Nuovi stili di missione
Vi sono due stili di missione chiaramente proposti nel Nuovo Testamento: quello di chi va e quello di fa venire. Gesù manda i discepoli a due a due, invitandoli a percorrere le strade degli uomini (Mc 6,7-13). C’è un andare che è viaggio, entrare in casa, condividere l’essenziale con l’altro: è la missione ad gentes. Ma c’è anche la missionarietà di chi arriva per vedere, di chi è affascinato e si lascia coinvolgere. Allora la vita del missionario è come lucerna sopra il lucerniere (Mt 5,14-16). Si tratta di due modelli che talvolta si tende a contrapporre e invece rappresentano anche le diverse stagioni della nostra vita di apostolato. C’è un tempo per andare e un tempo per stare. A volte predomina l’esigenza di andare e altre volte di affascinare. Riusciamo ad accettare queste diverse stagioni e modalità di missione? O ci appiattiamo su un modello che vogliamo plasmare a nostra immagine e somiglianza? La missione vive tra resistenza e resa, momenti di impegno disinteressato e momenti di silenzio e fuori dai giochi, stagione della notorietà e quella della dimenticanza. Si tratta di riportare nel cuore della Chiesa le narrazioni esistenziali di anni di missione, di vite consumate tra le strade e i villaggi poveri, di speranze accese in situazioni di ingiustizia. (b.b.)
Quale Missione in Italia?
- [Redazione Missione Oggi]
Rimangono sullo sfondo del nostro tempo nuove opportunità di servizio, per riscrivere una presenza evangelica:
*le nuove povertà create dall’attuale crisi economica: ci sono famiglie che non ce la fanno (il dramma di arrivare a fine mese), abbandonate a se stesse, rassegnate;
*l’immigrazione con tutte le forme sottili di esclusione e di non riconoscimento. Le nostre città conoscono presenze di immigrati cristiani ignorati o di immigrati che vengono a contatto con un cristianesimo inospitale e gelido;
*la vita decaffeinata (S. Zizek) contemporanea: molte realtà vengono depotenziate della propria caratteristica principale. Esiste così il caffé senza caffeina, la panna senza grassi, la birra analcolica, il sesso senza l’altro, la guerra senza vittime, la politica senza politici. Forse esistono persino missionari senza missione, come ci sono chiese senza fedeli. Occorre ridare valore e sapore alle differenze, a ciò che è specifico di ciascuno come ricchezza;
*nuovi stili di vita per nuovi stili di condivisione dell’umanità;
*favorire l’incontro concreto con il volto dell’altro senza tentazioni virtuali o fughe. Si tratta di testimoniare la bellezza della relazione e della parola che fa incontrare le persone e i luoghi. Il virtuale non interpreta la realtà;
*custodire la memoria della passione degli ultimi della storia, in sintonia con le loro sofferenze (cfr. J.B. Metz). Nasce lo stile di chi percorre la storia offrendo la vita;
*Accompagnare le “passioni forti” di chi si indigna, di chi è emarginato e non si arrende. Insomma, saper abitare le novità del nostro tempo, come ha scritto W. Szymborska nella poesia intitolata Nulla due volte (cfr. La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945- 2009), Adelphi, Milano 2009, p. 45). (b.b.)
Nulla due volte
Nulla due volte accade né accadrà.
Per tal ragione si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.
Anche gli alunni più ottusi della scuola del pianeta
di ripeter non è dato le stagioni del passato.
Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.
Ieri, quando il tuo nome qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa sbocciasse sul selciato.
Oggi, che stiamo insieme, ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma che cos’è? Forse pietra, o forse fiore?
Perché tu, malvagia ora, dài paura e incertezza?
Ci sei - perciò devi passare.
Passerai - e qui sta la bellezza.
Cercheremo un’armonia, sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
Come due gocce d’acqua.







