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NELLE MANI DI GOLIA / DIRITTI DELL’UOMO TRA STATO E MERCATO

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 Il volume curato da Paolo Moiola rappresenta un’antologia ragionata sullo stato dei diritti umani in contesti segnati sia dalla collocazione geografica, in un’ottica che vuole essere paradigma di condizioni di ingiustizie, sia dalle evoluzioni perniciose del mercato globale.

Nella premessa si mette subito in chiaro chi siano gli attori in gioco: la persona, lo Stato, il mercato. Le diverse sezioni del volume – che potrebbe apparire ambizioso per le numerose voci affrontate – hanno come collante “l’irrequietezza” della ricerca delle forme più opportune per la tutela dei diritti e la “appassionata” denuncia delle loro ambiguità e violazioni.

Nonostante le affermazioni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, a garanzia per ogni persona di una esistenza dignitosamente umana, violenze, torture e discriminazioni sono all’ordine del giorno.

Gli attori principali coinvolti in questo processo sono i piccoli (persone, comunità, popoli) schiacciati dalle mani di un Golia impastato in una costruzione sociale, lo Stato, che a compenso di una sua continua perdita di sovranità, nella funzione di tutela e cura dei suoi membri, assume sempre più un ruolo ancillare nel processo di globalizzazione economica neoliberista.

Nel mercato globale il fattore umano diventa sempre più residuale: potere economico, militare e finanziario hanno il sopravvento.

Il volume descrive le modalità di “attacco” a questi diritti, tra le quali emergono le guerre contro il diritto di movimento, residenza e asilo o contro i sogni dei bambini. Altresì vengono menzionati i tentativi di privatizzare l’accesso all’acqua potabile, così come lo scandalo dei padrini/padroni del cibo e non da ultimo la negazione dei  diritti fondamentali alla salute e al lavoro.

Una particolare attenzione viene data alla Rete, strumento di libertà di informare e di accedere alle informazioni, che nel testo viene annoverata come un bene comune da tutelare.

Ma la Rete è stata anche lo strumento fondamentale per la costruzione  della bolla finanziaria che ha creato arricchimenti repentini e impoverimenti altrettanto repentini. Un capitolo di estremo interesse è dedicato a “Dei diritti e delle religioni”, in cui vengono prese in considerazione due grandi religioni, la cattolica e l’islam. Le contraddizioni tra quanto affermato e la realtà mettono in luce le ambiguità insite in queste due grandi istituzioni.

La Chiesa cattolica non è ancora riuscita a spogliarsi dall’effetto Costantino, e la commistione con i centri di potere rappresenta una rinuncia alla propria missione liberatoria. La verticalità del potere al suo interno diventa paradigma della sua costruzione sociale. Nella stessa Chiesa molte agende sono ancora aperte in materia di diritti umani, anche al proprio interno. Per contro, il Concilio Vaticano II e le sue attuali rivalutazioni offrono un percorso di innovazione e di cambiamento in cui i riferimenti evangelici diventano fondamento dell’azione della Chiesa. Papa Bergoglio sta spalancando ampie porte alle ventate del Vangelo anche se le pietre d’inciampo sono innumerevoli: omofobia e parità di genere sono tuttora senza risposte adeguate.

Certo è che la Chiesa in questi ultimi anni ha imparato a chiedere perdono per gli errori commessi, e questo non è poco a fronte delle pretese di infallibilità.

Per quanto riguarda l’islam, tema molto sensibile in Occidente, valgono le parole di Karim Metref nel suo capitolo (Il mito dell’eccezione musulmana): “la situazione dei diritti umani nei paesi musulmani è preoccupante, ma non si può generalizzare la condizione di un miliardo di persone in un’ottica distorta che considera l’umanesimo e l’universalismo come una prerogativa dell’Occidente”.

Nella postfazione vi sono due contributi di rilievo, di Gianni Minà e di Paolo Farinella. Minà segnala una lista imbarazzante, in cui si è agito con ipocrisia in materia di diritti umani. La lista inizia con le prerogative del presidente americano che riceve ogni settimana una “kill list” da parte dei servizi segreti. La licenza di uccidere al servizio di un disegno egemonico ricorrendo all’ipocrita legittimazione di tutelare i diritti umani nel mondo. Alcuni risultati li abbiamo in Iraq e in Afghanistan. Farinella (L’ortodossia liberista e lo strame dei diritti), con la solita verve, fustiga l’asservimento della Chiesa italiana ai ciarlatani di turno, coltivando relazioni cortigiane con il potere politico, venendo così meno alla sua missione.

La storia recente gli dà ragione, anche se i cambiamenti in atto fanno ben sperare.

È un libro da tenere sempre a portata di mano, perché ogni pagina può servire ad avere argomenti per andare oltre l’indignazione.



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