DR Congo, Mov. M23: Sempre meno in uniforme e sempre più in tenuta civile
Il finto ritiro dell’M23 da località finora da esso occupate
Il Movimento del 23 marzo (M23) si è ritirato da diversi villaggi e località finora da esso occupate, tra cui Bunagana, Rutshuru-centro, Kiwanja, Rumangabo, Kishishe, Bambo, Kibirizi, Tchengerero, Kinyandonyi e Tongo, nel territorio di Rutshuru; Kibumba e Buhumba nel territorio di Nyragongo; Karuba, Mushaki, Kirolirwe, Kitchanga e Mweso, nel territorio di Masisi.
Tuttavia, secondo le condizioni poste dallo stesso M23, l’esercito congolese non può accedere a queste zone ufficialmente cedute dall’M23 alla forza militare regionale della Comunità dell’Africa dell’Est (EAC). Inoltre, secondo alcune fonti, l’M23 continua a mantenere varie sue postazioni lungo la strada Kibumba-Rumangabo, dove sono già presenti i contingenti keniota e sud sudanese delle forza militare regionale dell’EAC. La situazione è identica lungo la strada Bunagana -Rutshuru – Kiwanja, dove si stanno progressivamente dispiegando le truppe ugandesi dell’EAC.
Il 15 aprile, alcuni delegati del Meccanismo di Verifica e della forza militare regionale dell’EAC hanno potuto constatare che, a Bunagana e a Tchengerero, in territorio di Rutshuru, ci sono ancora dei combattenti dell’M23, ciò che fa pensare ad un ritiro parziale dell’M23 da tali località. Lo avevano già detto molte fonti locali e ora se ne ha la conferma. C’è da ricordare che, secondo il calendario annunciato dalla facilitazione angolana, l’M23 doveva ritirarsi dalle zone occupate entro il 30 marzo scorso.
Il 18 aprile, un’equipe di giornalisti si è recata in diverse località dei raggruppamenti di Nyiragongo e Rutshuru, per verificare se l’M23 si fosse o no ritirato dalle zone occupate. Contrariamente agli annunci ufficiali, l’M23 non si è completamente ritirato da molte località, su cui continua ad esercitare un certo controllo. È il caso del territorio di Nyiragongo, vicino a Goma, dove l’M23 aveva annunciato di essersi ritirato da Kibumba in dicembre scorso. Quasi quattro mesi dopo, l’M23 è ancora presente a Kibumba e a Buhumba, due raggruppamenti di diversi villaggi situati nei pressi della frontiera tra la RDC e il Ruanda. «I ribelli vestono abiti civili per ingannare la vigilanza della popolazione e delle autorità», hanno testimoniato sotto anonimato alcuni abitanti di Kibumba. Combattenti dell’M23 in abiti civili sono stati visti anche a Kilolirwe, Rumangabo e Bunagana, nel territorio di Rutshuru. Nel centro di Kibumba, in territorio di Nyiragongo, l’ambiente è diverso dal solito. Si vedono poche persone e la maggior parte di loro sono dei piccoli commercianti che svolgono la loro attività ai bordi della strada nazionale N2. «La vita è cara. Una piccola ciotola di fagioli che costava tra 1.000 e 2.000 FC è attualmente venduta a 5.000 FC o più. I fagioli provengono da Mulimbi, un villaggio del distretto di Bwito, in territorio di Rutshuru. Altre quantità provengono dal Ruanda. Diversi prodotti venduti qui provengono dal Ruanda, perché qui sono scappati quasi tutti poiché, a causa dell’insicurezza, non si poteva più andare a coltivare i campi. Almeno il 90% di tutti questi piccoli commercianti proviene dal Ruanda. Le persone di qui sono solo il 10%. Io, per esempio, tutte le sere devo andare a dormire nel campo profughi di Kanyaruchinya, perché qui la sicurezza non è ancora garantita», dice una signora che, per paura di rappresaglie, non vuole farsi vedere mentre parla con dei giornalisti, perché qui i combattenti dell’M23sono ancora molto presenti. Quasi ovunque nel territorio di Nyiragongo si vedono case chiuse, negozi, scuole e strutture sanitarie vandalizzate e saccheggiate. Un po’ diversa è la situazione a Rugari e a Kisigari, nel territorio di Rutshuru, dove l’M23 aveva brevemente occupato la strategica base militare di Rumangabo. La zona è controllata dai contingenti keniota e sud sudanese della forza militare regionale dell’EAC. Qui molti sfollati sono tornati a casa e le attività socio-economiche sono progressivamente riprese, compreso il mercato di Kabaya. «L’M23 si è ritirato, ma non sappiamo dove sia andato», sussurrano alcuni abitanti del posto.
Secondo l’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), nel territorio di Rutshuru quasi 50.000 sfollati che erano fuggiti a causa dei combattimenti tra l’esercito e l’M23 sono ritornati nei loro villaggi. Questi ex sfollati provengono dai siti di Kanyaruchinya e Don Borco Ngangi, due campi profughi allestiti nei pressi di Goma. Questi ritorni erano iniziati tra il 13 marzo e il 1° aprile, in seguito a una precaria tregua. «Siamo tornati quando abbiamo saputo che l’M23 si era ritirato. Almeno l’80% della popolazione di Rumangabo è già tornata. Ma, a dire il vero, alcuni erano già ritornati quando l’M23 stava ancora occupando la zona perché, si erano detti, è meglio andare a morire nei nostri campi che continuare a soffrire nei campi profughi», ha affermato un abitante di Rumangabo.
Il 20 aprile, in un comunicato stampa, la società civile del Nord Kivu ha denunciato la riscossione di tasse stradali illegali da parte dell’M23. Secondo il comunicato, «l’M23 appoggiato dall’esercito ruandese continua non solo ad occupare abusivamente quelle zone che avrebbe già dovuto cedere alla forza militare regionale dell’EAC, ma continua anche ad erigere posti di blocco sulle strade principali, per riscuotere tasse illegali, il cui importo varia tra i 300 e i 600 dollari USA per camion. L’importo per le moto è di 10.000 FC».
Il 22 aprile, in una conferenza stampa tenutasi a Goma, il governatore della provincia del Nord Kivu, il generale Constant Ndima, non solo ha qualificato di “simulacro” l’apparenza di ritiro dell’M23 dalle zone occupate, ma ha anche denunciato la ripresa e il rafforzamento, da parte dell’M23, di alcune località precedentemente abbandonate e in cui sono già state dispiegate delle truppe della forza militare regionale dell’EAC. Il giorno precedente, in Consiglio dei ministri, il ministro della Difesa Jean Pierre Bemba aveva già dichiarato che l’M23 continua a rafforzare le proprie posizioni nei territori di Rutshuru, Nyiragongo e Masisi, soprattutto lungo la strada nazionale N2, ricevendo rinforzi da Runyonyi , Chanzu e Sabinyo.
Nei territori di Rutshuru, Nyiragongo e Masisi, l’amministrazione civile insediata dall’M23 durante il periodo di occupazione continua a funzionare, anche nelle zone dove l’M23 si è ufficialmente ritirato. Si tratta di un elemento che conferma che l’M23 non si è veramente ritirato dalle zone precedentemente conquistate. A Kibumba, in territorio di Nyiragongo, Katambara Kariwabo, nominato dall’M23 come capo di raggruppamento (di villaggi), continua a svolgere le sue funzioni anche dopo il presunto ritiro delle truppe dell’M23. Stessa cosa a Rumangabo, in territorio di Rutshuru, dove Nzamuye Musanganya Salomon svolge le funzioni di capo ad interim della località di Kabaya. A Bunagana, cittadina di frontiera con l’Uganda e situata a circa 100 km da Goma, in territorio di Rutshuru, la dogana è gestita da agenti di servizio nominati dall’M23, installandovi un’amministrazione parallela a quella dello Stato.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






