Yves Congar, Teologo della Missione
Il Concilio Vaticano II (1962-1965) ha vissuto un profondo e fecondo rapporto tra vescovi e teologi, tanto che Yves Congar potrà scrivere che i teologi vi hanno esercitato un vero e proprio magistero. In virtù di questo protagonismo, la rubrica “Concilio e missione” passerà in rassegna quest’anno i “teologi” che hanno avuto un ruolo importante nella discussione sui temi della missione. L’ouverture è dedicata al teologo per eccellenza della missione, Congar, per il quale il Vaticano II è stato anche “il Concilio dei teologi”. Con ciò non daremo per esaurito l’elenco dei protagonisti “padri conciliari” (vescovi), che anzi riprenderemo nel 2012.
UNA CATTOLICITÀ ECUMENICA
Congar (1904-1995) era un teologo già ben conosciuto all’inizio del Concilio. Nel 1937 aveva pubblicato Chrétiens désunis, principes d’un oecuménisme catholique in cui l’ecumenismo è presentato non come ritorno alla Chiesa cattolica ma come sviluppo della cattolicità. Affrontando la cattolicità – cfr. pp. 115-148 –, Congar la fonda sull’incarnazione di Cristo: poiché questa proclama a tutta l’umanità il valore salvifico del Verbo che si fa carne; la Chiesa può essere cattolica solo se capace di incorporare tutte le particolarità umane in Cristo, facendo del mondo un’espressione del regno.
Radicata nella vita trinitaria, questa cattolicità ha in Dio l’origine che le garantisce la sua unità progettuale; al tempo stesso, assumendo la ricchezza spirituale e culturale dell’umanità, dà un volto concreto al cammino missionario delle comunità. Queste due prospettive, teologale ed antropologica, si ritrovano in molti suoi lavori che ripensano la missione. Ritornano in Théologie de l’Église particulière, conferenza del 1959; in La Mission dans la théologie de l’Église, relazione alla Settimana internazionale di missiologia di Lovanio del 1965 in La Chiesa è cattolica, lavoro comparso in un volume di Mysterium salutis del 1972.
Una divulgazione di queste convinzioni si può vedere in La mia parrocchia vasto mondo, del 1959, che raccoglie una serie di articoli sulla salvezza, le religioni e la missione della Chiesa. Dopo il concilio, Congar riassumerà questa visione parlando della Chiesa sacramento universale di salvezza. Lo farà in un articolo del 1965 su “Église vivante” e in un testo del 1975 che raccoglie corsi del 1973: Un popolo messianico.
L’APPORTO ECCLESIOLOGICO
Un terzo aspetto del suo pensiero è indubbiamente legato al Concilio. Al riguardo, disponiamo oggi dei suoi diari conciliari; è così possibile ricordare che dobbiamo a lui la stesura di molti numeri dei primi due capitoli di Lumen gentium, in particolare 13. 16. 17, Ad gentes 2-9, Dignitatis humanae 1. 9-14, così come di parti di Unitatitas redintegratio e Gaudium et spes. Arrivato come esperto al seguito di mons. Weber, vescovo di Strasburgo, Congar entrò ben presto nella Commissione dottrinale ed in parecchie sottocommissioni, fece parte del gruppo informale su “Gesù, la Chiesa e i poveri” e svolse un’intensa attività di conferenze e articoli tra cui spiccano i resoconti per Informations Catholiques Internationales.
Sostenitore di un ritorno alle fonti, Congar è fautore di un profondo rinnovamento dell’ecclesiologia, che tradurrà in un’inquadratura storico-salvifica che ha la sua radice nella vita trinitaria: la Chiesa è Ecclesia de Trinitate, Popolo di Dio, Corpo di Cristo e Tempio dello Spirito. Proprio per la sua visione della Chiesa animata da una vita soprannaturale, Congar ritiene che l’ecclesiologia deve comprendere l’antropologia; per questo il secondo capitolo di Lumen gentium – ricco di vigore biblico – svilupperà all’interno del popolo di Dio la figura del cristiano. L’apporto di Congar a questi due primi capitoli è notevole; dobbiamo a lui i nn. 16-17 dedicati il primo alla salvezza dei non-cristiani ed il secondo alla missione.
Il testo precedente era di un solo numero dedicato alla missione della Chiesa con il titolo: de non-christianis ad Ecclesiam adducendis l’attuale n. 16 riguarda invece il rapporto del ministero salvifico della Chiesa con “coloro che non hanno ancora accolto il Vangelo” mentre il n. 17 è nuovo e ribadisce l’insegnamento che la missione appartiene alla natura della Chiesa perché costitutiva del suo mistero. Il n. 16 ripensa l’extra ecclesiam nulla salus alla luce di due affermazioni: per un verso afferma che la Chiesa è comunione di vita di grazia e carità e che, per questo, è inseparabile da Cristo, ma per un altro precisa che nell’unità cattolica vi sono diversi modi di appartenenza ecclesiale, superando così una concezione solo societaria della Chiesa.
Se il capitolo primo parlava di un disegno salvifico che superava ogni limite di tempo e raggiungeva anche coloro che erano venuti prima di Cristo, il secondo supera ogni limite spaziale e sociale, culturale e religioso, per affermare che vi sono diversi modi di essere congiunti a quella Chiesa senza la quale non ci si salva.
Se Gesù è il senso della storia, non può essere assente in nessun suo momento, mentre la Chiesa partecipa a questa sua azione secondo sue specifiche modalità.
L’APPORTO MISSIOLOGICO
Tra i lavori più belli di Congar vi è poi il capitolo primo di Ad gentes per il quale ha steso anche un fondamentale commento. Più che una teologia della/e missione/i, i nn. 2-9 sostengono che la Chiesa è interamente missionaria, in forza della sua ontologia soprannaturale: “La Chiesa è missionaria per sua stessa origine e per sua natura, e questa e quella dipendono dal movimento per il quale Dio si comunica alla sua creatura.
Da qui risale all’amore del Padre ed alle missioni del Figlio e dello Spirito”. Vi è qui una struttura dialogica della missione che appare in tutte le diverse tappe della sua attuazione e della sua missione; coestensiva alla realtà stessa della Chiesa, la missione è una ed unica ma si realizza diversamente nelle complesse situazioni che incontra. Citando Lewis, Congar dirà che, nella geografia spirituale, le realtà entrano in contatto tra loro non attraverso i loro confini ma il riferimento ad un unico centro.
Cristo e la sua Chiesa, nella loro diversità, appaiono l’unico, universale sacramento di salvezza nel quale ogni realtà trova la sua pienezza.
LO SPIRITO, RAGIONE PROFONDA DELLA MISSIONE
Per quanto importante, la cattolicità non rappresenta però l’interesse fondamentale di Congar; al centro del suo pensiero sta il mistero, che il teologo indaga nel quadro di un ritorno alle fonti, cioè le scritture e la grande tradizione ecclesiale che identifica con la patristica e la scolastica. Non a caso il suo Esquisse du mystère de l’Église (1941) tocca i temi dell’unità e cattolicità, richiama l’importanza del pensiero tomista e analizza le tesi del Corpo mistico e dell’importanza dello Spirito per la missione.
La sua visione della Chiesa mette al centro la vita soprannaturale, il legame di grazia che unisce a Cristo ogni credente: è questo legame interiore e vitale che edifica la Chiesa.
In questo senso la vita ecclesiale è descritta come unità dell’umanità con Cristo, mentre lo Spirito diventa la ragione profonda della sua socialità e della sua missione. In pratica l’attenzione al mistero profondo della Chiesa permette a Congar di intenderla come comunione di vita e di santità nello Spirito. Questa visione spiega la sua ecclesiologia.
Più che ai grandi lavori storici, l’attenzione va portata a Vraie et fausse réforme dans l’Église (1950), Le Christ Marie et l’Église (1952), Jalons pour une théologie du laï- cat (1953), La Tradition et les traditions (1961-63), Sacerdoce et laïcat (1962), Pour une Église servante et pauvre (1963), Cette Église que j’aime (1968). In questi lavori, per un verso Congar si muove verso un’analisi dei diversi soggetti ecclesiali e giunge a pensare la Chiesa come comunione organica sulla base dello Spirito e dei sacramenti; per un altro sostiene l’autonomia del mondo e riconosce un duplice ordinamento, ecclesiale e mondano, in tensione tra loro.
Qui lo slancio missionario della Chiesa è combinato con l’impegno nel mondo che, senza sacralizzare la realtà, mira a sviluppare i valori mondani nella loro pienezza, nel compimento di ogni cosa in Cristo.
In questa luce, anche chi non ha ancora incontrato il Vangelo non può esimersi da una radicale adesione alla verità e all’amore che lo anticipano.






