Addio, mio carissimo confratello Padre Lino....
Eccoti, finalmente, nelle mani della misericordia di Dio che hai cantato e vissuto durante la tua lunga vita cristiana, sacerdotale e missionaria.
Quante anime bisognose di comprensione, di luce, e soprattutto di motivazioni per vivere sono ricorse a te in Burundi, in Congo e in particolare in Italia.
Le tante persone che hanno bussato alla porta di questo IV° piano della Casa Madre di Parma, e sono venute a farti visita ne sono state una testimonianza. Esse non hanno cessato di farti partecipare, con le loro confidenze, le loro ansie e paure, ma anche farti vivere i loro sogni. Esse hanno avuto fiducia in te, ti hanno amato e stimato, ed hanno continuato ad averti come loro unico “padre spirituale”.
Noi due ci siamo rincontrati proprio, dopo tanti anni passati lontani, in questo “piano santuario della sofferenza saveriana”.
E’ la Provvidenza divina che ha voluto, così, e non è stato un caso. Perché é proprio qui che la nostra fratellanza saveriana si è assestata e, direi, é ben cresciuta.
Sono stati mesi e giorni in cui ci siamo detti e condiviso tantissime cose. Una in particolare vorrei poter sottolineare. Quanto mi ponesti questo interrogativo: “Come far conoscere ed amare di più l’Amore Misericordioso a questi nostri confratelli, anziani e ammalati (una ventina) del IV piano?”
E quante volte mi hai ripetuto: “se la nostra vita personale non tocca l’amore misericordioso di Dio, la nostra e la nostra soeranza sono fasulle. Cerchiamo allora, di far riflettere questi nostri confratelli... e cerchiamo soprattutto che ciascuno di questi confratelli arrivi a donare pienamente la propria vecchiaia e la propria malattia “all’amore misericordioso di Dio...”
Mentre mi parlavi così i tuoi occhi brillavano e, in quel momento leggevo in essi, tutta la tua infinita gioia che ti animava e che sentivi dover lasciare come tuo testamento ai tuoi confratelli: “Siate devoti della Misericordia di Dio.”
Mi rammarico di non aver tenuto un diario di tutto ciò che ci siamo detti e di tutto ciò che abbiamopassato in questi mesi passati con noi quì al IV° piano. Questo ricordo non posso dimenticarlo.
Un bel giorno di pochi mesi fa, proprio poco dopo la Pasqua 2024, in uno dei nostri incontri mattutini, mentre preparavamo insieme il settimanale incontro con la comunità, sentendo già tu qualche cosa di strano che iniziava a farsi sentire nel tuo corpo, ci parlammo apertamente e affrontammo senza mezzi termini il termine “tumore”.
Ci parlammo allora del tumore che si annida sornione nel corpo dell’uomo e che eccolo improvvisamente un giorno esplodere e manifestarsi senza lasciare scampo alcuno.
Io ti raccontai dei miei due tumori: quello dello stomaco, operato a Cremona con prognosi negativa, ma miracolato a Lourdes; e quello della Prostata in cura da alcuni anni. Ricorderai cò che ti dissi: “il tumore non mi fa paura, ci convivo, lo curo e lo tengo a bada.”
Ricordi cosa tu mi rispodesti? “ Luigi, ascoltami, nessuno mi dice nulla. Vedo che tutti sanno e tutti tacciano. Hanno paura di dirmi la verità. La vita é mia e di Dio. credo anche che è scoccata l’ora combattere con questo male di questo secolo e che si chiamo tumore, cancro. Sarà proprio lui a portarmi alla tomba.”
Rimasi di stucco e senza parole da poter aggiungere altro mentre due lagrime mi bagnarono il volto. Lo abbracciai e gli diedi lì per lì il mio bacio sulla sua fronte. Le sue parole furono per me una rivelazione, una confessione di chi aveva, nella sua lunga vita, saputo ben conoscere la storia e aveva ben conosciuto l’uomo.
Lino era anche un uomo che sapeva ogni giorno ben leggere chiaramente la sua pagina personale che egli stesso scriveva ma che cominciava a dipingersi in diversi chiaroscuri.
Lino sei stato un grande uomo, un grande confratello, un grande missionario in tutto questo. Anche perché al tuo sapere avevi saputo unirvi una grande umiltà.
Dinnanzi a queste sue parole osai dirgli: “Caro Lino, domandiamo al P. Rettore un viaggio per Lourdes. Andiamo a far visita alla Mater Dolorosa. Andiamo ad immergerci nelle sue acque miracolose.” E tu mi rispondesti: “No, il mio Lourdes è in questa stanza, e quì che faccio la volontà di Dio.”
Sono qui davanti a te, stamattina, in questa nostra cappella del IV° piano. Accarezzo la tua fronte freddissima che proprio ieri mattina era stata segnata dal santo olio degli infermi.
E sommessamente ti dico: Perdonami se qualche volta ho potuto perdere la pazienza con te. Tra fratelli veri ci sono anche questi momenti che sanno creare più solidità e più fratellanza.
Ti ringrazio per tutti quei consigli che mi hai profuso e che porto nello scrigno del mio cuore. Perchè all’amore si risponde solo con l’amore.
Ed ora prega per noi. Sì, in particolare, per noi di questo IV piano di questa Casa Madre, e per i tanti che il buon Dio ti ha fatto incontrare nei tuoi 90 anni di vita. Prega per tutto il personale di questo quarto piano, in particolare non dimenticare il personale sanitario che con il cuore ti hanno accudito e ti hanno ascoltato Ti ricordo, noi abbiamo ancora bisogno di te, perchè anche noi vogliamo varcare quel imponente portone che ci apre l’eternità beata del cielo.
Kwa heri, mpenzi wangu Padri Lino. Upumzike sasa katika heri ya amani ya Mwenyezi Mungu. Amina.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.







