PROGETTO BELPAESE / LA VERA GRANDE OPERA
In Italia, da trent’anni a questa parte, si è cercato di puntare esclusivamente sulla competitività manifatturiera, sui mercati come leva per la mitica “crescita”; nel contempo, è stata del tutto trascurata la più preziosa risorsa del paese: il territorio.
Il neoliberismo ha avuto sul territorio italiano l’effetto distruttivo di una guerra. Ora il compito è ricostruire le basi su cui si regge la nostra convivenza civile e offrire un futuro alle nuove generazioni. L’abbiamo chiamato “Progetto Belpaese” questo cantiere della “vera grande opera” di manutenzione, ripulitura e valorizzazione di cui abbiamo urgente bisogno. Per queste opere abbiamo volutamente rispolverato una parola desueta: “Piano”.
L’ubriacatura neoliberista è a tal punto penetrata nel senso comune che spesso anche i movimenti alternativi sembrano disprezzare o ignorare il ruolo della politica e dello Stato, in favore della “società civile”, delle iniziative dal basso di gruppi ed associazioni. Intendiamoci, tutte cose positive, ma del tutto ininfluenti rispetto a quei nodi strutturali sopra richiamati.
Il “Piano” presuppone una politica “buona” e uno Stato ispirato al bene comune non subalterni alle logiche di mercato, capaci di progettare oltre il quotidiano.
“Piano” significa che gli Enti locali devono essere coinvolti nella realizzazione delle opere, ma all’interno di una cornice e di vincoli che giustamente la Costituzione affida allo Stato, proprio per evitare l’osceno autosfruttamento e la svendita del territorio che troppi Comuni hanno attuato in questi anni, con l’alibi delle difficoltà di bilancio.







