PAPA FRANCESCO / RADICI TEOLOGICHE E PROSPETTIVE PASTORALI

Nel febbraio 2013 veniva realizzata l’edizione italiana del volumetto sulla misericordia di Walter Kasper, che l’A. intendeva presentare ai cardinali con i quali sarebbe entrato in conclave. Lo ricevette anche il card. Bergoglio che in quei giorni, piuttosto movimentati, non tralasciò di leggerlo e ne fu preso al punto da citarlo nel suo primo contatto domenicale con i fedeli. Fatto inusuale per un papa.
Non ha sorpreso invece il fatto che l‘A. diventasse uno dei suoi collaboratori più stretti e il suo teologo di riferimento. Eppure l’incontro di Bergoglio con l’opera sulla misericordia non è stato un colpo di fulmine, perché, come spiega Kasper in questo agile libretto, già da vescovo Bergoglio aveva iscritto nel suo stemma il primato della misericordia: Miserando atque eligendo (Avendomi guardato con occhi misericordiosi, mi ha eletto). Prima di ogni cosa la misericordia, che diventa un principio ermeneutico di novità, per più di un motivo. Anzitutto la Bibbia presenta Dio come giusto e misericordioso. Il che non è di facile comprensione, dal momento che giustizia e misericordia sono difficilmente componibili, anche se, viste in Dio, appaiono meno problematiche, alla stregua di due rette parallele che si incontrano all’infinito, nell’infinito suo mistero.
Entrambe sono necessarie, ma non è lo stesso partire dall’una piuttosto che dall’altra. Chi parte dalla giustizia, deve faticare a trovare il posto alla misericordia. E viceversa. Ma mentre la giustizia porta con sé l’istanza di un ordine da difendere, la misericordia appare più attenta alla concretezza della realtà e alle ferite della storia. Un secondo motivo che induce a pensare che Francesco non può non essere il papa delle novità viene dall’essere figlio di sant’Ignazio, il quale dà grande risalto al discernimento, a Dio che è “davanti a noi” : “Dio lo si incontra nell’andare, nell’avanzare, cercandolo e lasciandoci da lui cercare”, ha detto un giorno parlando con l’amico rabbino Skorka.
Dio non è solo “alle nostre spalle”, un Dio che ci invia a portare il suo messaggio, ma è presente nella storia, per porre delle domande, alle quali è impossibile sottrarsi. C’è inoltre il radicamento nella Chiesa latinoamericana che, nei suoi documenti, parte dal metodo “vedere-giudicare- agire”, dove il punto di partenza è la realtà del popolo più bisognoso, al quale occorre dare delle risposte che lo aiutino da vicino, anche se vengono da lontano. Se il metodo europeo, preferito dal predecessore (e qui l’A. è molto sfumato) parte dall’alto, il metodo latinoamericano, più permeato di concretezza sofferta, e con minori filtri di astrazione, parte dal basso per elevarsi, spesso come un grido di dolore, verso l’alto. Questa attenzione alla sofferenza esige una “mistica degli occhi aperti”, per vedere il dolore di Dio nel dolore dell’uomo, per avere un cuore misericordioso che muove le mani a soccorrere, anche a costo di “sporcarsi i piedi” nelle vie fangose delle periferie. È questa la rivoluzione della tenerezza e dell’amore di Francesco, che vede la Chiesa come una madre compassionevole, che non chiude gli occhi e sa scomodarsi.
Da tale prospettiva è più facile comprendere l’abbaglio di chi teme che il principio misericordia sia un lasciapassare per una vita più facile. Alla misericordia di Dio deve corrispondere la mia attenzione verso il mio prossimo. Al sentirsi oggetto di misericordia, corrisponde il diventare soggetto di opere di misericordia, il che comporta cambiamento e conversione. Altro che invito al disimpegno!
Così Francesco può parlare addirittura di conversione del papato. Kasper, scavando con sicuri strumenti d’indagine nella formazione teologica e spirituale di Francesco, ne deduce la inevitabile propensione per il cambiamento. Dove c’è sofferenza, il cambiamento è invocato e doveroso. E lo fa da teologo, da stretto collaboratore, da una posizione unica per svelarci le motivazioni teologiche del papa, perché non ci lasciamo sorprendere da eventuali sue sterzate alla barca di Pietro. Un’indagine precisa, che aiuta a capire da dove viene Francesco e dove desidera portarci.
E qui ci attende un’altra sorpresa: dove ci condurrà Francesco non lo sa neppure lui. Egli però sa due cose essenziali: che lo sa lo Spirito e che quello che vuole lo Spirito emergerà da un processo di ricerca nel quale è coinvolto tutto il popolo di Dio, con il quale Francesco intende camminare, prima di dire una parola chiarificatrice. Un lungo e paziente cammino, per ascoltare quello che lo Spirito dice alla Chiesa. Buon viaggio, Francesco!







