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In Egitto, la cui popolazione è all’incirca per il 90% musulmana e per il 10% cristiana, il contatto tra cristiani e musulmani è un fatto della vita quotidiana. Cristiani e musulmani studiano insieme, lavorano fianco a fianco, vanno alle stesse partite di calcio. Ciò non significa che i rapporti formali tra le due comunità siano ben sviluppati. In una città dell’Alto Egitto, una volta mi è stato chiesto dal vescovo cattolico locale di tenere una conferenza ai giovani cattolici. Il vescovo mi aveva suggerito di condividere le mie esperienze di dialogo con i musulmani. Dopo la conferenza, i giovani rappresentarono una piccola scena: vi compariva un giornalista che intervistava persone diverse: un contadino, un negoziante, un uomo d’affari.

Tutti conoscevano il dialogo: sabah al-kheir (buongiorno), sabah al-nur (letteralmente “mattino di luce” – cioè “che la tua giornata sia luminosa”, espressione con cui tradizionalmente si risponde alla prima – n.d.r.) e tutto finiva lì. L’ultima persona a essere intervistata fu uno studente universitario che aggiunse: “C’è una linea rossa che non può essere attraversata”.

Nei loro rapporti, cristiani e musulmani evitano l’argomento religione. Il dialogo appare più fruttuoso quando concerne argomenti non religiosi.

Qui al Cairo i Francescani gestiscono il Centro cinematografico cattolico. Dell’abbondante produzione annuale egiziana essi selezionano i migliori film dal punto di vista dei valori morali, assegnando premi ai registi e agli attori, la maggioranza dei quali sono, ovviamente, musulmani. Molti musulmani partecipano al festival annuale organizzato dal Centro, che prevede proiezioni, dibattiti e premiazioni. Anche i gesuiti di Alessandria gestiscono un attivo centro culturale.

Un altro campo in cui cristiani e musulmani riflettono e agiscono insieme è quello dei diritti umani. Il Consiglio nazionale per i diritti umani è presieduto dal copto dottor Botros Botros Ghali, già segretario generale delle Nazioni Unite. Questo organismo è stato istituito dal governo, ma esistono anche molte Ong, come l’Iniziativa egiziana per i diritti della persona o Egiziani contro la discriminazione religiosa, che monitorano gli eventi e propongono misure per assicurare che la cittadinanza inscritta nella Costituzione abbia un reale significato e che tutti gli egiziani siano trattati secondo il principio di eguaglianza.

Bisogna anche menzionare due biblioteche, una gestita dai Domenicani e l’altra dai Francescani. La biblioteca dell’Institut Dominicain d’Etudes Orientales è specializzata in studi islamici ed è frequentata da molti studenti di al-Azhar. Essi non soltanto vi trovano eccellenti materiali di studio, ma anche assistenza nelle loro ricerche da parte dei domenicani specialisti d’islamistica. Il Centre d’Etudes Orientales Chré- tiennes è dedicato al cristianesimo. Esso conserva un’importante collezione di manoscritti e di volumi che trattano del cristianesimo nel Medio Oriente. Gli studenti musulmani che svolgono ricerche su argomenti relativi al cristianesimo vi trovano tutto ciò che occorre.

Esiste un dialogo formale tra l’Università di al-Azhar e il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Ogni anno, alternativamente al Cairo e in Vaticano, ha luogo un incontro. Di norma, si svolge il 24 febbraio, in ricordo della data in cui, nel 2000, Papa Giovanni Paolo II visitò al-Azhar. Le relazioni cristiano-musulmane non sono facili. Ci sono tensioni sociali e le dispute di natura non religiosa possono facilmente assumere un aspetto religioso. Il dottor Ahmad al-Tayyeb, Sheikh di al-Azhar, ha recentemente annunciato la fondazione di un organismo composto da membri di al-Azhar, rappresentanti delle Chiese egiziane e da un certo numero di “saggi”, il cui compito sarà di esaminare le cause degli attriti settari e proporre soluzioni. È un segnale incoraggiante.

Il recente, tragico attacco alla Chiesa dei Santi di Alessandria probabilmente aveva lo scopo di destabilizzare la società e di scavare un solco tra cristiani e musulmani. È consolante constatare che molti musulmani, sia in pubblico, sia in privato, hanno espresso le loro condoglianze.

Nel paese c’è un anelito di giustizia, un desiderio di pace, che è condiviso da cristiani e musulmani.

Il Cairo, 5 gennaio 2011.



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