QUANDO IL CIELO SI SQUARCIA / IL CORANO COME EVANGELO PER I CRISTIANI
Molte volte mi sono sentito domandare da amici musulmani: “Noi riconosciamo Gesù come profeta, come mai voi non fate lo stesso con Maometto?”. Fra tradizioni religiose imparentate, come l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam, sono proprio i termini e i concetti che si condividono quelli che celano anche sostanziali differenze. L’evento della profezia, in base alla dottrina islamica, sembrerebbe una mera trasmissione di un messaggio divino all’umanità, senza che colui che lo annuncia lo possa in alcun modo alterare né persino influenzare. La Bibbia, invece, lascia che nello stile e finanche nel contenuto di ciò che viene “rivelato” si riflettano la personalità e il vissuto dei singoli profeti: il caso più evidente è quello di Osea, sposato con una donna infedele, metafora della relazione fra il Dio dell’alleanza con il suo popolo che non sempre si attiene al patto concluso con lui. Se, dunque, il fenomeno della profezia ricorre nelle tre fedi abramiche, non “funziona” nello stesso modo. Analogamente si potrebbero elencare altri elementi comuni ma non coincidenti quali il monoteismo (assoluto o trinitario?), la presenza delle Sacre Scritture (un solo libro e in un’unica lingua o più testi in idiomi e di epoche differenti?) fino ai ministri e luoghi di culto: affini, ma non identici.
L’Autore cerca di superare l’irriducibilità di tali differenze, senza cadere nel relativismo o in un sincretismo fuorvianti, ma per così dire andando ancora più a fondo nel significato di aspetti condivisi. Si tratta quindi di un tentativo generoso e temerario al tempo stesso, nel quale alcune riflessioni possono indicare una possibile via di riconciliazione che non resti a livello di un dialogo formale, fatto quasi unicamente di reciproche attestazioni di rispetto e stima. Da parte dei credenti, esseri umani inseriti inesorabilmente nei limiti del tempo e dello spazio e figli di tradizioni storicamente determinate dalle istituzioni religiose a cui appartengono, le opportunità di “andare oltre” sembrano francamente poco praticabili.
Per questo l’autore si sofferma a lungo sul tema di Dio, che non può essere che il medesimo per tutti, ma a patto di non pretendere di “definirlo” nelle strettoie delle teologie e delle filosofie. Un Dio cioè che “parla”, “entra” nella storia umana e l’accompagna, “si compromette” con noi al fine di salvarci, dopo averci creati. Non un “motore immobile” né tantomeno “l’essere perfettissimo che pensa a se stesso pensante” di certe teorie, ma un Dio “vivente”. Così facendo, anche termini come “generare”, che solitamente destano reazioni scandalizzate per un apparente eccesso di antropomorfismo, si possono intendere in prospettiva “relazionale” piuttosto che biologica, questa sì decisamente bizzarra se non blasfema. In queste poche righe non è possibile evidentemente riassumere le molte sfumature di una riflessione così pioneristica.
È comunque una lettura affascinante, che si concentra sull’unicità e onnipotenza creatrice e salvatrice dell’unico Dio, soprattutto attraverso la categoria della misericordia che misteriosamente agisce anche dove sembrano prevalere ostacoli insormontabili. D’altra parte, se non “volute”, le diverse religioni sono state e rimangono “permesse” da lui e la loro esistenza plurisecolare se non millenaria rappresenta se non altro un’occasione di confronto, al fine di una sana emulazione spirituale e nell’operare il bene e secondo giustizia, fiduciosi in una Provvidenza che se ha permesso che fossimo differenti, non lo ha certamente fatto perché ci combattessimo a vicenda cercando di sopraffarci. La cosa più terribile che possiamo trasmettere a qualsiasi altra creatura è, anche implicitamente, il messaggio: “sarebbe meglio che tu non esistessi”, mettendoci così al posto di Dio il quale, invece, come questo saggio non si stanca di ripetere, manifesta la propria potenza anzitutto per ridurre la tracotanza dei poteri terreni che spesso hanno preteso di legittimare se stessi e le loro malefatte proprio in suo nome, come se fossero stati “designati” da lui stesso a dominare la terra e le sue creature.







