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"Viaggiare ci rende modesti, ci mostra quanto è piccolo il posto che occupiamo nel mondo".

Alessandra 2Questo è il messaggio che ci hanno regalato le suore quando siamo arrivati a casa loro a Parma, ognuna con la propria originale e gioiosa testimonianza.

Mi si è aperto un mondo e così ho cominciato a pensare che in una missione si possono fondere i vari modi di vivere, di pensare, di pregare, l'importante è che venga fatto attraverso l'amore "fino agli estremi della terra".

Dal 3 al 5 maggio si è svolto a Parma l'incontro che ha visto protagonisti ragazzi e ragazze pronti per la missione in diversi luoghi della terra: Thailandia, Scampia, Albania, Camerun; ma non solo anche ragazzi che svolgeranno la propria missione in parrocchia e in oratorio e non solo.

L'accoglienza in casa Saveriana a Parma è stata fin da subito vivace, P.Adili e tutti i suoi ragazzi ci hanno davvero fatto sentire" parte di una famiglia più grande" questa frase puo' far immaginare che ci sia bisogno chissà di che cosa per sentirsi uniti, invece basta dare una mano a far qualcosa ed è come se ci conoscessimo da sempre.

Alessandra 4È il potere della convivenza con i saveriani, quella sinergia che si crea come un ingranaggio perfetto, basta che uno inizia a fare qualcosa, tutti gli altri lo seguono.

È un meccanismo che può sembrare banale ma in realtà ci fa capire quanto abbiamo bisogno dell'altro.
Proprio a questo proposito tra le tante attività interessanti che sono state trattate, c'è il volto umano.

Ad ognuno di noi è stato donato un passaporto saveriano con all'interno vari temi, spunto di riflessione per ogni attività. Siamo stati divisi in gruppi e tutti abbiamo lavorato sulle varie parti del corpo (testa, cuore, pancia, piedi).

Tra le attività che mi hanno colpito c'è stata quella dei quadrati in un tempo limitato avevamo il compito di realizzare cinque quadrati, mi ha fatto pensare quanto siamo individualisti e quanto piano piano attraverso il volto dell'altro e lo sguardo dell'altro possiamo anche senza parlare realizzare quello che è necessario.

Inevitabilmente questo momento mi ha trasportato nell'esperienza che andrò a vivere con i miei compagni di viaggio in Thailandia e ho capito che tutto ciò che serve per andare in missione è soprattutto il volto dell'altro.

Alessandra 3Riconoscersi nel volto dell'altro, trovare sostegno nel volto dell'altro e offrire il proprio volto all'altro soprattutto perché non è vero che se non si parla non si ha niente da dire.

Attraverso il volto noi amiamo e veniamo amati.
Gesù si lascia avvicinare e lascia partire ... 

Il che significa che il cristiano è chiamato ad amare nella tenerezza della prossimità e in quella non meno faticosa del saper tramontare, del saper farsi da parte, perché l'altro "sia".



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