Sono un prete che opera nel Maranhão (Brasile), da circa venticinque anni, e il mio approccio all’antropologia è fortemente segnato dalla mia biografia di cattolico e di prete. So che in Italia essere cattolici e essere ricercatori suona, in molti ambienti, come un ossimoro. Forse si tratta dell’eredità illuminista che volle separare nitidamente il campo della ragione e il campo della fede, o, forse, più semplicemente, si vuole fare di ogni erba un fascio, a partire dall’egemonia di movimenti conservatori, e talvolta fondamentalisti, che controllerebbero il mondo universitario cattolico. È doveroso e ovvio ammettere che una giusta dose di anticlericalismo è salutare, quando si cercano verità. Alla maniera di Francesco Remotti, per esempio. Non dovrebbe allora stupire che i monaci di Camal…
Articolo disponibile solo agli abbonati. Se hai già un abbonamento accedi con le tue credenziali oppure clicca sul pulsante rosso per attivare un nuovo abbonamento.