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Viviamo in un tempo in cui gli appelli papali (di Francesco e Leone XIV) invitano a intraprendere percorsi di riconciliazione che mettono al centro la dignità di ogni essere umano, indipendentemente dall’origine etnica o appartenenza religiosa. Non è sempre stato così e la retorica confessante è stata per molti secoli divisiva, oltre che pericolosa: chi ripercorre, o ha ripercorso, la storia delle relazioni tra ebraismo e cristianesimo ne ha un esempio lampante, tenendo conto che quello che molti chiamano anti-giudaismo ha fatto da miccia anche per l’anti-semitismo. Il 28 ottobre 1965, dopo un percorso intricato, il Vaticano II ha promulgato la dichiarazione Nostra aetate sulle relazioni tra Chiesa cattolica e religioni non cristiane, ma soprattutto ha dedicato un numero speciale a quella ebraica (§ 4), che ha sollecitato un cammino e visto nascere molti percorsi di dialogo e collaborazione reciproca. Certamente chi oggi parla degli ebrei non può dimenticare che dopo il 7 ottobre 2023 e durante la guerra a Gaza, il dibattito pubblico ha contribuito a riaccendere tensioni e ostilità sia nei confronti degli ebrei sia dello Stato di Israele. In questo clima, troppo spesso, la legittima critica alle scelte del governo israeliano si è trasformata nella delegittimazione dello Stato di Israele e, soprattutto, in un atteggiamento ostile verso gli ebrei in quanto tali. In questo clima di tensione, reputo importante che la Cei (Conferenza episcopale italiana) e l’Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane) abbiano prodotto insieme una raccolta di Schede per conoscere l’ebraismo (2025), che include 24 contributi su altrettanti aspetti della tradizione religiosa: scrittura, teologia, culto, preghiera, precetti alimentari, sociali, ma anche una storia dell’ebraismo italiano e il faticoso cammino che ha portato a ottenere la pienezza dei diritti civili, fino a un dialogo schietto con le Chiese. Queste schede hanno lo scopo di “assicurare alla scuola italiana testi IRC di qualità promuovendo cultura e conoscenza come vero antidoto a ogni forma di antisemitismo” (Presentazione, p. 7).

La forma espositiva è didattica e dialogante: non solo attenta a fornire dati per comprendere ciò che caratterizza la vita religiosa ebraica, ma pure tesa a illustrare quali snodi ancora richiedano una riflessione comune tra ebrei e cristiani, anche per superare un linguaggio (e concezioni) che non sempre tiene conto del cammino fatto finora. Basti pensare all’impegno a superare l’idea di “sostituzione” (quasi che con l’avvento del cristianesimo l’ebraismo sia solo un retaggio del passato; ma è stato proprio un ebreo diventato cristiano a correggere il tiro, come mostra Rm 9-11), a riconoscere che Gesù è stato ebreo fino alla morte, a valutare con responsabilità il rapporto con la Terra che sta al centro della prospettiva ebraica. Soprattutto l’ultimo aspetto – cui è dedicata la scheda 24 – è oggi particolarmente dibattuto, perché enfatizzato da quelli che la stampa definisce “messianici” o “ultra-ortodossi”, i quali menano vanto di un fondamentalismo biblico che non si ricollega “ai padri della sapienza del giudaismo o del sionismo o dello Stato d’Israele, ma deriva da una eresia evangelicale americana definita solitamente come Christian Zionism” (A. Melloni), che fissa il secondo avvento di Cristo e la fine del mondo dopo la ricostituzione del regno di Giuda, la distruzione delle moschee, la ricostruzione del III Tempio, la ripresa del sacrificio e del vero olocausto. Di fronte a ciò, occorre accogliere con fermezza ciò che Rav Jonathan Sacks ha scritto: “Ora è giunto il tempo per gli ebrei, i cristiani e i musulmani di dire ciò che non hanno detto nel passato: siamo tutti figli di Abramo […]. Siamo benedetti. E per essere benedetti non è necessario che qualcuno sia maledetto. L’amore di Dio non funziona in questo modo. Oggi Dio ci chiama, ebrei, cristiani e musulmani a liberarci dall’odio e dalla sua predicazione, e a vivere, finalmente come fratelli e sorelle, fedeli alla nostra fede e a essere benedizione per gli altri, a prescindere dalla loro fede, rendendo onore al Nome di Dio onorando la sua immagine, l’umanità”.



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