, nonostante le delusioni, le difficoltà e le prove che ci toccano, spesso, da vicino. La vera gioia è frutto dello Spirito Santo che agisce in noi, e noi possiamo soltanto accoglierla, come un dono. Voglio focalizzare la mia attenzione sulla II Lettura tratta dalla lettera di Paolo ai Filippesi. San Paolo si trova in carcere ad Efeso, a causa del Vangelo. Dovrebbe essere triste, invece ritorna spesso, in lui, l’invito alla gioia. “Fratelli miei, siate lieti nel Signore!... Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi!”. Perché? “il Signore è vicino”. Per questo il cristiano è affabile, gentile, generoso verso tutti. La fede dà la certezza che tutto ciò che accade non sfugge al progetto di Dio e tutto quindi andrà a finire bene, anche gli eventi più negativi e tristi. Questo fa sì che il cristiano non disperi mai. Ma questo non viene dalle sue forze umane. Nella preghiera, uniti al Signore in ogni situazione, si ottiene il dono la pace. Dice ancora Paolo: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù”.
In Amazzonia, dove ho trascorso, come missionario saveriano, vari anni della mia vita, ho toccato con mano questa pace, serenità e gioia profonda, in tante persone che avvicinavo. Soprattutto negli animatori delle Comunità Cristiane di Base (catechisti, giovani, gruppi biblici, sposi, responsabili). Il sorriso era quasi sempre sulle loro labbra, nonostante le difficoltà, la povertà, la grande carenza di mezzi e possibilità in cui vivevano, l’abbandono da parte delle autorità. Tanti di questi animatori si donavano totalmente agli altri, alla comunità, ai più poveri e sfortunati, senza preoccuparsi se poi non ce ne sarebbe stato abbastanza per loro. Donavano e basta, il Signore avrebbe provveduto e li avrebbe aiutati, in qualche modo. A me missionario italiano, abituato ad avere (quasi) tutto, vedendo le loro condizioni, veniva facile la tentazione di lamentarmi, di denunciare, di protestare, pur con tutte le ragioni. Loro invece, pur impegnandosi in prima persona, portavano avanti questa “lotta” con serenità, fiducia, senza angustiarsi, senza cadere nell’agitazione. Penso che la preghiera, il contatto frequente con la Parola di Dio e il Rosario sosteneva molti di questi animatori, tenaci, costanti, ma anche sereni e gioiosi, nonostante tutto.







