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Riflessione di Don Agostino Rota Martir al 50mo anniversario della prima professione religiosa.

Introduzione: Con il benestare di don Agostino, condivido ai confratelli saveriani e amici la sua riflessione al 50mo anniversario della prima professione religiosa nell’Istituto Saveriano, emessa il 1mo settembre 1976 nella residenza saveriana di Tavernerio, Como. Come è noto, dal 1999 canonicamente Agostino non è più membro dell’Istituto Saveriano, ma è stato accolto nel clero della diocesi di Pisa, dove da 26 anni si dedica alla pastorale dei nomadi (Coltano, Pisa). Ho condiviso la vita comunitaria e l’attività missionaria con Agostino negli anni 1988-92 a Reggio Calabria e a Mazara del Vallo. Furono anni di vera amicizia umana e religiosa. Negli anni a seguire, alla sua domanda di dedicarsi alla pastorale dei nomadi il superiore generale gli rispose che non entra nel carisma saveriano. Mi confidò il suo profondo rammarico.

“Don Agostino, il Signore, nomade che non aveva un sasso su cui posare il capo, benedica te e il campo ROM!”.

    • p. Luciano Mazzocchi, sx.
Segue la riflessione di don Agostino Rota Martir

“Prendere il largo per localizzare Dio...in punta di piedi”.

1° settembre 1976, Tavernerio (CO) – 1° settembre 2026, Coltano (PI)

Sono 50 gli anni dalla mia prima professione religiosa. 50 anni è un arco di tempo breve, confrontato con il cammino dell’umanità, sono un soffio come recitano diversi salmi (90, 144, 39). Siamo come un granello di polvere che si è deposto su questa terra, una piccolezza ma che la rende più completa e bella.

Sebbene canonicamente non sono più religioso, ma sento che questa professione religiosa emessa allora e vissuta per tanti anni, come se si fosse impastata dentro di me, senz’altro un impasto non di prima qualità. Sento questo anniversario come un’occasione importante, da vivere in “punta di piedi” (silenzio-preghiera-Grazia) per saper leggere, anzi rileggere questo cammino.

Riconosco che in questi anni mi sono sentito più “religioso” che sacerdote. Ho sempre avvertito questa consacrazione, non tanto come un porto sicuro (casa religiosa, convento, parrocchia), ma come l’invito che Gesù rivolge a Pietro di “prendere il largo” (Lc 5, 4), come una porta che si apre sulla strada. “Prendere il largo”, ma per fare che cosa di preciso? Pietro lo fece sperando di pescare dei pesci prima, poi per trasformarsi in “pescatore di uomini”.

Mi domando: per me oggi, dopo 50 anni cosa significa l’invito a “prendere il largo”? Penso a diversi miei compagni di noviziato e di teologia (missionari Saveriani) che stanno in Giappone, Cina, Asia, Africa, America Latina, Europa, loro fisicamente hanno preso il largo, per annunciare la parola del Regno e vivere la propria vocazione. Credo sia fondamentale per tutti, poter vivere questo “prendere il largo” per localizzare Dio. Una missione che può essere vissuta in ogni spazio, negli agglomerati urbani, nei villaggi sperduti, lungo le strade, nelle metro cittadine, come nelle case, nei campi Sinti e Rom, nei monasteri di clausura, nei luoghi sacri di ogni fede, nelle periferie, come negli accampamenti dei migranti…sui barconi carichi di volti e storie che solcano i nostri mari, appunto quasi ogni giorno “prendono il largo”, anche loro, inviati a noi.

Per localizzare Dio non servono GPS particolari, ma un cuore attento e sveglio sì, capace di captare i suoi movimenti, a volte silenziosi e furtivi, lui lascia sempre delle tracce che possono essere identificate, soprattutto da chi ha avuto il coraggio e la fortuna di “prendere il largo”. Tracce discrete e silenziose e che difficilmente avremmo immaginato, che proprio lì ci fossero.

Ebbene, rendo grazie a Dio per questi 50 anni di “navigazione al largo”, anche con i miei limiti ed errori, non tanto per le opere realizzate, quasi del tutto assenti, cercando di far tesoro anche di questa “inutilità”, confidando sulla abilità di Dio perché continui a tenere a galla la mia piccola barchetta e mi aiuti a vivere l’intensità della esistenza, anche attraverso questa “inutilità” apparente.

Grazie a tutti, don Ago.

6 Settembre 2026 – campo Rom – Coltano (PI)


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