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OPINIONI E OSSERVAZIONI - LA STRADA PER LO SVILUPPO

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Pubblichiamo due lettere pervenuteci ringraziando per le osservazioni e i suggerimenti venutici dalla prima. Dal Burkina Faso Maria Teresa Cobelli, collaboratrice di MO, ci presenta invece un esempio di un piano di sviluppo già operante in un villaggio.

OPINIONI E OSSERVAZIONI

Leggo in Missione Oggi n. 7 agosto-settembre, un'intervista a Leah Tsemel a cura di A. Garusi. Premetto di avere notato che l'articolo è presentato come una «opinione», anche se avrei preferito che questa parola

risultasse graficamente di più immediata leggibilità come nel sommario, che pochi leggono. Premetto ancora che non ho particolari simpatie per l'egemonia americana sul globo e sulla politica israeliana; però i spiace che la rivista sia in qualche modo coinvolta in una faziosità che è legittima nella professionalità della signora Tsemel, ma meno in chi potrebbe offrire in tutta serenità un servizio culturale ai suoi lettori.

Mi riferisco in particolare alla tesi per cui il ritiro dalla striscia di Gaza sia funzionale al programma colonialistico sulla Cisgiordania. Nulla di più probabile, per chi ha letto Machiavelli. Ma è solo questo il significato dell'operazione, sono solo queste le conseguenze possibili, il fatto non contiene anche potenzialità per gli israeliani di buona volontà?

Perché questo è il problema di ogni riforma: «tutto e subito» è impossibile, quindi ogni conquista parziale può anche essere letta solo come razionalizzazione dell'esistente. Comprensibile che così la pensi, sul campo, l'ottima signora Tsemel. Meno comprensibile che, sia pure in maniera indiretta, si esprima così in Italia una rivista seria come la nostra. A mio modesto avviso sarebbe stato necessario accompagnare questa intervista con una nota di redazione che accennasse almeno ad altre possibili o complementari letture del fenomeno e ci spiegasse perché il poco democratico Netanyau si è opposto al ritiro da Gaza.

Nello stesso numero leggo l'editoriale con un sommario delle buone notizie dall'Africa, e meno male che me le avete riferite voi, altrimenti non le avrei conosciute. Ma perché riservare un numero molto limitato di righe alle buone notizie, e dedicare annualmente molte pagine ordinarie e speciali a quelle cattive? Non si potrebbe aumentare il numero delle analisi estese e approfondite su quel po' buono che viene a galla?

ARTURO MILANESI - Brescia, Italia.


LA STRADA PER LO SVILUPPO

Questa volta vorrei parlarvi di una splendida esperienza di pianificazione dal basso. Un'animatrice burkinabé, nell'ambito di un progetto inter-governativo tra il Burkina Faso e l'Olanda, ha aiutato la metà dei villaggi del dipartimento di Nanoro a elaborare i loro piani di sviluppo triennali e a costituire le commissioni per la gestione del territorio a livello di un villaggio. Si tratta di un programma di responsabilizzazione totale, seppure assistita, delle popolazioni nella gestione del loro sviluppo.

Queste le tappe del processo. Quando l'animatrice va in un villaggio, riunisce separatamente i vari gruppi sociali (le donne, gli uomini adulti, i giovani, i vecchi) e fa esprimere ognuno sui loro problemi. Poi viene organizzata un'assemblea generale per metterli insieme e ridefinire le priorità, tenendo presenti le esigenze di tutti. Si stende poi la cartina del villaggio e quella delle risorse naturali di cui esso dispone, in modo che la gente si renda conto delle risorse umane, materiali e finanziarie su cui può contare. In seguito si passa all'analisi comunitaria dei problemi prioritari, per ognuno dei quali si ricercano le cause e le soluzioni più idonee. Il piano viene corredato da un budget - sempre elaborato con la gente - che prevede i mezzi necessari alla sua attuazione, a cominciare dall'apporto della popolazione stessa. Il piano dev'essere poi presentato ai vari servizi tecnici e amministrativi e alle autorità presenti sul territorio, che lo completano e lo approvano.

A questo punto la commissione deve mobilitarsi per cercare i finanziamenti mancanti. Quelli ottenuti vengono depositati su un conto intestato alla stessa, che deve assumere anche la responsabilità dell'esecuzione dei lavori, scegliendo gli imprenditori, controllando il loro operato e pagarli. L'animatrice, come me, è convinta che se si dà fiducia alla gente e la si responsabilizza, questa è capace di fare molto più di quanto non si pensi. Ho tra le mani uno di questi piani di sviluppo e scorrendolo mi convinco che la strada è questa: ascoltare, stimolare, dare fiducia, credere nella gente e non infantilizzarla come ancora troppo spesso capita, ma rispettare i suoi tempi.

MARIA TERESA COBELLI - Nanoro (Burkina Faso).



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