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Laurean Rugambwa, Il simbolo africano del concilio

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Il 15 dicembre 1997 atterrammo all’aeroporto di Bukoba con i resti mortali del card. Laurean Rugambwa, accolti dal coro della cattedrale. Migliaia di persone, con una fascia nera al braccio in segno di lutto, cantavano “Viva Kardinali Rugambwa!”. Iniziai a piangere, perché ciò mi riportava alla mente i quasi quarant’anni della nostra conoscenza. Ricordo che da seminarista (avevo 13 anni), tutte le volte che veniva in visita, non appena vedevamo la sua auto, io e i miei compagni ci precipitavamo fuori dall’aula e lo circondavamo, baciandogli l’anello e cominciando a cantare nel locale dialetto Kihaya “Viva il cardinal Rugambwa! Consentici di salutarti ed esaltarti, tu sei l’orgoglio e la forza dell’Africa, l’amato di Buhava, noi, tuoi figli, ti salutiamo e ti offriamo il nostro rispetto, preghiamo perché tu possa guidare il nostro paese in pace e con saggezza ed esserne la gloria…”.

Rugambwa è stato il primo cardinale africano e il simbolo africano del Concilio Vaticano II. Era nato a Bukoba, in Tanzania, il 22 luglio 1912. Ci si può chiedere perché sia stato scelto come primo principe della Chiesa d’Africa. Oltre alla sua statura regale, alla sua personalità e al suo carattere, era un uomo con una forte impronta pastorale.

La scuola del vescovo

Nel 1952, quando fu nominato vescovo ed assegnato alla zona della bassa Kagera, un territorio poverissimo con preti africani senza un soldo, la prima direttiva che diede ai suoi preti fu di mobilitare la gente, di aprire scuole e ambulatori, anche in capanne di fango. Per dare l’esempio, sovrintese personalmente alla costruzione di una scuola vicino alla sua residenza, che in seguito divenne nota come “Scuola del vescovo”.

Costruì chiese, scuole e ambulatori. Con l’istruzione e l’associazionismo favorì lo sviluppo di un’éliteculturale che ebbe benefici effetti nel paese.

Diede la priorità all’istruzione delle donne. Le associazioni da lui promosse favorirono la partecipazione della gente in campo sociale, economico e politico, consentendo l’emergere di numerosi leader in settori diversi della società. Fu il terzo vescovo africano dell’era moderna, dopo i vescovi Joseph Kiwanuka di Masaka (Uganda, 1939) e Aloys Bigirumwami di Nyundo (Rwanda, 1952), e dimostrò che gli africani possono essere dei buoni leader.

Porta bandiera dell’Africa

Amadeus Msarikie, vescovo emerito di Moshi, lo descrive così: “Un uomo alto, esile, di bell’aspetto, che camminava con grande dignità, con una calma che rifletteva la sua grandezza. Era un uomo con una grande fede in Dio e con una grande devozione alla Vergine Maria. Si vedeva in lui un uomo destinato a grandi cose, come il suo nome implica: Rugambwa, il famoso”. Era un uomo semplice e lo si poteva incontrare mentre scherzava con i giardinieri e i fattorini.

Dal marzo 1960, quando fu nominato cardinale da Papa Giovanni XXIII, divenne il portabandiera dell’Africa, non soltanto nella Chiesa Cattolica, ma anche in campo politico e sociale. Nel 1962 fece un intervento al parlamento tedesco per sottolineare l’importanza dell’istruzione femminile: ricevette i fondi per costruire una magnifica scuola secondaria per ragazze che porta il suo nome. Fu il simbolo dell’uomo nero, al punto che ogni volta che si recava in visita negli Stati Uniti era ben accolto dai neri che spesso lo portavano in spalla! Ricevette molte lauree honoris causa da parte di Università degli Stati Uniti.

Coordinatore della delegazione africana al Concilio

Nella breve biografia a lui dedicata, il vescovo Nkalanga, anch’egli Padre conciliare, ricorda il ruolo del card. Rugambwa al Concilio. La delegazione africana era considerata debole e vescovi di altri continenti intendevano parlare al posto dei vescovi africani e definirne le necessità. I vescovi africani, sia del clero regolare sia missionari, si organizzarono designando il card. Rugambwa quale loro portavoce. Così fu costituito il SECAM, per unire i vescovi africani, che vide il card. Rugambwa come suo primo presidente. Rugambwa fu l’unico vescovo africano a parlare davanti a tutti i Padri conciliari. Egli rappresentava bene i vescovi africani non perché fosse un grande teologo, ma perché aveva un’eccezionale capacità di coinvolgere esperti e vescovi nel preparare i suoi interventi. Così tutto ciò che egli esponeva rappresentava il punto di vista degli altri vescovi e non il suo personale.

Anche dopo il Concilio, Rugambwa incoraggiò e coinvolse teologi locali, soprattutto nei seminari, nel produrre documenti per divulgare i risultati del Concilio.

Fu durante i lavori del Vaticano II che l’AMECEA, che riunisce i vescovi dell’Africa orientale e centrale, fu rafforzato e utilizzato per far fronte comune nel presentare le richieste al Santo Padre, come fece il vescovo Mazzoldi dell’Uganda, la cui domanda di avviare la Congregazione missionaria africana degli Apostoli di Gesù fu accolta. Rugambwa incarnava lo spirito di Giovanni XXIII, che fu alla base del Concilio, come un pastore che cerca ciò che unisce.

Cercava ciò che unisce

Come arcivescovo di Dar es Salaam, la capitale della Tanzania in prevalenza abitata da musulmani, invitò a stabilirvisi varie congregazioni religiose e sacerdoti, così da aprire molte parrocchie e cambiare la mappa religiosa della città. Riuscì a fare della città una comunità unita. A livello nazionale, Rugambwa fu il principale ispiratore della Conferenza episcopale della Tanzania. Mathias Joseph Isuja, vescovo emerito di Dodoma e una delle più eminenti personalità della Conferenza stessa, ne parla così: “La sua presenza nella Conferenza non solo ispirava rispetto e sicurezza, ma anche disciplina; se qualcuno si smarriva, lo chiamava e una sua parola era sufficiente a risolvere la questione”. Sul piano politico, William Benjamin Mkapa, già presidente della Tanzania, ha scritto: “Come presidente, ho sperimentato quale buon ascoltatore delle opinioni altrui egli fosse, aveva un’ottima capacità di capire i problemi e dava pareri molto saggi.

Al suo popolo ha portato progressi materiali e spirituali, senza suscitare conflitti con le autorità o con le altre religioni”.


SIMBOLO DELLE CAPACITÀ DEI NERI

Il card. Rugambwa fu un pastore pieno d’amore, animato da spirito pragmatico. Fu un fattore di unità nella sua diocesi, nel suo paese, in Africa. Nel 1960, come primo cardinale africano, prima che la maggior parte dei paesi africani diventasse indipendente, divenne il simbolo dell’orgoglio e delle capacità dei neri non solo nella Chiesa Cattolica, ma in tutto il mondo, senza riguardo all’appartenenza religiosa. Sebbene abbia vissuto una vita semplice e umile, aveva grandi ideali e capacità di gestione.

Uno dei suoi grandi ideali fu quello di sollevare i neri dalla miseria attraverso l’istruzione.

Egli è ricordato per la sua semplicità, per la cura pastorale, in particolare per le necessità spirituali e sociali della gente, e per la sua attenzione agli operatori pastorali. I suoi rapporti con tutti, funzionari governativi compresi, erano amichevoli.

Ha lasciato una ricca eredità a tutti, soprattutto nei luoghi dove ha lavorato.



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