Mese Missionario Straordinario - 1a Domenica: CHIAMATI
[dal sito Missionarie Saveriane] *
In Congo, con le giovani che si preparano ad essere missionarie
“Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio”, ha scritto il Papa nel suo Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2019.
A Bukavu, nella R. D.del Congo, da tre anni, Ines Frizza accompagna il gruppo delle giovani che approfondiscono il loro discernimento in vista di cominciare la formazione missionaria nella nostra Famiglia. Ines ci condivide la sua esperienza.
A Bukavu, un folto gruppo di ragazze sta percorrendo il cammino per entrare nella nostra Famiglia delle missionarie di Maria Saveriane. Fra loro, congolesi di diverse province e tribù, camerunesi, burundesi, ciadiane. Tutte hanno già ottenuto il loro diploma di maturità. In Noviziato, ci sono quattro novizie e quattro postulanti del terzo e secondo anno. Nella casa del Postulato, che si trova nelle vicinanze, ci sono dieci giovani Postulanti del primo anno.
A volte, queste giovani hanno incontrato i missionari Saveriani o nostre sorelle di passaggio. Una, di Kasongo, ci ha contattato attraverso il suo Parroco che aveva conosciuto una di noi, originaria del luogo. Quando erano ancora alle Superiori, le due giovani di Kalemie hanno conosciuto una loro conterranea, attualmente in Thailandia, venuta per la professione perpetua. Sapere che nel mondo ci sono milioni di persone che ancora non conoscono Gesù, le ha colpite e le ha fatte poi decidere di venire a cominciare l’esperienza.
Le Aspiranti che ho accompagnato l’anno scorso si sono trovate insieme provenienti da diverse tribù: sette tribù su undici persone! Ma erano tutte animate dalla gioia di voler seguire Gesù. Vivere insieme non è stato facile, ma penso che per tutte sia stata un’esperienza arricchente.
Abbiamo cercato di fare un’esperienza di unità nella diversità.
Queste giovani vivono insieme in una casetta che sorge nel terreno del Noviziato. Si gestiscono da sole; escono a lavorare quattro o cinque mattine la settimana. Svolgono il loro servizio in alcuni centri della città ove vengono a contatto con situazioni di povertà: il reparto dei bambini malnutriti, all’Ospedale; il centro Heri Kwetu per bambini portatori di handicap; il centro Ek’Abana che accompagna le bambine accusate di stregoneria. Fanno anche altre attività, come le visite alle famiglie, a volte camminando su e giù per le colline; tornano a casa la sera affaticate, ma contente.
“Mi sembra di essere già in missione”, dice qualcuna. “Ho visto situazioni di povertà che non immaginavo”.
Tornando, si organizzano per farsi da mangiare, riordinare la casa, fare le spese condividendo parte del piccolo salario che ricevono. Pian piano si rendono conto che rinunciare a gestire la propria vita non è facile. Se anni fa entrare in una Congregazione poteva essere per qualcuna anche una sistemazione, adesso è diverso: le giovani oggi hanno la possibilità di studiare e comunque di gestire la propria vita come vogliono. Vivendo insieme, cominciano a vedere che si devono adattare a certe regole che esse stesse si danno.
Io abito nella comunità del Postulato e frequento la loro casa per incontri personali e di gruppo. A volte ci possono essere motivazioni superficiali, o frasi fatte, ma c’è anche qualcosa di solido. Una giovane quest’anno mi ha detto: “Quando ho conosciuto i Saveriani, quello che mi ha colpito è stata la frase: «Che cosa giova all’uomo guadagnare il mondo intero e poi perdere sé stesso?». Ora la riconfermo”.
La frase di Conforti “Fare del mondo una sola famiglia” le tocca, perché già ne fanno esperienza, superando i pregiudizi fra tribù. Nel pensiero del Padre e della Madre il punto di Gesù che ha dato tutto le attira. Ma quando il dare tutto si concretizza, come nella vita e morte delle nostre Sorelle in Burundi, comprendono maggiormente. Mireille che aveva conosciuto personalmente Bernardetta, sentendo la notizia dell’uccisione delle Sorelle, si era spaventata; poi però pensando alla loro vita donata con gioia, si è detta: “Vale la pena di dare la vita al Signore!”.
Jacqueline, anche lei di Kamenge, cresciuta nel gruppo dell’Infanzia Missionaria, racconta: “Non potevo stare in pace pensando che ci sono ancora tantissime persone che non conoscono Gesù, che pure è il Salvatore del mondo!”. “Madre Celestina, tu hai detto sì e questo sì è un esempio anche per noi”, dicono in un canto che hanno composto in onore della Madre.
Nell’anno di orientamento le giovani conoscono un po’ la nostra vita e noi le conosciamo meglio, cercando di aiutarle a cogliere la volontà del Signore nella loro vita.
Vi chiedo di aiutarle ed aiutarci con la vostra preghiera.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.





