Riscoprire la nostra umanità: un viaggio globale nel cuore della famiglia saveriana
(dal sito dei Missionari saveriani nelle Filippine - Autore: Padre Francisco Javier Beltran Aceves, SX - originale in inglese)
PARMA, Italia — Mentre aspetto la partenza per le Filippine, nel mio cuore risuona ancora l'invito che ci siamo scambiati pochi giorni fa nella nostra Casa Madre: «Cercate il mio volto! Il tuo volto, Signore, io cerco» (Salmo 27,8). Ho avuto il profondo onore di rappresentare la Delegazione Saveriana delle Filippine al Convegno Internazionale "Il Volto Umano del Saveriano", svoltosi dal 17 al 28 giugno 2026.
Sono tornato a casa con il cuore colmo di gratitudine. Partecipare a questo importante evento della nostra congregazione non è stato solo un dovere, ma una vera e propria trasformazione. Se dovessi indicare la parte "migliore" di questi dieci giorni di convegno, sarebbe senza dubbio la fraternità e la vibrante internazionalità che hanno pervaso ogni angolo della Casa Madre. Vedere 37 partecipanti provenienti da 14 paesi e 4 continenti diversi riuniti come un'unica famiglia è stata una profezia vivente del mondo che il nostro fondatore, San Guido Maria Conforti, aveva sognato.
Vedere il mondo attraverso molteplici prospettive
Il convegno ha seguito la classica metodologia "Vedere, Giudicare, Agire". Abbiamo iniziato con l'"osservazione", ascoltando i resoconti provenienti da ogni continente. Ascoltando le lotte e le gioie, dalle Americhe alle periferie esistenziali dell'Europa, è emerso chiaramente che il nostro "volto umano" è ora profondamente interculturale e intergenerazionale.
In Asia, abbiamo discusso di come la nostra diversità sia la nostra ricchezza, ma anche di come affrontiamo sfide come l'isolamento digitale e la necessità di colmare il divario tra i veterani e le nuove generazioni. Esperti come la psicoterapeuta Claudia Ciotti ci hanno ricordato che la nostra "affettività" non è un lusso, ma il vero motore della nostra missione. Anche la filosofia ha giocato un ruolo importante; attraverso Levinas, abbiamo appreso che il volto dell'"altro" è un'epifania che ci impone la nostra responsabilità.
Giudicare le nostre radici: Gesù e il Fondatore
La fase del "Giudicare" ci ha condotto più in profondità. Rosanna Virgili ci ha guidato in una toccante esplorazione del volto umano di Gesù, in particolare del suo rapporto con le donne e gli emarginati. Abbiamo compreso che "chi segue Cristo... diventa anche più umano".
Un momento culminante per molti di noi è stato riscoprire l'umanità di San Guido Maria Conforti. Abbiamo guardato oltre la "pia icona" per vedere un uomo che ha lottato contro la malattia e il fallimento, ma che possedeva una "robusta umanità" capace di vedere ogni persona come un "principe" da rispettare e un "fratello" da amare. Abbiamo tratto ispirazione anche da figure esemplari come i padri Vittorio Vanzin, Bonardi, Francesco Marini, Corrado Stradiotto, Simone Vavassori e Renato Trevisan, uomini che sono stati "costruttori di ponti" piuttosto che protagonisti.
Recitare: un impegno per la fraternità interculturale
Gli ultimi giorni sono stati dedicati alla "Recitazione". Padre Adriano Cunhalima ci ha sfidato ad affrontare i nostri conflitti e a passare dalla semplice pluralità comunitaria a una vera fraternità missionaria interculturale. Abbiamo imparato che le nostre comunità devono essere "laboratori di umanità" dove ascoltiamo senza fretta.
Abbiamo anche osservato i volti delle Suore Saveriane e dei Laici, riconoscendo di essere un'unica "Famiglia Carismatica". Un momento particolarmente toccante e fondamentale è stato il nostro impegno per la Tutela dei Minori. Padre Faustino Turco ha introdotto una "grammatica della vulnerabilità", ricordandoci che riconoscere la nostra fragilità è il modo migliore per proteggere i minori e le persone vulnerabili affidate alle nostre cure.
Una nuova tabella di marcia per il futuro
Concludendo con l'ordinazione diaconale del nostro caro Fratel Simon, abbiamo lasciato Parma con una "tabella di marcia" per gli anni a venire, impegnati a tradurre e condividere queste riflessioni nelle lingue e culture locali delle nostre missioni.
Per me, il convegno è stato un promemoria del fatto che non siamo "freelance" del Vangelo. Siamo una famiglia, sebbene non perfetta, sempre capace di riflettere la luce di Cristo in modo credibile, umile e profondamente umano.
Che il nostro Signore Gesù Cristo sia conosciuto e amato da tutti!
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






