PAOLO DALL’OGLIO / UN PRETE NELLA RIVOLUZIONE SIRIANA
In apertura il libro contiene un invito indirizzato ai giovani europei perché s’impegnino in un’opera di accoglienza e di maggiore flessibilità nei confronti della comunità musulmana aiutandola sulla via della democrazia.
L’autore confessa, poi, di essere stato sospinto per tutta la vita da due forze che hanno operato insieme:
- la collera per l’impossibilità di accettare il mondo così com’è,
- e la luce intesa come realizzazione del disegno divino della vita, ossia come testimonianza di fratellanza umana universale.
Queste due forze, che danno il titolo al volume, ci permettono di capire l’opera e le prese di posizione di p. Dall’Oglio. Quando un potere politico, economico, sociale, mette radici con l’utilizzo sistematico della violenza, diventa estremamente difficile sconfiggerlo in modo non violento.
Iniziative positive di non violenza debbono sempre invitarci a cercare una soluzione alternativa, ma non ci autorizzano a rifiutare la solidarietà a un popolo che porta avanti la sua lotta per la libertà e giustizia con i mezzi che ha a disposizione.
La Siria ha un passato di regimi che le hanno impedito di evolvere verso una reale democrazia. Allora, da quale momento la nonviolenza diventa colpevole rassegnazione? E quando la violenza, assunta come legittima difesa, si trasforma di nuovo in aggressione colpevole? In Siria la resistenza e la clandestinità sono divenute necessarie per mancanza di un aiuto esterno. È così che la rivoluzione si è impantanata ed è stata spianata la strada al jihadismo estremo.
Su questo scenario si svolge l’attività di p. Dall’Oglio: un lavoro di mediazione, difficile, faticoso, che consiste nell’ascoltare le voci di tutti, anche degli estremisti, perché anch’essi hanno le loro ragioni.
L’ascolto e l’accoglienza sono ciò che caratterizza il monastero di Deir Mar Musa.
Chiamato a mediare tra i cristiani e i musulmani nella città di Qusayr, dove i cristiani venivano rapiti da frange islamiche estremiste, lo vediamo impegnarsi per la liberazione di un rapito. Ma questa sua attività lo rende inviso al regime e lo mette anche in una difficile posizione nei confronti della comunità cristiana che gli rimprovera un coinvolgimento politico. Gran parte della comunità cristiana teme che la rivoluzione possa portare a un’islamizzazione del paese, avendo come conseguenza una definitiva emarginazione dei cristiani, finora protetti da Assad. Nel frattempo, questo crea un solco sempre più ampio fra cristiani e musulmani.
Padre Dall’Oglio, in quanto religioso, non poteva più restare ed è quindi costretto a lasciare la Siria, ma la sua opera non si ferma e continua attraverso appelli e dibattiti televisivi. Si reca nel Kurdistan siriano per una possibile mediazione curda per la pacificazione intercomunitaria. Con amarezza l’autore riconosce che la rivoluzione per la libertà e la dignità è stata alla fine trascinata nel fango di una guerra civile tra musulmani sunniti e sciiti alawiti. È una guerra che non solo costituisce una minaccia per le condizioni minimali di vita dei cristiani orientali, che si sentono intrappolati tra i due campi, ma, più in profondità, è anche una guerra che lacera l’anima di p. Dall’Oglio.
Nel testamento, che conclude il libro, l’autore afferma che la comunità musulmana non è esterna alla sua coscienza, anzi è proprio la sua carne, il corpo umano cui appartiene, la sua comunità, la sua identità.
La comunità umana dovrebbe fare qualcosa per fermare questa guerra civile perché “non portare i pesi gli uni degli altri rende la vita insopportabilmente pesante”. Ammette che, nonostante tutti gli sforzi dispiegati in vent’anni di dialogo, i suoi tentativi per favorire un passaggio non violento a una democrazia matura sono andati falliti. Eppure, afferma di voler entrare in Siria per portare una testimonianza e gettare un seme.
Vorrebbe fare due cose nel senso dell’intercessione, del tentativo di essere “ponte”.
- La prima è di passare alcuni giorni in preghiera nel convento di Sant’Elia, danneggiato dai combattimenti, sull’Oronte, uno dei fiumi resi scarlatti dal sangue di quel popolo.
- La seconda è di andare in visita ai luoghi dei massacri.
Per quanto orribile sia la disgrazia siriana, ha una fede intatta nel fatto che questo paese, questo popolo e anche i combattenti musulmani venuti dall’estero, perfino gli islamisti di al-Qaeda arrivati in Siria, faranno un’esperienza di conversione a Dio, il Misericordioso, il Clemente.
Padre Dall’Oglio è tornato in Siria e si sono perse le sue tracce. Da mesi ormai non se hanno più notizie.







