TRE VETTORI PER LA PACE / LAVORO, DIALOGO, EDUCAZIONE
Queste sono le vie maestre che papa Francesco ha indicato nel Messaggio della 55a Giornata mondiale della Pace. Forse potranno sembrare scontate, ma non lo sono affatto.
Indispensabile è la ricerca del lavoro per tutti in un tempo di grave crisi che vede molti a rischio disoccupazione. Ed è necessario promuovere un lavoro dignitoso e rispettoso dei diritti umani, liberato dal precariato e dallo sfruttamento, per il quale siano garantite le condizioni di sicurezza. Eppure nel nostro paese lo scorso anno più di mille lavoratori e lavoratrici hanno trovato la morte come salario della loro fatica: un numero inqualificabile che grida verso il cielo ed esige giustizia, senza la quale non ci sarà pace.
Anche il dialogo fra le generazioni può sembrare la cosa più naturale e istintiva. Ci fanno orrore i fatti di cronaca in cui genitori accecati dalla follia, si macchiano di crimini inauditi nei confronti dei propri figli. È lo stesso orrore che proviamo nel ricordo dei piccoli innocenti trucidati da Erode impazzito per il terrore di perdere il suo trono. Ci siamo però assuefatti alle stragi degli innocenti nelle guerre dimenticate dell’Africa, nei naufragi dei migranti sulle nostre coste o durante i respingimenti ai confini orientali d’Europa. Ed anche la sordità alle rimostranze dei giovani che protestano per i cambiamenti climatici, in difesa dell’ambiente e del loro futuro, è un controsenso. Quando si guarda con fastidio e supponenza il musetto imbronciato di Greta Thumberg che rimprovera i grandi del potere, per il loro “bla, bla, bla”; quando si dice che la realtà è molto più complessa e che lei e i ragazzi che la seguono, non capiscono le difficili e rigide dinamiche dell’economia e della finanza… rifiutiamo il dialogo. “Dialogare significa ascoltarsi – scrive il papa –, confrontarsi, accordarsi e camminare insieme” e forse ancor prima significa, abbandonare un atteggiamento narcisista ed egocentrico e guardare con simpatia, compassione e corresponsabilità, e condividere il passato, il presente e il futuro.
È l’educazione a fornire la grammatica del dialogo fra le generazioni. Istruzione ed educazione sono le fondamenta di una società coesa, civile, in grado di generare speranza ricchezza e progresso. Forte è la denuncia di Francesco circa lo scandaloso incremento dei fondi destinati agli armamenti rispetto a quelli per l’istruzione e l’educazione, spesso tagliati, in tanti paesi del mondo. Ma certamente l’istruzione e soprattutto l’educazione non è solo questione di economia e di scelte politiche. Si tratta di un dovere di ciascuno. Il 19 dicembre scorso ho benedetto le ceneri di Enrico Pieri, l’ultimo superstite dell’eccidio nazifascista di Sant’Anna di Stazzema; aveva nove anni, quando perse l’intera sua famiglia, padre, madre, e sorelle, zii e cugini, trucidati davanti ai suoi occhi, il 12 agosto 1944. Giovanissimo era emigrato in Svizzera per lavorare come saldatore e per quarant’anni custodì nel silenzio la sua pena. Al ritorno in Italia nel 1992, ormai pensionato, lo convinsi a narrarla in un campo di formazione alla pace e alla nonviolenza e da quel momento si dedicò generosamente all’educazione delle nuove generazioni. In Svizzera aveva messo su famiglia e al momento di scegliere per i figli la lingua da studiare, decise per il tedesco, perché diceva, bisognava andare oltre l’odio e costruire un mondo di fratelli. Questi sono i maestri di cui avremmo bisogno.







