Una Pasqua capace di reinventare il futuro
Quando questa lettera sarà pubblicata, la Pasqua sarà passata. Per il secondo anno consecutivo, tutti i cristiani d’Egitto l’avranno celebrata lo stesso giorno. Non è sempre così, il più delle volte le diverse comunità cristiane celebrano le loro ricorrenze in giorni differenti. Una delle “proposizioni” del recente Sinodo per il Medio Oriente riguarda l’impegno per una data comune della celebrazione di Natale e Pasqua. Sarebbe un bel segno di unità dei cristiani.
Al momento, tuttavia, la maggiore preoccupazione qui in Egitto è l’unità del popolo. Come mantenere lo spirito della rivoluzione del 25 gennaio in cui cristiani e musulmani hanno manifestato fianco a fianco, o, come si dice in questo paese, essi “formano una sola mano”? Molti cristiani e musulmani si sono trovati uniti nel votare “no” alle riforme costituzionali proposte nel referendum del 19 marzo scorso. Nonostante solo il 41% degli aventi diritto al voto lo abbiano effettivamente esercitato, ciò è stato valutato positivamente, visto che si è trattato di una percentuale molto più alta rispetto al passato. Molti sono andati alle urne per la prima volta, in precedenza non votavano a causa dei brogli. Questa volta tutto si è svolto ordinatamente.
Il risultato è stato accolto con entusiasmo, ma non da tutti. Alcuni politici di rilievo, compresi due possibili candidati alla presidenza, Amre Moussa, attualmente segretario generale della Lega Araba, e Muhammad El-Baradei, già a capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, avevano annunciato il loro “no”. Alcune moschee avevano invece fatto campagna per il “sì”. Rifiutare la proposta di modifiche costituzionali, hanno affermato queste ultime, avrebbe significato la stesura di una Costituzione totalmente nuova, con l’esclusione del famoso “articolo 2”, che prevede che la Shari’a (la legge islamica) debba costituire la base e il principio ispiratore di tutte le leggi.
Esse hanno messo in guardia gli elettori che in tal caso l’Egitto sarebbe diventato uno Stato laico, come i paesi europei, dove la religione non avrebbe avuto posto e il velo sarebbe stato proibito. Votare “sì” era perciò un dovere religioso. Il risultato è stato del 77,2% in favore delle modifiche. I prossimi passi saranno le elezioni in settembre, prima dell’Assemblea del Popolo (il parlamento) e poi della Shoura (il consiglio consultivo).
Alla fine dell’anno seguirà l’attesa elezione presidenziale. Allo stesso tempo, un comitato di parlamentari stilerà la bozza della nuova Costituzione. Il timore è che la maggioranza del comitato sia composto da membri di tendenze islamiste e che il risultato sarà una Costituzione che non migliorerà in alcun modo la condizione dei cristiani. Per i cristiani non è tempo di farsi prendere dalla sindrome della sconfitta. Devono impegnarsi nella società, è prevista una loro formazione politica e sociale. Ciò è in sintonia con le raccomandazioni del Sinodo per il Medio Oriente.
La Chiesa cattolica in Egitto ha realizzato un bel libretto per favorire la discussione sui risultati del Sinodo. Vi è compresa la “proposizione” 42, che afferma tra l’altro: “Nel Medio Oriente i cristiani condividono con i musulmani la stessa vita e lo stesso destino. Edificano insieme la società. È importante promuovere la nozione di cittadinanza, la dignità della persona umana, l’uguaglianza dei diritti e dei doveri e la libertà religiosa comprensiva della libertà di culto e della libertà di coscienza”.
La via da percorrere è lunga. Un eminente gesuita egiziano, p. Henri Boulad, ha osservato che la rivoluzione del 25 gennaio è stata una vittoria dell’azione non violenta. Egli ha scritto che Gesù ha trionfato sul male tramite la “sconfitta” della croce. A questa sconfitta ha fatto seguito la resurrezione, che noi chiamiamo “gloriosa”, anche se essa è avvenuta in maniera molto discreta il mattino di Pasqua.
Ma la Pasqua non è un avvenimento a sé stante (epifenomeno), è un’esplosione di energia capace di reinventare il futuro e di trionfare su tutto.
È in questo spirito, e con questa energia, che la rivoluzione deve continuare.
- Il Cairo, 2 aprile 2011.







