"MISSIONE OGGI" COMPIE 100 ANNI E GUARDA AL FUTURO
Missione Oggi compie un secolo, anche se nacque col nome di Fede e Civiltà. Abbiamo chiesto di ripercorrerne le tappe più significative ad alcuni ex direttori, non con intenti celebrativi, ma per riflettere sul ruolo della rivista nel contesto attuale.
Augusto Luca: nato come organo col quale i saveriani comunicavano con famigliari, amici e benefattori, Fede e Civiltà divenne ben presto una vera rivista, offrendo pure una ricca documentazione sulla pastorale missionaria.
Meo Elia: MO non dev’essere percepita come uno strumento “per” l’Istituto saveriano, ma “dei” saveriani “per” un mondo più giusto e fraterno, più secondo il cuore di Dio.
Meo Elia, perché nacque Fede e civiltà e com’è cambiata Missione Oggi?
Fede e civiltà iniziò come una un foglio di collegamento delle missioni saveriane, che allora erano solo in Cina. Il grande cambiamento è avvenuto quando si è sentito il bisogno di prendere un indirizzo più specificatamente culturale. Questo ho portato a uno sdoppiamento: da un lato è nata Missionari Saveriani (destinata ad amici e benefattori), dall’altro Fede e civiltà ha assunto un obiettivo culturale.
Per cultura intendo tre elementi. Innanzitutto capire le cause delle situazioni mondiali, dentro e fuori la chiesa: quindi da dove vengono certe storture, la logica che c’è sotto. Oggi diremmo anche la ”antropologia” che soggiace a certi indirizzi sociali. Secondo: un senso critico, in nome sia della ragione sia del Vangelo.
A questo riguardo, è stato fatto un importante passo in avanti, quando si è allargata la redazione a un gruppo di laici. Fui io ad avere quest’intuizione, quando assunsi per la prima volta la direzione di MO nella seconda metà degli anni 60. Ciò ha determinato per la rivista l’ampliamento dell’orizzonte della missione: non solo quella riguardante le “missioni”, quindi i problemi interni alla chiesa (il dialogo, l’inculturazione), ma l’incontro del Vangelo con le grandi questioni del mondo (le ingiustizie, le guerre, i razzismi, ecc.).
Il terzo elemento è un’azione per far emergere una nuova logica, una nuova antropologia. E qui entrano in gioco le esperienze, i movimenti anche di popoli (da quello operaio al femminista, dai sem terra agli indigeni).
Questi tre elementi sono stati sviluppati, da quando la rivista ha deciso di dedicarsi a tematiche mondiali, oltre la visione puramente intra-ecclesiale. Ogni periodo, direttore o gruppo redazionale ha sottolineato più un aspetto o un altro: più la politica o l’economia, ecc. Ma il gran salto culturale è avvenuto allora.
Qual è il prezzo che si paga per essere fuori dal coro?
La prima volta che assunsi la direzione di Fede e civiltà, poi mi “guadagnai” la partenza per le missioni – allora era il Congo – grazie alle proteste per le prese di posizione contro la guerra americana in Vietnam. Stavolta c’è un certo consenso nell’Istituto contro la guerra preventiva inventata dal presidente Bush.
Tuttavia il prezzo che una rivista paga per le sue posizioni indipendenti resta notevole: in termini di abbonamenti, soprattutto. C’è chi in questi mesi ha disdetto il proprio, accusandoci di essere antiamericani. Ma noi critichiamo la politica estera (e interna, per le violazioni dei diritti umani) di questa amministrazione; mentre siamo solidali con quella grande fetta di Stati Uniti che ne rifiuta la logica guerrafondia. In gennaio, per esempio, la rivista racconta la storia di Rachel Corrie, l’attivista uccisa mentre cercava di impedire col proprio corpo l’abbattimento di case palestinesi.
Che senso ha oggi Missione Oggi?
Si vuole offrire un servizio gratuito. Nel senso che i saveriani non devono avere finalità dirette a un proprio guadagno. Questa mi sembra una dimensione acquisita. Ovviamente, può essere messa in discussione in qualsiasi momento; ma è bene prenderne atto come valore caratteristico fondamentale.
Più in generale direi che non si può non parlare di quanto è profondamente mutato a livello mondiale: è cresciuto il clima di violenza, di inimicizia. Oggi siamo in stato di guerra, da una parte. Dall’altra, è cresciuta la presa di coscienza di tutto un popolo: quello della pace. È cresciuta pure la percezione di una convergenza – per usare le parole di Giuseppe Dossetti, da noi riprese – tra le motivazioni evangeliche e quelle della ragione per dire un no assoluto alla guerra, a ogni guerra, senza “se” e senza “ma”. MO si è trovata, quasi per istinto, a diffondere tali motivazioni.
Nell’ultimo decennio della rivista il no alle guerre è stato una costante. Ci siamo via via resi sempre più conto che questo no deve essere assoluto. In nome del Vangelo, della ragione e delle vittime (sono esse a unificare Vangelo e ragione).
Chi potrebbe mettere a rischio l’indipendenza di Missione Oggi?
Un grosso rischio potrebbe venire da chi non riflettesse sufficientemente sul servizio disinteressato di cui dicevo. È un valore in sé, importantissimo per la rivista. MO non dev’essere percepita come uno strumento “per” l’istituto saveriano, ma “dei” saveriani per un mondo più giusto, più fraterno, più secondo il cuore di Dio.
Un po’ in tutti gli istituti missionari, in Italia, c’è la preoccupazione di mostrare la propria identità, pensando che il calo di vocazioni sia dovuto a una non sufficiente esposizione. Ricordo che il mio maestro, p. Gardini, quando iniziai questo lavoro negli anni ’60, affermava che la miglior propaganda è quella che non si fa. In questo senso, Missione Oggi può essere la miglior propaganda dei saveriani, nella misura in cui è fedele a questa dimensione di gratuità. Che poi è lo stile dell’agire di Dio.
A cura di ALESSANDRA GARUSI.
FEDE E CIVILTÀ
La rivista dell'Istituto dei Missionari Saveriani, intitolata Fede e Civiltà, nasce nel dicembre 1903, ma il primo numero fu preceduto dalla pubblicazione di un foglio, il 17 febbraio 1900, che aveva lo scopo di interessare la popolazione di Parma a una fiera di beneficenza, organizzata da Guido Conforti, a beneficio dell'erigendo Istituto.
Il numero saggio fu stampato in 1000 copie. Poi diverrà l’organo ufficiale col quale i missionari comunicavano agli amici le attività dell'apostolato e l’Istituto faceva conoscere al propria opera. Le relazioni erano pubblicate in forma di lettera.
Con l’arrivo di p. Mario Frassineti alla direzione, il mensile prese un’altra veste e linea. Egli si proponeva di produrre una rivista all'altezza dei tempi, in grado di essere venduta nelle edicole. Nel 1927 mutò il titolo in Le Missioni Illustrate, esplicitando la volontà di far conoscere i luoghi di missione, i missionari e le loro opere non solo attraverso scritti, ma anche con foto. Per la prima volta a un grafico fu richiesto di curare la veste esterna della rivista, che uscì in carta lucida, con la copertina a colori, molte illustrazioni e vere e proprie corrispondenze giornalistiche dalle missioni.
Nell'immediato dopo guerra la rivista riprese il nome originario e fu posta nelle mani di p. Vittorino Vanzin e p. Augusto Luca, insieme all'equipe formatasi attorno al Cem (Centro di educazione alla mondialità) e all’editoria dell'Istituto, fino alla partenza dei due rispettivamente per il Messico e il Giappone (1951-52). P. Luca tornò nel 1974 alla direzione di Fede e Civiltà, che diede priorità alle relazioni dalle missioni, offrendo una ricchissima documentazione sulla pastorale missionaria.
AUGUSTO LUCA.







