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La pretesa universalità della morale occidentale

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Fondamenti di un’etica africana

Pretesa Universalita LibroIl tema attorno al quale ruota questo interessante volume di Bénézet Bujo, uno dei più noti e significativi teologi del continente africano, è la questione dell’inculturazione del messaggio evangelico.

Reagendo nei confronti della “pretesa universalità della morale occidentale” e illustrando con cura i robusti fondamenti dell’etica africana, Bujo intende richiamare l’attenzione sulla necessità che la Chiesa avvii un fecondo dialogo tra modelli culturali diversi, favorendo integrazioni e correzioni vicendevoli e rendendo in tal modo trasparente l’universalità della proposta cristiana.

Questo assunto è sviluppato nel volume attraverso un ampio itinerario, che prende anzitutto avvio da un’accurata analisi dell’immagine dell’uomo quale risulta dall’accostamento alla cultura africana e quale soprattutto si riflette nella conseguente concezione etica propria di quel continente (I parte); per aprirsi, successivamente, a un diretto confronto con la prospettiva antropologica ed etica occidentale fatta propria dal cattolicesimo, mettendo in tal modo a fuoco le differenti interpretazioni di categorie fondamentali, quali coscienza, responsabilità morale, peccato, ecc., e pervenire, infine, a una valutazione critica delle due visioni, non rinunciando ad evidenziarne la possibile complementarità (II parte).

Nella prima parte emerge anzitutto una concezione “olistica” della realtà, alla quale Bujo riconduce anche la piena comprensione del senso dell’agire umano. L’uomo non è infatti mai concepito, nella cultura africana, come individuo, ma come essere immesso in una rete di relazioni, che vanno da quelle interumane alle relazioni con il cosmo e persino con il tempo. Per questo la sede dell’elaborazione delle norme morali non può essere che la “comunità”, nella quale il costituirsi della “ragione pratica” è frutto di un processo assai ampio in cui riveste un ruolo determinante la “memoria”, espressione di esperienze di vita tramandate attraverso i racconti, i proverbi, gli indovinelli; in una parola, attraverso tutto ciò che è prodotto della “sapienza popolare” e che viene codificato mediante il procedimento discorsivo della palabra, il cui scopo ultimo è l’inserimento sempre più intenso della persona nella vita della comunità.

Il modello etico africano, improntato alla socialità e alla solidarietà, è messo da Bujo criticamente a confronto – nella seconda parte del volume – con quello della morale occidentale, che risulta viziato sia da una concezione antropologica individualista, che radicalizza la responsabilità soggettiva disgiungendola da ogni riferimento sociale, sia da una concezione settorializzata della realtà, che separa il “sacro” dal “profano”, il “religioso” dal “mondano” e si attesta su una lettura riduttiva del tempo contrassegnata da una concentrazione esclusiva sul presente.

Non mancano certo nell’opera di Bujo forti riserve nei confronti di alcuni aspetti del modello africano, dove, oltre la persistenza, in alcuni casi, di pratiche inaccettabili – si pensi all’infibulazione e alla poligamia, che costituiscono un grave vulnus all’integrità fisica e alla dignità della donna – sono presenti tentazioni collettiviste e rischi di derive irrazionali.

Ma l’obiettivo perseguito da Bujo è soprattutto – come già si è detto – quello di sollecitare l’etica cattolica occidentale ad abbandonare ogni pretesa di esclusività per aprirsi alla ricezione del contributo di altre esperienze culturali ed impedire, di conseguenza, la riduzione del messaggio evangelico a semplice sistema filosofico o a ideologia, restituendogli la possibilità di incarnarsi nelle diverse culture senza lasciarsi catturare da nessuna.

Un’opera, dunque, quella di Bujo, che ci spinge a dare vita a un dialogo teologico sempre più ampio, ricercando, soprattutto in ambito morale, nuove (e più universali) forme espressive dell’annuncio cristiano capaci di attualizzarne la permanente fecondità per la vita dell’uomo.



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