Preti contro il Genocidio: a Roma oltre 150 sacerdoti da 8 Paesi per il 1' anniversario della rete
Un sudario con i nomi di più di 300 bambini palestinesi e libanesi portato in marcia dal Vaticano fino alla sede di Leonardo S.p.A.
ROMA – Un anno dopo la nascita della rete, i numeri sono cresciuti. Martedì 22 settembre 2026 oltre 150 preti provenienti da 8 Paesi si sono ritrovati a Roma per il primo anniversario di Preti contro il Genocidio, la rete internazionale di sacerdoti nata il 22 settembre 2025 per dare voce al popolo palestinese e denunciare la complicità nella guerra a Gaza.
Accanto ai sacerdoti italiani erano presenti preti da Stati Uniti, Spagna, Regno Unito, Irlanda, Francia e Germania. Il più lontano è arrivato dal Sud Africa. È il segno di una rete che in dodici mesi ha superato i confini nazionali e si è radicata in diverse Chiese locali. Oggi la rete conta oltre 2600 aderenti di 58 paesi tra cui 25 vescovi e 3 cardinali.
La giornata si è aperta al mattino con un momento di riflessione comune sul lavoro svolto durante l'anno. Al centro dell'incontro ci sono state le testimonianze dei sacerdoti tornati da un pellegrinaggio in Palestina, che hanno raccontato ai confratelli ciò che hanno visto con i propri occhi.
Dopo l'incontro, i partecipanti hanno scritto a mano, su un grande sudario, i nomi di oltre 330 bambini palestinesi e libanesi uccisi durante il cessate il fuoco. Ogni nome è una vita spezzata, sottratta alle statistiche e restituita alla memoria.
Il sudario è stato portato in marcia per le strade di Roma, con tappe simboliche davanti al Vaticano, all'Ambasciata di Palestina e all'Ambasciata del Libano. Il corteo si è concluso davanti alla sede di Leonardo S.p.A., l'azienda italiana che produce armi e componenti forniti a Israele con i soldi dei contribuenti.
«Queste stesse armi prodotte in questo edificio hanno contribuito alla morte di oltre 20.000 bambini a Gaza dal 2023 a oggi» ha dichiarato padre Pietro Rossini, Missionario Saveriano e portavoce della rete.
«Come preti abbiamo pregato e dato voce al popolo palestinese», spiegano i promotori della rete. «Cristo stesso si identifica con chiunque soffre e muore ingiustamente. Ed è lì che, ancora una volta, viene crocifisso.»
Per la rete l'anniversario non è stato una celebrazione ma un nuovo inizio. L'impegno è continuare a pregare, testimoniare e denunciare finché le armi non taceranno.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






