[dal sito delle Missionarie Saveriane] *
Tea Frigerio, saveriana, vive nell’Amazzonia brasiliana dal 1974, lavorando nell’animazione delle comunità di base e nella formazione biblica ed ecumenica.
Le abbiamo rivolte alcune domande.
Qual è il principale problema dell’Amazzonia?
Non possiamo isolare il problema ecologico dell’Amazzonia dall’insieme della situazione mondiale. Gli occhi del mondo e i satelliti, l’ambizione e le organizzazioni mondiali ecologiche, i militari e le imprese minerarie e del legno, scienziati ed ambientalisti hanno lo sguardo rivolto all’Amazzonia, che si trasforma da un inferno verde in un deserto rosso.
L’invasione dell’agribusiness capitalista è come un trattore che sradica case e alberi, foresta e campi dei contadini che vivono sulle rive dei fiumi e degli indigeni che abitano all’interno. Piantagioni di soia, sfruttamento di minerali e presenza massiccia dell’esercito fanno parte dei programmi ufficiali, per lo sviluppo e per la protezione delle frontiere, dicono...
L’Amazzonia soffre le conseguenze di un modello economico che privilegia il guadagno alla vita del popolo e al rispetto della natura. É necessario analizzare le conseguenze di questi progetti: squilibrio ecologico e sociale, deforestamento, cambiamenti climatici...
Come si è posta la Chiesa di fronte a questa realtà?
La Chiesa amazzonica, nel suo contesto storico, è stata sempre coraggiosa e profetica, denunciando il fatto che una minoranza depreda senza scrupoli le ricchezze naturali del territorio, a scapito dei popoli che vi vivono da millenni e dei migranti che vi sono arrivati nei secoli scorsi.
Il testo della Campagna della Fraternità del 2007 diceva: “L’Amazzonia che desideriamo rispetta e preserva l’identità e lo spazio dei suoi popoli, considera la persona umana e il mondo creato da Dio come centro e soggetto della storia e dello sviluppo... I popoli dell’Amazzonia, profeticamente, invitano a una conversione. Non è sufficiente preservare l’Amazzonia per garantire la vita del pianeta: ogni persona e l’umanità nel suo insieme devono adottare uno stile di vita semplice e sobrio, rispettando e curando la natura e valorizzando l’altro come parte essenziale della sua esistenza nel presente e nelle generazioni future.”
Su questo tema, i vescovi brasiliani hanno scritto nel 2012: “Nelle sfide attuali, ci impegniamo a rivelare il volto solidale, profetico e missionario della Chiesa... Difendere tutte le forme di vita, soprattutto la vita umana, la biodiversità e la sostenibilità, a partire dagli indigeni quilombola, ribeirinhos e del vivere bene dei nostri popoli...”. “Possono rubarci tutto, ma non la speranza”, ha detto il vescovo Pedro Casaldaliga.
Qual è il volto di una Chiesa amazzonica e indigena?
È il volto del popolo. Indigeni, quilombola (discendenti di africani), ribeirinhos (popolazioni che vivono sulle rive dei fiumi), minacciati dai grandi progetti, abitanti delle periferie: sono questi alcuni volti della Chiesa amazzonica. Volti che rivelano storie di resistenza, lotta, impegno con il Vangelo, condivisione, cura della natura, valorizzazione della cultura e storia. Volto di una Chiesa che dia voce ai piccoli, valorizzi la gioventù e la donna, ascolti e risponda al clamore dei più vulnerabili.
Anche se non sarà il solo tema del Sinodo per l’Amazzonia, la realtà indigena avrà un rilievo particolare, per riscattare un passato, ancora presente, che ha negato la sua cultura e religione; per la minaccia di estinzione che pesa su vari popoli e a causa della mancanza di rispetto verso la loro terra ancestrale in tutta la Pan-Amazzonia.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.





