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Congo: L'Appello dei Vescovi per Elezioni inclusive e pacifiche

Congo: L'Appello dei Vescovi per Elezioni inclusive e pacifiche

Venerdì, 10 Agosto 2018 Parma

[da: Congo Attualità n.361 - Rete pace per il Congo]

Il 6 agosto, in un comunicato stampa, la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) ha affermato di essere «convinta che solo delle elezioni credibili, trasparenti e inclusive siano la soluzione all’attuale crisi politica congolese.

  1. In questa fase decisiva del calendario elettorale, quella della presentazione delle candidature alle elezioni presidenziali e legislative, la CENCO ringrazia la Commissione elettorale, le autorità del paese e le diverse parti politiche per gli sforzi finora fatti. Essa spera che il processo elettorale prosegua in conformità con la Costituzione e l’Accordo del 31 dicembre 2016 e che sia aperto a tutti i candidati che ne soddisfino le condizioni.
  2. Tuttavia, la CENCO è profondamente preoccupata per la volontà, da parte di coloro che sono al potere, di escludere determinati candidati alla presidenza della Repubblica. A questo proposito, la CENCO si è rattristata per la sorte inaccettabile riservata a Moïse Katumbi, cittadino congolese di cui le autorità hanno impedito l’ingresso nel nostro paese, costringendolo a rimanere all’estero.
  3. Nella prospettiva dell’applicazione dell’accordo politico globale e inclusivo del Centro interdiocesano, tale trattamento segregazionista non è assolutamente giustificabile e può avere delle inutili conseguenze negative che devono necessariamente essere evitate.
  4. Vale la pena ricordare che l’appartenenza a una nazione in cui ci si riconosce è un diritto naturale riconosciuto a tutti gli esseri umani, in tutto il mondo e, in particolare, nella nostra Costituzione che afferma: “Nessun Congolese può essere espulso dal territorio della Repubblica, né essere costretto all’esilio, né essere obbligato a vivere lontano dalla sua residenza abituale” (Articolo 30, paragrafo 2). L’appartenenza alla propria nazione non può, quindi, essere violata, alienata arbitrariamente o negata a un individuo con qualsiasi pretesto. Tale rifiuto assomiglierebbe a una negazione della propria identità e nessuna società umana potrebbe oggi tollerarla.
  5. La CENCO esorta vivamente le autorità congolesi a riconsiderare la loro decisione, lasciando che il compatriota Moïse Katumbi ritorni e presenti la sua candidatura come tutti gli altri candidati.

Crediamo che la vera battaglia, per il momento, debba essere elettorale, nel rispetto dei diritti di tutti e di ciascun individuo, nella pace e nella parità di opportunità.

La credibilità delle elezioni comporta questo prezzo. Nella vera democrazia non si scelgono gli avversari politici. Spetta alla Commissione elettorale decidere in merito alla validità o meno di una candidatura. Mantenere la decisione presa sarebbe un grande passo indietro per la democrazia nel nostro Paese».

Il 6 agosto, Vital Kamerhe si è dichiarato a favore dell’inclusività del processo elettorale.

Ha insistito sul fatto che, secondo la legge, solo la Commissione elettorale e la Corte costituzionale possono invalidare una candidatura:

         «Ogni Congolese ha il diritto di esercitare il suo dovere civile. Ogni Congolese può presentarsi come candidato. Spetta alla Commissione elettorale e, in ultima istanza, alla Corte costituzionale, verificare se soddisfa le condizioni richieste dalla legge elettorale. Osiamo credere alla neutralità di queste istituzioni, al fine di garantire a tutti i candidati le stesse opportunità».

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