Missione Oggi, Si riparte
Nella sua lunga storia, “Missione Oggi” ha vissuto diverse “ripartenze”, indicate anche dal cambio di nome. Nata nel 1903 come “Fede e Civiltà”, nel 1927 diventa “Le Missioni Illustrate” fino al 1947, riprendendo successivamente il nome originario fino al 1978, quando opta per l’attuale. In questi 114 anni di vita, oltre al nome e agli stili tipografici, sono cambiati anche il metodo e la visione della missione.
Se all’inizio del Novecento non suscitava sospetti un nome come “Fede e Civiltà”, essendo l’attività missionaria ancora intesa come “conquista” dei popoli infedeli alla “fede” e alla “civiltà” cristiane, nel secondo dopoguerra, grazie al processo di decolonizzazione ma soprattutto al Concilio Vaticano II, tale nome diventa piuttosto ingombrante, in quanto ritenuto frutto di un pregiudizio culturale eurocentrico, oltre che di un pregiudizio religioso che giustificava la superbia e la cecità dei “conquistatori” cristiani di fronte alla presenza di Dio e del suo Spirito nella plurimillenaria esperienza spirituale di popoli e paesi cosiddetti pagani.
Da qui la prima grande “ripartenza” della rivista, quella conciliare, che nel 1979 si traduce anche nel nuovo nome, “Missione Oggi”, a dire la verità abbastanza dimesso – missione era già un termine equivoco, ambiguo, che significava tutto e il suo contrario –, eppure attuale, grazie all’avverbio “oggi” e soprattutto alle tre parole chiave che l’accompagnano – annuncio, dialogo, liberazione –, che manifestano un’inversione di priorità nella missione: il Vangelo è una buona notizia (annuncio) indissolubilmente legata ai destinatari (dialogo); non si può evangelizzare ignorando il contesto (liberazione).
Da una missione intesa come “conversione-civilizzazione” dell’altro, all’interno di un progetto di assimilazione e di sviluppo, dove i missionari stranieri erano i protagonisti assoluti (“missioni estere”), ad una missione come liberazione, segno di contraddizione, inculturazione, dove i veri protagonisti sono gli stessi destinatari (“Chiese locali”).
Oggi, in tempo di crisi degli istituti missionari, il cui numero di membri europei (anche italiani) è in decrescita vertiginosa, la nostra rivista è chiamata ad un’altra “ripartenza”, non meno ardua di quella conciliare. Non si tratta solo di riscoprire la specificità (carisma) di tali istituti nella “trasformazione missionaria” di tutta la Chiesa sollecitata da papa Francesco, ma anche di far fronte alla sostenibilità economica di un prodotto (rivista missionaria) che deve fare i conti con la più vasta crisi della carta stampata e con la rivoluzione digitale.
In questi ultimi due anni, la crisi si è tradotta per noi di “Missione Oggi” nel processo, non indolore, di liquidazione della cooperativa Csam di Brescia, cui faceva capo la rivista, e di chiusura di tre storiche attività dei Saveriani: la “Libreria dei Popoli”, la rivista “CEM Mondialità” e “Videomission”. Ci siamo sentiti più orfani e fragili.
Nel frattempo, il 3 dicembre 2016, è nata l’Associazione Missione Oggi, cui è stata affidata la gestione e la promozione delle attività editoriali e culturali dell’omonima rivista, che uscirà nel 2017 con 6 numeri, di 64 pagine, in versione cartacea e online.
Seppure un po’ paralizzati dal processo di liquidazione della cooperativa, osiamo guardare avanti, grazie alla neonata associazione e soprattutto al sostegno di tanti amici, abbonati, lettori e lettrici di “Missione Oggi”, che ringraziamo per la fiducia già dimostrata attraverso il rinnovo dell’abbonamento, nonostante i disagi e i ritardi provocati dalla spending review (riduzione del personale) e dal passaggio di gestione alla nuova associazione, oltre che dalle Poste italiane.







