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Oceania, La Chiesa nel continente liquido

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Vasto mondo marino con terre sparse, in cui vivono 36 milioni di abitanti, l’Oceania è stata l’ultima area del mondo ad essere colonizzata e l’ultima ad essere restituita al potere locale. Sulle rotte disegnate dai venti e dalle correnti, popolazioni e culture si sono proposte, integrate e frammentate adeguandosi a una natura potente che ha suggerito pratiche religiose originali che a loro volta sono diventate tratti essenziali delle manifestazioni artistiche.

Oggi il “continente liquido” ospita 28 milioni di cristiani, frutto dell’immigrazione, ma anche dell’evangelizzazione.

L’epopea missionaria del continente parla anche italiano, una voce minoritaria, che tuttavia proprio tra le minoranze aborigene ha giocato una parte concreta e, soprattutto, slegata da mire coloniali. Un capitolo doloroso della colonizzazione, che ha visto coinvolte anche le giovani Chiesa australiane, fu il trasferimento coatto di bambini aborigeni operato in modo sistematico fra gli anni Dieci e Settanta del secolo scorso, nel tentativo di integrarli nella “società dei bianchi”.

In controtendenza l’opera della prima santa australiana, Mary Mc Killopp (1842-1909), figlia di immigrati, che dovette subire incomprensioni e anche la scomunica da parte della Chiesa locale, prima di vedere riconosciuto il valore della propria opera.

Il dossier cerca di fare il punto sulla presenza cristiana in Oceania,

guardando anche alle novità emergenti, come l’attenzione per gli aborigeni, le teologie indigene, il protagonismo delle donne.



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