Quando fare la spesa diventa una scelta di vita
Noi del Nord, che rappresentiamo appena il 23 per cento della popolazione mondiale, consumiamo l'80 per cento delle risorse della terra. E, così facendo, condanniamo gli altri due terzi dell'umanità a vivere nella miseria.
Nelle piantagioni Del Monte, un bracciante filippino guadagna soltanto 800 lire l'ora, per un totale giornaliero di 6.400 lire. Ma è stato calcolato che, per garantire i bisogni fondamentali ad una famiglia di sei persone, ci vogliono almeno 11.200 lire al giorno.
Fare la spesa è un gesto che non riguarda solo noi, i nostri gusti, il nostro portafoglio...
Dietro questo gesto quotidiano si nascondono problemi di portata planetaria e il rischio di diventare complici di imprese che inquinano, maltrattano i lavoratori e sfruttano il Sud del mondo. "Tutto questo può cambiare, se cominciamo a scegliere in base al comportamento delle imprese: il consumo ha infatti un potere di vita o di morte". Ecco che cosa deve aver pensato Franco Gesualdi, coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo - sorto a Vecchiano (Pisa) nel 1985 - e curatore del libro "Guida al consumo critico" (EMI, Bologna 1996).
La guida, unica nel suo genere in Italia (ma ne sono uscite di analoghe negli Stati Uniti e in Inghilterra), fornisce informazioni su 180 gruppi nazionali o multinazionali. In particolare, le "schede descrittive" aiutano a capire il comportamento di ciascuna impresa; le "tabelle", organizzate per marchi, su quali prodotti far ricadere la propria scelta: una scelta che diventa, dunque, una scelta di vita. Sono 13, in tutto, gli aspetti analizzati di ciascuna società: cioè la trasparenza, l'eccesso di potere, le relazioni sindacali, il collegamento con armi ed esercito, la presenza nel Sud del mondo, l'ambiente, le vendite irresponsabili, gli affari scorretti, il maltrattamento degli animali, la pubblicità, il rapporto con regimi oppressivi, il rifugio nei paradisi fiscali, eventuali boicottaggi a loro carico.
Ecco alcune delle domande da porsi rispetto ai singoli prodotti.
Ad esempio, la tecnologia impiegata è ad alto o basso consumo energetico? Quanti e quali veleni sono stati prodotti durante la sua fabbricazione? Quanti ne produrrà durante il suo utilizzo e il suo smaltimento? E' stato ottenuto da materie prime reciclate o di primo impiego? Sono state utilizzate risorse provenienti da foreste tropicali? Se si tratta di prodotti provenienti dal Sud del mondo, è d'obbligo poi chiedersi: in quali condizioni di lavoro sono stati ottenuti? Che prezzo è stato pagato ai piccoli contadini? Per colpa loro sono state tolte terre alla produzione di cibo? I guadagni, che procurano, hanno spinto i latifondisti ad arraffare nuove terre lasciando sul lastrico dei contadini?
A volte il singolo prodotto può risultare perfetto da tutti i punti di vista; ma che dire se è stato fabbricato da una multinazionale che possiede tante altre attività inquinanti, che esporta rifiuti pericolosi nel Sud del mondo, che nell'Europa dell'Est sfrutta i lavoratori, che è compromessa col militare? Per questo, prima di comprare qualsiasi prodotto, è indispensabile conoscere anche il comportamento generale delle imprese produttrici.
DUE STRUMENTI DI PROTESTA
Il boicottaggio e il consumo critico sono gli strumenti per eccellenza, a disposizione del consumatore, per condizionare le imprese. Mentre il boicottaggio è un'iniziativa eccezionale e consiste nell'interruzione organizzata e temporanea dell'acquisto di uno o più prodotti, il consumo critico è un atteggiamento di scelta permanente non solo in base al prezzo e alla qualità ma anche in base alla storia e al comportamento del produttore. Fra i boicottaggi in corso, i più importanti sono quelli contro la Nestlè e contro la Mitsubishi.
Il colosso svizzero è boicottato, perchè promuove l'uso del latte in polvere nel Sud del mondo con tecniche di marketing irresponsabile (e benchè sia noto che, in quei paesi, l'allattamento artificiale uccide ogni anno un milione e mezzo di bambini); mentre la Mitsubishi è boicottata, perchè abbatte e commercia legno tropicale proveniente dalle foreste asiatiche e sudamericane. Disboscamenti, quelli della più grossa ditta giapponese, che procedono ininterrottamente 24 ore su 24 e che soltanto in Malesia distruggono 300 mila ettari di foresta l'anno.
IL CONSUMO CRITICO FUNZIONA
E l'esperienza dimostra che, dove i consumatori si fanno sentire, le imprese sono disposte a cambiare: non perchè si convertono all'ambiente o alla giustizia, ovviamente, ma perchè non vogliono perdere quote di mercato. Negli Stati Uniti, ad esempio, la pressione dei consumatori e dell'opinione pubblica ha indotto una multinazionale famosa come Levi's ad adottare un codice di comportamento per il rispetto dei diritti dei lavoratori del Sud del mondo. In Europa, l'Ikea (catena di supermercati svedese) ha deciso di vendere solo tappeti che garantiscano il non utilizzo di lavoro minorile. Anche la Premium Brands, che è controllata dalla multinazionale Hillsdown Holdings, ha creato un marchio di garanzia sociale per il suo tè Typhoo. Questo marchio garantisce la provenienza da piantagioni, che assicurano ai lavoratori determinati standards sociali ed economici.
"A questo punto, insomma, dobbiamo scegliere", conclude Franco Gesualdi, "se vogliamo sostenere il pericolo di guerre, la distruzione del pianeta, lo sfruttamento, la corruzione, l'oppressione, allora continuiamo a consumare alla cieca come facciamo oggi. Se invece vogliamo salvare il pianeta, se vogliamo far crescere la giustizia, la nonviolenza, allora dobbiamo consumare meno e prendere le distanze dalle imprese che si comportano in modo iniquo". In altre parole, dobbiamo imboccare la strada della sobrietà e del consumo critico.
MINI-GUIDA PER UN CONSUMO CRITICO
La "Guida al Consumo Critico" del Centro Nuovo Modello di Sviluppo è senz'altro un ottimo strumento. Ma andare a fare la spesa, sfogliando un libro, è un compito molto arduo. Ci voleva dunque qualcosa di più pratico da portarsi appresso, di più facile da sfogliare. Ecco allora che "Gocce di Giustizia" - un movimento che ha sede presso la Casa per la Pace, in Contrà Porta Nova 2, a Vicenza (tel. 0444-327395 e fax 0444-327527) e si propone di creare una cultura di giustizia, un nuovo stile di vita basato su relazioni umane più giuste sia nei confronti dei popoli del Sud del mondo che di quelli del Nord - presenta una mini-guida da usare nelle corsie del supermercato.
"Ogni volta che andiamo a fare la spesa, ricordiamoci che siamo potenti e che le imprese sono in una posizione di profonda dipendenza dal nostro comportamento di consumatori", leggiamo nell'introduzione. "Infatti noi, con i nostri acquisti, abbiamo la possibilità di far salire o scendere i profitti: basta ridurre le vendite di una multinazionale dal 2 al 5 per cento, per metterla in ginocchio e per incentivarla ad un cambiamento più equo". Segue la lista dei prodotti da non comprare, che vanno dalla Coca Cola al latte in polvere Nestlè, dallo shampoo dell'Oréal agli stereo Mitsubishi. Viene infine analizzato il comportamento delle principali multinazionali.
Uno strumento prezioso, quindi, che è già nelle tasche (o nelle borse) di oltre mille famiglie.






