UN MISSIONARIO SMA NEI CENTRI DI ACCOGLIENZA A PADOVA
La mia esperienza presso i Cas (centri di accoglienza straordinaria) della bassa padovana, nei comuni di Cona (Ve) e di Bagnoli di Sopra (Pd), è iniziata nel mese di marzo 2017 e si è conclusa a fine 2018, con la chiusura dei centri.
Nel luglio 2015 fu aperto a Conetta, Comune di Cona (Ve), presso una ex base missilistica, un Cas. A fine settembre dello stesso anno, in seguito alla smobilitazione del Cas della Prandina, nel centro di Padova, un centinaio di richiedenti asilo furono inviati a Bagnoli di Sopra (Pd), all’interno della ex caserma Silvestri, nella frazione San Siro. In entrambi i casi le autorità avevano assicurato che si sarebbe trattato di una presenza ridotta e temporanea. Invece, sia la Prefettura di Padova sia quella di Venezia, seppur in proporzioni diverse, continuavano ad inviare “ospiti” in periferia, provocando una concentrazione esplosiva nel giro di pochi chilometri. A fine 2016, quando ormai quel lembo di terra era stato ribattezzato “il distretto dei profughi”, gli ospiti erano più di 2500!
UNA SFIDA POLITICA E PASTORALE
Questa presenza massiccia ha rappresentato una sfida anche per le comunità cristiane della bassa padovana e per tutta la diocesi di Padova. Come mettersi a fianco di questi richiedenti asilo? Che iniziative prendere? Come accompagnare i fedeli delle parrocchie e i cittadini del territorio per vivere in forma evangelica (e quindi umanizzante) questa presenza, ritenuta dai più ingombrante, da alcuni pericolosa e da pochi altri un’occasione di fraternità? Mentre la politica soffiava sul fuoco della paura, la maggior parte degli amministratori locali levava gli scudi per contrastare i progetti di micro-accoglienza, che avrebbero permesso di affrontare l’emergenza con responsabilità condivisa.
Sul piano dei media si scontravano due modelli retorici-propagandistici: quello dell’accoglienza “senza se e senza ma”, che faceva leva sui “buoni sentimenti” degli italiani, per chiudere poi gli occhi su un sistema fallimentare ed aperto a infiltrazioni mafiose; e quello dei “no”, della retorica dell’invasione, della paura, della criminalizzazione dei migranti.
Nelle parrocchie del circondario (Cona, Agna, San Siro, Arre ecc.) cominciarono a presentarsi dei giovani africani alla messa domenicale e si iniziava ad organizzarsi con qualche foglietto della messa in inglese o francese. Dai parroci emergeva il bisogno di una presenza più continua a fianco dei migranti.
Intanto, il Consiglio provinciale della SMA (Società Missioni Africane) stava riflettendo su nuove vie di missione in Italia, in cui far confluire la duplice priorità di un servizio alla Chiesa locale e ai più emarginati. L’incontro con il vescovo, Claudio Cipolla, ci ha convinto ad assumere la responsabilità dell’accompagnamento pastorale dei richiedenti asilo dei Cas, a partire da marzo 2017. Con la mia nomina, questo servizio assunse una dimensione ufficiale.
Personalmente non avevo esperienza di richiedenti asilo e una conoscenza solo teorica dell’immigrazione in Italia. Ho cercato di rispettare le indicazioni del vescovo: “Devi essere presente in mezzo a loro!”. Questo lo sapevo fare molto bene: “Perdere tempo” con la gente era la mia specialità in Africa occidentale, ma qui bisognava fare i conti con i campi profughi italiani del profondo Veneto!
CI SIAMO SENTITI CHIESA…
Mi sono inserito nel tavolo di coordinamento, guidato dalla Caritas di Padova. Con i parroci della zona e gli operatori pastorali si è instaurato un clima di amicizia, collaborazione e stima reciproca. Sono entrato in contatto con alcuni volontari che, magari senza condividere la stessa fede, erano spinti dalla medesima passione per il servizio ai poveri. La consapevolezza di essere presenti e agire come Chiesa è stata per me decisiva. Alcuni giovani hanno espresso il desiderio di approfondire la propria fede e accostarsi alla vita sacramentale. Dieci hanno ricevuto il battesimo durante la Veglia di Pasqua 2018, un giovane della Guinea nel 2019. Con l’aiuto di sr. Rita Maffi, abbiamo proposto un cammino d’iniziazione cristiana.
…IN USCITA
Con la sig.ra Isabel Bih Nso, originaria del Camerun e in Italia da più di vent’anni, e in collaborazione con alcuni comboniani, abbiamo fatto una proposta “spirituale” agli ospiti. Nella cappella di Conetta e nel patronato di San Siro, ogni venerdì, ci si incontrava per condividere il Vangelo della domenica, pregare insieme e ascoltarsi reciprocamente. Durante uno di questi momenti è nata l’idea del “Gruppo rinascita”. “Abbiamo visto la morte in faccia; molti dei nostri compagni sono morti nel deserto, nei campi libici, in mare. Noi siamo vivi e per questo dobbiamo ringraziare Dio. Per noi è come una ‘rinascita’”. Condividendo la parola di Dio ci siamo detti che, di fronte all’indifferenza e, a volte, all’ostilità di molti italiani, dovevamo fare qualcosa per cambiare il loro sguardo. Con Donatien e Gabriel (i due primi responsabili del gruppo) ci siamo detti da subito che il nostro era un lavoro “missionario”, di cui forse non avremmo visto i risultati, ma che bisognava seminare fraternità a piene mani.
Il volontariato nelle parrocchie, la disponibilità a proporre testimonianze, la nascita di un coro africano, sono state le tappe e gli strumenti della “Chiesa in uscita”. Abbiamo visitato decine di parrocchie e molti gruppi. Ovunque abbiamo trovato ascolto, interesse e coinvolgimento, con un messaggio semplice e forte: richiamare la responsabilità di ogni cristiano a superare la paura dell’altro e tentare cammini di condivisione e fraternità.
LA MARCIA DELLA PACE 2018
La diocesi di Padova ha deciso di organizzare la sua annuale marcia della pace nel gennaio 2018 ad Agna, nel “distretto dei profughi”. Non certo per sostenere un modello di accoglienza disumanizzante, come quello dei Cas, ma per manifestare vicinanza alle persone – immigrate e locali – e lanciare insieme un grido di pace e giustizia. È stata un’occasione importante, perché ha innescato un processo di cambiamento, coinvolgendo amministratori locali e comunità cristiane, oltre che un momento di grande impatto simbolico e missionario della Chiesa locale. Dalla marcia è nata la proposta “Aggiungi un posto a tavola”: un gruppo di famiglie, tuttora in crescita, ha deciso di condividere il pranzo domenicale con un fratello o una sorella migrante o marginalizzata. Questa attività, accessibile a tutti, ha permesso di creare dei veri rapporti di amicizia e di aiuto reciproco, fino all’accoglienza in casa o alla mediazione per cercare un lavoro.
MISSIONE AD GENTES IN ITALIA
Come membro di un istituto missionario, sono convinto che – appunto come istituti missionari ad gentes – possiamo offrire un prezioso contributo d’accordo con il nostro carisma anche in Italia, mettendo a disposizione della Chiesa locale, come è stato nel mio caso, il know how missionario acquisito in Africa.
Ora i Cas sono chiusi. La situazione, almeno per gli abitanti della bassa padovana, è rientrata nella “normalità”. Alcuni giovani hanno ricevuto il permesso di soggiorno e si confrontano con il mondo del lavoro, altri hanno continuato il loro cammino in altri paesi, altri ancora sono “spariti” nella clandestinità in Italia.
Per quanto mi riguarda, sono ripartito per una nuova missione in Liberia, portandomi nello “zaino missionario” anche questi due intensi anni con i richiedenti asilo di Padova. Durante una messa di ringraziamento nella parrocchia di San Siro (Bagnoli di Sopra) con don Remo e i volontari della scuola di italiano ci siamo chiesti che cosa resta del nostro lavoro, dopo la chiusura dei centri. Abbiamo trovato la risposta in San Paolo: resta solo la carità (cfr. 1Cor 13); i tanti piccoli – spesso invisibili – gesti d’amore e d’attenzione dati e ricevuti.
E chi, anche a Cona e Bagnoli, ha provato a declinare il verbo amare, ha scritto senz’altro una parola di speranza e... di futuro, anche per la missione ad gentes in Italia.







