La Francia era un grande Paese! E l’Italia?
La Francia è un grande paese, con una storia lunga, complessa e nobile, con una cultura sofisticata, che non teme confronti. Ha conosciuto la gloria e l’umiliazione, la violenza e la ribellione; ha dato al mondo alcuni dei messaggi più ricchi di umanità e più forti di passione; basta pensare alla triade: libertà, uguaglianza, fraternità. Per questo la decisione di espellere i rom è motivo di sorpresa e di timore.
Davvero le carovane rom costituiscono un elemento in grado di squinternare la società francese? Davvero la Francia deve temere questi nomadi?
È vero: i rom sono, per loro natura, refrattari alle regole. Assomigliano, per alcuni aspetti all’asino selvatico del quale la Bibbia dice che non sopporta legami, che disprezza i vincoli della città e non fa caso alle grida dei guardiani (Gb 39,5-8). Ma per secoli questi calderai hanno fatto parte del nostro paesaggio umano; perché oggi tutto sembra diventato più difficile? Il vivere civile diventa sempre più razionale, sottomesso a norme sempre più dettagliate e a una burocrazia sempre più invadente; proprio quello che i nomadi non solo rifiutano, ma fanno fatica a comprendere.
Che nasca una certa tensione è inevitabile; la sentiamo noi, cittadini sedentari che vediamo con fastidio uno stile di vita disordinato accanto alle nostre case linde; lo sentono anche i nomadi che sono costretti a confrontarsi con tentazioni nuove e vedono vacillare molte delle loro sicurezze e abitudini (si pensi, ad esempio, alla diffusione di alcool e droga o allo scardinamento dell’etica familiare). Tutto questo è vero.
Ma giustifica l’espulsione? Aumenta la sicurezza delle nostre città? Rende più serena la vita e armonico il comportamento degli altri cittadini?
Ne dubito; temo piuttosto che questo tipo di scelte trasmetta un messaggio negativo e finisca per rendere la vita di tutti più difficile. Per una serie di motivi. Pretendere di rendere la società perfettamente “cartesiana” e cioè chiara e distinta eliminando tutto ciò che è oscuro e confuso è illusione. L’uomo non è un’idea e la società non è un artefatto; noi ci portiamo dentro anche pulsioni oscure e desideri illogici.
Dobbiamo cercare di conoscerli e di controllarli; ma non possiamo tagliarli via con un colpo d’accetta. Rischieremmo di tagliare sul vivo, di mortificare impulsi positivi.
Voler eliminare tutti i “marginali” con la convinzione che la vita di quelli che rimangono diventerà più compatta è illusione; è “ideologia” cioè pensiero prodotto dal desiderio non dall’attenzione alla realtà; è fuga nell’utopia astratta rinunciando a costruire con fatica il futuro a partire dalla realtà presente. È vero, però, che il livello dei marginali non può superare una soglia critica oltre la quale l’emarginazione produce confusione sociale.
Proprio qui sta il vero interrogativo: davvero il numero dei nomadi e il loro stile di vita è destabilizzante per la società francese? (Naturalmente si potrebbe parlare di quella italiana o tedesca o…; la situazione non è molto diversa). È questo che appare sorprendente: dopo secoli di pensiero e di fatica per costruire una società solida, bastano alcune migliaia di “marginali” perché l’equilibrio si spezzi e la gente si senta impaurita. Abbiamo creato una società ricca di beni e di possibilità, di storia e di cultura, ma nello stesso tempo una società rigida, che non riesce a integrare stili di vita difformi. Quando si espelle qualcuno dal circolo della società attiva, diventiamo tutti un poco meno liberi; l’immaginazione si restringe, abbiamo uno stimolo in meno per riflettere sui nostri stili di vita e scegliere. E abbiamo anche più paura.
Siamo avvertiti: la nostra società non sopporta difformità troppo grandi.
Abbiamo libertà di scegliere cosa vogliamo fare della nostra vita, ma entro certi limiti e questi limiti sono più stretti di ieri; in caso di creatività troppo alta, la società è disposta (costretta?) a metterci al margine e rifiutarci. Ci può dire: “Capisco che lei abbia le sue ragioni per vivere come vive; e non contesto il suo diritto di vivere. Ma il suo stile di vita è un disturbo per il mio. La prego, perciò, di scegliere altri lidi: questo non fa per lei.”
Non c’è dubbio: la Francia (l’Italia, l’Europa…) era un grande paese.







