“Nel vuoto, per incontrare la propria scintilla. Nella solitudine siamo nudi con noi stessi”
Il rettore magnifico dell’Università Cattolica di Milano il 24 maggio di questo mese ha scelto la morte volontaria. Prima di gettare sé stesso nel vuoto, a un gruppo di stretti amici inviò l’ultimo messaggio: “Game over”, ossia: “Il gioco è finito”.
“La difesa del popolo”, settimanale della diocesi di Padova, intitolò l’articolo sulla morte del rettore magnifico dell’Università cattolica così: “Nel vuoto, per incontrare la propria scintilla - Nella solitudine siamo nudi con noi stessi”. Il cordoglio per la morte volontaria di un personaggio, che con profondità e nobiltà ha dedicato sé stesso a conoscere e a promuovere la sete del conoscere tra i giovani, è unanime.
Dal conoscere è l’apertura del cuore e l’impegno nella vita.
Papa Francesco, l’arcivescovo Mario e tante istituzioni religiose e laiche hanno
manifestato il loro sincero cordoglio e dolore e, non ostante lo sconcerto per la morte volontaria, hanno ridetto la loro intemerata stima e riconoscenza. A questo unanime cordoglio si unisce anche il mio personale e, credo, di chiunque legge questa lettera.
“Game over”! Cosa sottintende “Il gioco è finito” detto da un uomo straordinario che per 11 anni è stato scelto e confermato rettore magnifico della principale università cattolica italiana che, dopo tanta ricerca e cammino cristiano, ha avvertito il bisogno della compagnia di una donna che convivesse a conforto della sua solitudine e poi ha tutto lanciato o offerto nell’oltre delle nostre consistenze? Il pudore chiede il silenzio; tuttavia il gesto del rettore magnifico dell’Università cattolica obbliga a sostare e a meditare, affinché non si perda il significato di quel sacrificio.
In quel gesto c’è tanto del sentire diffuso nella società e nella chiesa di oggi.
Vi è il mio sentire personale e vi riconosco il sentire di tante persone che incontro soprattutto al confessionale. La fine volontaria della propria vita diviene sempre più elemento dei colloqui tra il sacerdote e le persone che accedono al confessionale. Molti confidano al sacerdote di sentire attorno
a sé il vuoto. E il vuoto attorno, man mano ma inesorabilmente, diventa il vuoto dentro.
Il rettore magnifico dell’Università cattolica che il 24 maggio ha scelto la morte volontaria, nei discorsi inaugurali del nuovo anno accademico più volte aveva enfatizzato che urge un nuovo umanesimo perché la mentalità del mondo d’oggi procura emarginazione e solitudine. Enfatizzava il ruolo della chiesa per
arginare il decadere nel non senso. Enfatizzava il ruolo della sua amata Università cattolica a testimoniare il valore della cultura.
L’uomo d’oggi sa che l’inquinamento atmosferico può inaridire la Terra. L’uomo d’oggi sa che le armi nucleari possono estinguere il genere umano. Dall’incertezza e dalla paura del futuro consegue la denatalità. Viene meno il luogo per il divenire del Regno di Dio, che è giustizia, pace e gioia nello Spirito.
Viene meno la visione. Quindi viene meno la preghiera. Ma ottiene qualcosa il pregare? Non ostante le preghiere, le guerre continuano a uccidere bambini e innocenti. Ma dov’è Dio?
Oggi (27 maggio) una persona amica tramite email mi ha segnalato: “Proprio ieri in prima pagina sul Corriere della Sera si parlava di un giovane cantante che durante un concerto ha detto che tra i suo coetanei nessuno va più a votare e nessuno va più in chiesa; che lui non è che non creda in Dio ma crede piuttosto in modo junghiano (Sic) agli incontri che può fare nella vita”.
Nella giornata mondiale dei bambini allo Stadio Olimpico, Roma, ad intrattenere i piccoli ospiti furono chiamati famosi cantanti, famosi giocatori di calcio ecc. Un articolista scrisse: “Mancava solo Gesù”. Gesù manca in molti eventi e molte abitudini che sussistono semplicemente perché si è fatto sempre così. Gesù manca dove manca l’uomo e al posto dell’uomo è il folclore.
“Game over” - La morte volontaria è un estremo gesto di solitudine. L’uomo d’oggi è solo. E’ solo anche quando fluttua nell’onda delle movida; è solo anche quando strattona uno o due cani lungo le vie cittadine. Soli e solissimi anche i cani!
Ma c’è un’altra solitudine che scaturisce proprio dal fatto che la vita la si vive, la si suda.
E’ la solitudine che è la soglia all’agape della comunione. L’esperienza della solitudine introduce a toccare i propri limiti e, dentro i propri limiti, scoprire la propria unicità. La solitudine del mondo è generica: è l’onda delle movide,
è gli occhi incollati sul cellulare. La solitudine originaria è il santuario del proprio sé. E’, questo, un santuario dove il limite fa scoprire l’immenso che l’avvolge, come un piccolo uccello che vola manifesta la vastità del cielo in cui vola. Il conoscere il limite e lo scoprire l’immenso avvengono in contemporanea.
“Game over”: il genere umano è un gioco che finisce, i progetti del progresso sono giochi che finiscono, le istituzioni religiose e culturali sono giochi che finiscono, il benessere sociale ed economico sono giochi che finiscono, il numero dei propri anni è un gioco che finisce, le virtù e i difetti sono giochi che finiscono…
Nel vuoto dei giochi che finiscono l’incontro con ciò che non finisce. La scintilla!
“Ciò che non finisce è il Dio trascendente” afferma il teologo. “Ciò che non finisce è Dio in me – sono io in Dio” afferma l’uomo della fede e, venerando Dio, venera Dio in sé stesso e sé stesso in Dio.
Il nobile limite umano: una tenda nell’immenso!
p. Luciano







