L'organizzazione del mondo, come era uscita dalla seconda guerra mondiale, sancita nella Carta delle Nazioni Unite, per prevenire future catastrofi globali, salvaguardare la pace, difendere i diritti umani fondamentali e promuovere uno sviluppo sostenibile, sembra al capolinea. Con la caduta del Muro di Berlino, nel 1989, gli Stati Uniti si sono intestati un potere illimitato, con il diritto di operare come un servizio di polizia globale. Ciò ha portato ai disastri delle avventure militari in Iraq, Afganistan, Libia e alle operazioni contro la Serbia, tra l’altro con un disprezzo totale del diritto internazionale.
Le più recenti guerre in Ucraina e a Gaza non hanno fatto altro che accelerare la crisi e il declino politico e morale dell’Occidente. Inoltre, la duplicità dell’Occidente – Ue compresa – di fronte all’offensiva israeliana a Gaza ne ha ulteriormente minato la credibilità e il peso internazionale.
In questa drammatica transizione, che vede moltiplicarsi le tensioni politiche, economiche, militari, e aggravarsi i problemi globali – le migrazioni di massa, il terrorismo, i mutamenti climatici, l'instabilità finanziaria –, ci chiediamo se sia ancora possibile ricostruire un ordine prima che la situazione degeneri irreparabilmente. Non sarà certamente facile, perché i paesi emergenti sono in difficoltà, l'Europa è divisa e gli Stati Uniti sembrano riluttanti nei confronti di nuovi impegni internazionali.
Il quadro geopolitico si è aggravato con la proposta di un “Consiglio della pace” da parte di Trump, che sembra così licenziare definitivamente le istituzioni internazionali, sostituendole con un club per soli paesi super ricchi. “È un piano, non è follia – avverte Stefano Zamagni, in un’intervista al quotidiano Avvenire (20 gennaio 2026) –. Per il tycoon ormai tutto si compra”. È l’esatto contrario dell’etica cristiana, che ha laicamente innervato anche la Carta delle Nazioni Unite.
In controtendenza, nel suo primo Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (9 gennaio 2026), papa Leone ha sostenuto il ruolo dell’Onu come garante del multilateralismo: «Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la seconda guerra mondiale, che proibiva ai paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé […], ma mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile».
Il pensiero di Leone XIV è stato fatto proprio da tre cardinali statunitensi – Blase Cupich, di Chicago, Robert McElroy, di Washington, e Joseph William Tobin, di Newark –, che hanno criticato le politiche di Trump, citando esplicitamente i casi del Venezuela, dell’Ucraina e della Groenlandia che, a loro dire, “hanno sollevato questioni fondamentali sull'uso della forza militare e sul significato della pace". "Il ruolo morale degli Stati Uniti nell'affrontare il male nel mondo e nel costruire una pace giusta – ribadiscono i tre vescovi – è ridotto a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e le politiche distruttive".
Nell’ora in cui le democrazie occidentali sembrano aver esaurito la loro carica morale, ci attende – anche come Chiesa missionaria – una grande sfida culturale contro l’egoismo eretto a politica.
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articolo pubblicato in "Missione Oggi", gennaio-febbraio 2026.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






