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Spettacolo teatrale a cura di Missione Oggi e l’Associazione Culturale Teatro Dioniso di Brescia - Venerdì 7 maggio 2010, ore 21 Chiesa di San Cristo via Piamarta 9, Brescia - TESTI A CURA DI: Giorgio Saccaro Marisa Veroni - LUCI: Carla Marinoni - REGIA: Marisa Veroni - CON: Daniela Dante Stella di Milia Anna Massaro Laura Schreiber Massimo Pe’.

La condizione della donna “straniera” e “migrante” come momento di confronto con la diversità e complessità del mondo.

Fataumata, Monologo di Laura

Voglio raccontarvi la storia di una donna, Fataumata, una storia simile a quella di milioni di donne come noi, nate nella miseria e che nella miseria moriranno. La sua pelle è color dell’ebano scuro, i suoi capelli ricci, le labbra grosse, e denti bianchissimi, prima di spezzarsi, gli occhi senza età e i grandi piedi nodosi, gonfissimi per il troppo camminare. È di quei piedi crepati, con le croste sulla pelle e le dita pietrificate, che vi voglio parlare.

Quei piedi camminano da quando è nata, là nel remotissimo Gambia, un paese che poca gente conosce, perché... a chi mai può interessare il Gambia? Là, nella “barbara Africa”, mettendosi a correre per tempo, quei piedi l’hanno salvata da qualche belva, o da quei seminudi e tatuati nemici che, per il fatto di avere un altro dio, o parlare un’ altra lingua, erano decisi a far sparire lei e tutta la sua tribù. Qua, nella ‘civilizzata’ Europa, i suoi veloci piedi l’hanno salvata dalle fiamme, nelle quali volevano farla bruciare altri nemici, tatuati, giovani, anche questi probabilmente rapati e, ovviamente, convinti che Fataumata e la sua tribù non hanno diritto all’esistenza, che il mondo, voglio dire l’Europa, l’Italia starebbe meglio senza la sua nera presenza.

Odissea, Dialogo

Quando finirà la nostra odissea? Venimmo al mondo e nessuno ci disse che non c’era posto per noi. Ogni giorno interroghiamo il mare, spiamo invano il sentiero che conduce a casa. Accettate miseria, guerra, tormento come pioggia caduta dal cielo. Ognuno resti al suo posto. Gialli, neri, afgani, tunisini, non provate a muovervi. Guai a chi si muove. Non c’è più spazio sulla terra per noi.

La prostituta, Monologo di Stella

Sono nata vicino a un ruscello, al corso d’acqua ereditato. Ben presto torbido di terra grigia. Giocavo con le pietre. Della città non conoscevo che il rumore, e per me il cielo altro non era che una vela popolata di nuvole. Vengo da una terra dove crescono con il sole arbusti selvatici. I miei genitori l’hanno lasciata per andare in città. Mi trascinavo nella polvere e nell’illusione. Avevo le ginocchia insanguinate. I capelli arricciati dalla notte. Camminavo per le strade e per le piazze.

Ho inventato tutto: le pietre, le case, il canto. La mia vita? La mia vita fu dapprima un terreno abbandonato dove si ammucchiavano i rifiuti e la disperazione di donne e ragazze che non sapevano dove andare. Non capivo niente di quanto accadeva. Poi venne il richiamo della fortuna e dell’esilio. Dovetti correre un bel po’ prima di partire. Ho firmato dappertutto. Lasciavo le mie impronte digitali e un po’ del mio sangue. Sono venuta nel tuo paese con il cuore in mano, sono venuta, siamo venute per guadagnarci da vivere, per salvaguardare la nostra morte. Il tuo paese non lo conoscevo, era un’immagine, un miraggio, ma senza sole.

La fortuna, bella storia! L’esilio, che sconforto. Ho passato frontiere. Ho lasciato impronte digitali dappertutto; nella nuca mi hanno ficcato degli spilli. Era una semplice questione di faccia, di colore della pelle e di porte chiuse a chiave. Frugarti all’ingresso del territorio non gli bastava. Ci spolveravano di disprezzo e di bestialità. Protestare? Protestare era già una provocazione. Lasciavamo fare. Allora guardavamo da un’altra parte. Si seguiva la traccia del fumo del cielo; si cercava di decifrare le immagini o si scherzava sui baffi del brigadiere. Mi lasciavo andare alle fantasticherie per non vomitare la collera che masticavo in silenzio. Attraversavo la folla e i muri.

Itaca, Kavafis

Se per Itaca volgi il tuo viaggio fa voti che sia lunga la via piena di conoscenza e di avventure. Di Lestrigoni o Cìclopi o Poseidone infuriato, non avere paura sulla tua strada mai li troverai se resta alto il tuo pensiero e squisita emozione ti tocca spirito e corpo. Lestrigoni e Cìclopi o il feroce Poseidone non incontrerai se non li porti dentro la tua anima, se la tua anima non li drizza di fronte a te. Fa voti che sia lunga la strada e tanti i mattini d’estate con che gioia, che piacere entrerai in porti sconosciuti. Fermati negli empori dei Fenici, acquista bella mercanzia madrepore e coralli, ebani e ambre, voluttuosi aromi d’ogni sorta quanti più puoi voluttuosi aromi.

Recati nelle città d’Egitto a imparare, a imparare dai sapienti. Ma nella mente tieni sempre Itaca, arrivare lì è la tua destinazione. Ma non affrettare il viaggio, affatto, meglio che duri molti anni, che vecchio attracchi all’isola ricco di quanto guadagnasti senza aspettare che Itaca ti dia ricchezze. Itaca ti ha donato il bel viaggio, senza di lei non ti mettevi in via. Nulla ha da darti più. E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso.

Reduce così saggio di tanta sapienza avrai capito cosa vuol dire un’Itaca.



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