NUOVI SOGGETTI ECCLESIALI / PER QUALE MISSIONE?
Si va verso una polarizzazione dei modelli di evangelizzazione. Fermo restando il ruolo degli Istituti missionari, in via di ristrutturazione, la dialettica è oggi – soprattutto nei paesi di antica tradizione cristiana – tra chi vuole rimettere la missione “in mano alla gente” e chi la vede meglio portata avanti da “attori qualificati”, come denuncia papa Francesco, “in cui il resto del popolo fedele [è] solamente recettivo delle loro azioni” (Evangelii gaudium 120).
Non è solo una questione di teologia della missione e di ecclesiologia, ma anche di forme di Chiesa.
Se prevale l’istanza dell’efficienza e del controllo, vincerà il modello movimentista. Se prevale quella conciliare, tutti saremo bene o male evangelizzatori, come auspica la stessa Evangelii gaudium: “Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (n. 120).
Ma forse primeggerà una terza istanza, più istintiva, dettata dall’indolenza dei vescovi e dalla passività del laicato: e allora sarà la giungla dei modelli missionari.
Ogni Chiesa locale e ogni movimento si farà la sua strada e, come soggetto evangelizzatore collettivo, la grande Chiesa continuerà a esistere nell’immaginario popolare, in presenza di figure carismatiche e mediatiche come Giovanni Paolo II e Francesco.
Ci potrebbe essere una quarta istanza, da noi auspicata: che ogni Chiesa a livello nazionale, regionale o continentale, costruisca in loco il proprio modello di evangelizzazione.
Così ci sarebbero una teologia e una prassi della missione strettamente collegate tra loro e finiremmo per essere molto vicini a quella pluralità sinfonica di modelli missionari che si registra nel cristianesimo dei primi secoli.








