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MISSIONARI/E MARTIRI / UOMINI E DONNE DI PRIMAVERA

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Il 24 marzo di ogni anno la Chiesa cattolica celebra la Giornata dei missionari martiri. Istituita 34 anni fa, in seguito al martirio dell’arcivescovo di San Salvador, Oscar Romero, assassinato il 24 marzo 1980, quest’anno la Giornata si celebra a ridosso del 30° anniversario del martirio dei sette monaci francesi di Tibhirine, in Algeria, uccisi il 21 maggio 1996, dopo essere stati rapiti nella notte tra il 26 e il 27 marzo. La loro vicenda ha suscitato un’inedita onda d’emozione anche nella Francia più laica, soprattutto all’uscita, nel 2010, del film Des hommes e des dieux (Uomini di Dio). Il loro martirio – come l’aveva, profeticamente, presagito lo stesso priore del monastero, padre Christian De Chergé, riferendosi ai quattro Padri Bianchi assassinati a Tizi Ouzou il 27 dicembre 1994 – si distingue per la sua dimensione comunitaria. Infatti, i monaci avevano scelto, attraverso un sofferto discernimento comunitario, di restare con la loro gente nonostante la guerra civile. “Uomini di Dio” che ci testimoniano “un Dio di uomini” più forti dell’odio che li ha assassinati.

Così è stato anche a Buyengero, in Burundi, poco più di trent’anni fa, con i padri saveriani Ottorino Maule e Aldo Marchiol, uccisi il 30 settembre 1995 insieme a Catina Gubert, laica missionaria di Fiera di Primiero (TN). Era sabato sera, tre militari fanno irruzione nella loro casa, fanno inginocchiare i due padri e li uccidono a bruciapelo. Un colpo alla tempia per Ottorino, due per Aldo, un colpo al cuore per Catina. Una vera e propria esecuzione. Per loro non fu una sorpresa. Infatti, «in marzo, in un momento particolare di tensione e pericolo – scriveva lo stesso Ottorino due mesi prima del martirio –, il governo italiano ci invitava a tornare in patria. Alla radio del Burundi avevano parlato di questo invito. Immaginate l’allarme che la notizia aveva portato tra la nostra gente! Un ragazzo mi ha chiesto: “È vero che ve ne andate?”. Gli ho risposto: “Noi abbiamo deciso di restare con voi”. Dovreste aver visto il sorriso e la gioia sul suo volto!». “Se muoio lasciatemi laggiù... Se mi toccasse di rimanere vittima di questa guerra civile, a me piacerebbe restare qui! Basta una stuoia come la povera gente”, scriveva Catina ai familiari. Parole come queste hanno favorito l’avvio dell’iter di beatificazione, con l’abbé Michel Kayoya, ucciso nel 1972, e i 40 seminaristi di Buta, sterminati nel 1997. Il loro sangue e la loro carne si sono mescolati con la terra del Burundi e stanno, come semi, piantati nel suo cuore. Uomini e donne di Primavera!

Uomini e… donne di Primavera, come le tre missionarie di Maria-saveriane Olga, Lucia e Bernardetta, il cui martirio è tornato alla ribalta dopo l’arresto a Parma, il 26 febbraio scorso, di un indagato per l’orrendo femminicidio consumato a Kamenge, in Burundi, 12 anni fa. Ormai anziane e malate, le tre sorelle si erano spese senza risparmio nella loro missione. Tra il pomeriggio del 7 e la notte dell’8 settembre 2014 si sono scontrate con la potenza del male, avevano annunciato e testimoniato la potenza dell’amore crocifisso. Tutta la malvagità del mondo sembra essersi scaricata sui loro fragili corpi malati – diventati il macabro teatro delle violente lotte degli uomini al potere in Burundi. Olga, Lucia e Bernardetta, caparbie donne di Pasqua, capaci con la loro disarmante audacia di accorciare la notte armata del male che sembra averle orribilmente inghiottite nel cuore dell’Africa.
Olga, Lucia e Bernardetta, donne di Primavera!



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