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Questo mese avevo pensato di riflettere sullo spirito missionario dei cattolici egiziani, in occasione del primo congresso missionario che doveva aver luogo all’inizio di febbraio. Sfortunatamente, ma comprensibilmente, il congresso è stato spostato a data da definirsi.

Il tema della missione dovrà attendere per un po’ per lasciare spazio a una riflessione sulla situazione attuale dell’Egitto.

Le manifestazioni sono cominciate il 25 gennaio, una festa civile inserita nel calendario nazionale l’anno scorso per festeggiare le forze di polizia. Sono continuate il venerdì successivo con la gente che si raccoglieva nel Maydan al-Tahrir, Piazza della Liberazione, al centro della città del Cairo, dopo la preghiera di mezzogiorno. La fine della giornata è stata segnata da violenti scontri, l’incendio di alcuni edifici pubblici, compreso il quartier generale del Partito democratico nazionale (Pdn), il partito del presidente, e alcune stazioni di polizia. Quella stessa notte la polizia è stata ritirata dalle strade, e l’esercito è stato dispiegato nel centro della città e in altri punti strategici.

Purtroppo questo ha lasciato via libera ai saccheggiatori. Dal 28 gennaio la gente ha continuato a raccogliersi in piazza Tahrir, mentre gli organizzatori invitavano a mettersi in marcia (Un milione in marcia) verso il palazzo presidenziale, il 1° febbraio. La manifestazione è stata pacifica ma è finita in scontri tra quanti chiedono le dimissioni del presidente Mubarak e i suoi sostenitori.

Chi sono gli organizzatori di queste manifestazioni?

L’iniziativa è venuta principalmente dai giovani, desiderosi di cambiamento, insieme ad altri movimenti che chiedono maggiore libertà e democrazia. La maggior parte dei partiti politici di opposizione ha esitato a sostenere ufficialmente le manifestazioni, sebbene avessero permesso ai loro iscritti di partecipare.

All’inizio i Fratelli Musulmani hanno preso questa posizione, ma con il passare dei giorni si sono coinvolti maggiormente nel movimento di protesta.

Quali sono i fatti sottostanti a questo movimento popolare, senza precedenti, contro il regime?

Fattori economici, condizioni sociali che rendono la vita molto difficile per la gente, aumento dei prezzi, disoccupazione, l’allargarsi della forbice tra ricchi e poveri. Si può aggiungere un generale senso d’insoddisfazione riguardo alla mancanza di diritti politici, e poi i brogli in favore del partito di governo (Pdn) alle recenti elezioni. È importante notare che le ragioni di questa rivolta popolare non sono religiose. Cristiani e musulmani domandano insieme le stesse cose. Agiscono non come appartenenti a gruppi religiosi diversi ma come cittadini egiziani.

Nei primi giorni della protesta, in seguito al ritiro della polizia dalle strade, gli abitanti, senza distinzione, musulmani e cristiani, hanno spontaneamente formato comitati di quartiere per provvedere alla sicurezza delle abitazioni e dei negozi, a dirigere il traffico e a sostituire la polizia nelle strade.

Si potrebbero raccontare numerosi aneddoti a questo riguardo. Mi limito a uno soltanto. Un musulmano si è alzato presto la mattina ed è andato a comprare il pane che poi ha distribuito a tutto il condominio, cristiani compresi. Durante i giorni della protesta nessun luogo di preghiera, sia chiese sia moschee, è stato attaccato, né si è avuta alcuna notizia di molestie alle comunità cristiane. Il patriarca della Chiesa copta cattolica, card. Antonios Naguib, ha detto in un’intervista che le proteste hanno dimostrato una meravigliosa unità tra cristiani e musulmani.

Si spera che l’unità e la solidarietà espresse in questa occasione aiuteranno a cambiare la mentalità della gente e a far crescere una maggiore e reciproca accettazione e collaborazione.

Nel momento in cui scrivo, la crisi non è ancora risolta. Gli egiziani aspettano tempi migliori. Il patriarca Naguib ha chiesto a tutte le comunità cattoliche di pregare per questa intenzione, e così si elevano preghiere a Dio le cui parole, tratte dal profeta Isaia recitano: “Sia benedetto il mio popolo l’Egiziano” (Is 19, 25).

  • Il Cairo, 4 febbraio 2011.


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