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Passando per Gerico, la città più antica del mondo, ancora oggi le guide locali invitano pellegrini e visitatori a vedere “l’albero di Zaccheo”, un grande sicomoro molto vecchio ma certamente non dell’epoca di Gesù; i venditori poi si prodigano nell’offrire come assaggio “il frutto del sicomoro”, che probabilmente con il sicomoro ha poco a che fare.

Si tratta di piccoli espedienti pensati apposta per i turisti, per convincerli a restare un po’ e magari a spendere qualche soldo. Non sono menzogne gravi, per carità. Ma quel giorno in cui è passato Gesù, per le strade di Gerico, è avvenuto qualcosa di profondamente vero, non un espediente per turisti; è avvenuto un incontro di quelli che cambiano la vita.

Nella parte centrale del suo Vangelo, Luca ci riporta molti episodi che avvengono lungo la via che conduce Gesù verso Gerusalemme, dove si sta recando per celebrare la Pasqua. Durante il viaggio a volte entra in una casa, come da Marta e Maria; altre volte invece rimane per strada, in luoghi pubblici, e approfitta di domande che riceve o persone che incontra per continuare con il suo insegnamento.

Nel brano che andiamo ad approfondire oggi ci sono entrambe le cose: mentre Gesù sta camminando attraverso la città incontra un tale di nome Zaccheo e parla con lui; e poi si ferma a casa sua per passare un po’ di tempo insieme.

UN PERSONAGGIO COMPLESSO

Di Zaccheo l’evangelista ci dà un ritratto molto dettagliato e curioso:

Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là (Lc 19,1-4).

I pubblicani erano gente benestante che vinceva l’appalto per la riscossione dei tributi sul transito delle merci; ai romani non importava quanto ogni pubblicano avesse raccolto: contava solo che a fine mese o a fine anno versasse nelle casse dell’erario la cifra pattuita. Se prendeva di meno, ne rimetteva di tasca propria; se prendeva di più, era tutto suo. Ma non c’è traccia nella letteratura antica di pubblicani ridotti in povertà… Anzi, erano famosi per essere esosi e per aumentare a piacimento la cifra prevista per legge. Non è forse a loro che Giovanni Battista dice: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato” (Lc 3,13)?

Possiamo capire perché la gente non li amasse; di fatto erano ladri legalizzati, e per di più intoccabili perché collaborazionisti con il potere dominante di Roma. Non proprio bella gente; e Zaccheo era uno dei capi! C’è però una caratteristica del nostro personaggio che lo rende unico, rispetto agli altri pubblicani: vuole vedere Gesù.

Chissà per quale motivo, se per un qualche interesse o per pura curiosità; il re Erode, per esempio, aveva lo stesso desiderio ma era solo perché sperava di vedere qualche miracolo, niente di più (basta leggere Lc 9,7-9 e Lc 23,8-11). Poco importa quale fosse il motivo per cui Zaccheo voleva vedere Gesù; ciò che Luca sottolinea è che il suo desiderio è grande, tanto che di fronte ad un ostacolo fisico (c’è troppa gente davanti e lui è piccolo di statura) non si arrende, ma salta su un sicomoro pur di riuscire in qualche modo a vedere. Un bel carattere, di quelli che non si arrendono.

PIÙ DI QUELLO CHE SI ASPETTAVA

Abbiamo dunque un capo dei pubblicani che vuole ad ogni costo vedere Gesù. Ci riuscirà?

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia (Lc 19,5-6).

A Zaccheo sarebbe bastato anche solo vedere dall’alto del suo sicomoro. E invece capita quello che non si aspettava, e cioè ha l’onore di ospitare Gesù in casa sua. Sperava di vederlo, e se lo trova ospite per la cena. Che fortuna, verrebbe da dire. E invece non si tratta di fortuna, ma di una scelta precisa. È una scelta da parte di Gesù: poteva tirare dritto, invece si ferma a parlare con il pubblicano. È una scelta di Zaccheo: poteva girarsi dall’altra parte, come aveva fatto poco prima il giovane ricco (cfr. Lc 18,23); invece scende subito e accoglie Gesù pieno di gioia.

Ora, prima di continuare la lettura, ripensiamo a quello che abbiamo visto prima, rispondendo alla domanda: chi era Zaccheo?

Gesù è in viaggio e cerca un appoggio, una casa in cui fermarsi; ma non entra dal capo della sinagoga, né da qualcuno dei sacerdoti che abitavano a Gerico. Va in casa del peggiore dei peggiori, di quella brutta persona che era Zaccheo. Va a ficcarsi laddove abita la feccia della società. Gesù è fatto così, e la gente non glielo perdona.

IN CASA DA UN PECCATORE

Ma andiamo con ordine. L’evangelista Luca ci riporta ben tre riflessioni: la prima è fatta dalla gente; la seconda da Zaccheo; la terza da Gesù. Dicono cose diverse, tutte interessanti.

Vedendo ciò, tutti mormoravano: “È entrato in casa di un peccatore!”. Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Gesù gli rispose: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,7-10).

Cominciamo con la gente, che mormora. Più precisamente, Luca dice che “tutti mormoravano”, cioè che proprio nessuno era d’accordo con Gesù. È entrato in casa da un peccatore e non doveva farlo, ecco cosa pensano tutti. Non c’è nessuna legge che lo vieti, ma dovrebbe bastare il buon senso: andare a cena da un peccatore significa in qualche modo avvallarne il peccato; e poi si rischia di venire contaminati: a stare col lupo si impara ad ululare...

Insomma: tutti sanno che non va bene frequentare cattive compagnie. Eppure Gesù lo fa. Ma prima di capire perché corre questo rischio, andiamo a vedere che cosa dice Zaccheo. In poche parole proclama ufficialmente: io cambio vita! Da oggi in poi non sono più quello di prima. I miei beni non li uso per me, ma per i poveri; e restituisco tutto quello che ho rubato.

Notiamo bene le cifre: ben metà di tutti i suoi averi sono destinati ai poveri; non il superfluo, non qualche cosa, ma metà di tutto quello che ha. E poi restituisce quattro volte tanto; la legge prevedeva la restituzione del bene sottratto, in qualche caso con l’aggiunta di un’ammenda.

Zaccheo restituisce tutto quattro volte tanto; molto di più di quello che era dovuto. Insomma, compie dei gesti concreti e inequivocabili: con la vita di prima non ha più nulla a che vedere. Da oggi in poi è un’altra persona.

GESÙ, LA SALVEZZA

Com’è che Zaccheo è cambiato così radicalmente? Da dove nasce la sua conversione? Da una cosa sola: Gesù è entrato a casa sua, e con Gesù la salvezza. C’è un bel libro, uno studio sugli incontri di Gesù con i peccatori, intitolato Contagious Holiness, una santità contagiosa. Ecco come ragiona Gesù: non ha paura di andare a casa di un peccatore, perché ad essere contagioso non è il peccato ma la santità! Gesù va in casa di Zaccheo e l’incontro gli cambia la vita.

Aveva ragione la gente: Zaccheo è un peccatore, Gesù è entrato in casa di un peccatore. E non è stato un errore né una leggerezza; è stata una scelta voluta e ponderata: sono venuto apposta per questo – commenta Gesù –: a cercare chi si è perduto.

In Gesù c’è proprio l’urgenza, il bisogno forte che nessuno rimanga lontano. Per questo non ha aspettato che Zaccheo si convertisse; non ha tuonato dal pulpito perché cambiasse stile di vita (e poi, se lo meriti, mi invito a cena da te). Gesù è andato a casa sua mentre era ancora peccatore; e con questo incontro gli ha cambiato la vita.

Penso che a questo punto non sia difficile capire cosa c’entra l’episodio di Zaccheo con la missione; è un invito ad entrare nelle case di tutti, ad incontrare ciascuno là dove abita. Come Gesù.



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