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Prassi quotidiana di fraternità a Bondo - Riforma della chiesa

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Notizie dalla chiesa di mons. Nkiere Kena, che i nostri amici ricorderanno per gli interventi sulla spiritualità africana, incentrata sulle “relazioni” e sulla “fraternità”.

PRASSI QUOTIDIANA DI FRATERNITÀ A BONDO

Nel mio lavoro di responsabile del “Servizio di aiuto reciproco per la promozione umana” lavoro in assoluta povertà di mezzi, un po’ perché non ci sono davvero e un po’ come metodo. I miei collaboratori sono molto coraggiosi, danno molto del loro tempo pur avendo famiglia e il lavoro dei campi da mandare avanti.

La prassi di fraternità non è certo una realtà acquisita, anche se il nostro vescovo cerca di viverla e di praticarla in ogni circostanza.

È proprio su questa prassi nuova che avviene la sfida del non voler dipendere troppo dall’esterno: perciò cerchiamo di essere attenti ad avviare iniziative locali, sostenendo i vari gruppi con la formazione e l’aspetto gestionale, che è sempre la parte più zoppicante; e soprattutto cerchiamo di far comprendere che molti problemi – sanitari agricoli, strade e ponti – si possono risolvere con i mezzi del luogo… se si lavora insieme.

Le difficoltà sono tante, perché la mancanza dell’essenziale complica tutto. A volte si aggiunge anche l’intervento del missionario tradizionale che non riesce a rispettare i tempi della gente e vuole realizzare tutto e presto, e allora si usano mezzi e metodi che non sempre rispettano il luogo e danno l’idea che tutto sia facile.

Il programma pastorale che il nostro vescovo Nkiere porta avanti, attraverso l’esperienza di convivenza fraterna nelle comunità contadine, partecipando al lavoro dei campi e a tutti i lavori della comunità, è infatti questo: l’auto-promozione che nasce nelle comunità cristiane di base, come convivenza fraterna che trova nella solidarietà reciproca il punto di partenza della soluzione di molti problemi.

È difficile immaginare come le cose anche più semplici possono diventare qui la sfida dell’impossibile. Tante volte guardo la gente che riesce a sopportare tante cose, senza lamentarsi. Fatalismo o…saggezza del vivere? La mia domanda profonda è come riuscire ad essere ponte tra questa umanità e la nostra. Forse spendendo semplicemente la mia vita per questo.

ANTONIA SIMIONATO, Rep. Dem. Del Congo.

RIFORMA DELLA CHIESA, IERI E OGGI

Molti sono gli insegnamenti che si possono trarre dal terremoto che sconvolse Assisi e zone limitrofe nel settembre 1997… S. Francesco era nato all’inizio dello scorso millennio per dare uno scrollone alla chiesa e alla cristianità. Attuando quella riforma che tuttora non si è ancora verificata: sradicare dalla chiesa la “pianta della corruzione”. Insegnando che la vera ricchezza non è racchiusa nelle basiliche, ma nel cuore di ogni persona.

C’è da chiedersi: Cristo sarebbe oggi di casa nelle chiese se tornasse fra gli uomini? Riti e cerimonie, pompe, costumi e gerarchie probabilmente hanno poco da spartire con quel Figlio di Dio che visse in semplicità e non aveva dove posare il capo. Da molti Assisi comincia ad essere considerata la “Las Vegas dei santi”, perché il business è molto e la spiritualità poca. Riveste più valore un’opera d’arte o l’uomo? La riforma sarà fatta quando si capirà che prima viene l’etica, poi l’estetica. Forse il terremoto ha voluto indicare la necessità di un cambiamento. È tempo di costruire rapporti fraterni, non edifici.

Il sacro o è vissuto interiormente nel cuore, o non è tale. Cristo è venuto per indicare la via verso la pace e la fraternità, mediante l’educazione del cuore e la volontà di amare tutti gli esseri. Ha domandato l’amore come disciplina, insegnando che il Padre è per tutti e dimora in tutti gli uomini. Il nome di Dio è troppo spesso diventato causa di intolleranza religiosa e dissenso… Dio ha predicato l’unità e quale maggiore unità può esistere che quella di “amare il prossimo tuo come te stesso?”. Quello che noi siamo è il risultato dei nostri gesti di amore.

MARINELLA ELIA, Villafranca Piemonte (To).



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