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Il bilancio del primo governo progressista sul progetto “Pace totale”.

Previste il 31 maggio 2026, le elezioni presidenziali in Colombia riscaldano già gli animi su almeno tre fronti:  1) le scarse garanzie di sicurezza pre-elettorale, soprattutto dopo l’attentato al candidato dell’opposizione di destra, Miguel Uribe Turbay, deceduto l’11 agosto per le ferite riportate, nonostante due mesi di cure intensive; 2) la condanna in primo grado del leader dell’opposizione, Alvaro Uribe Vélez, per corruzione di testimoni nel processo che l’ha visto imputato per ben 13 anni; 3) gli scarsi risultati del presidente Petro soprattutto per quanto riguarda il progetto di “Pace totale”. 

I primi due fronti interessano l’opposizione, il terzo il bilancio del primo governo progressista nella storia del paese.

RITORNANO I BABY SICARI?

Negli anni ‘80 e ‘90, sono stati uccisi vari politici e candidati al governo del paese, quasi tutti per mano di sicari minorenni. Molti leader del nascente partito Unión Patriotica, frutto di alcuni accordi di pace, sono caduti allo stesso modo, come il senatore Manuel Cepeda. La lista è lunga: il ministro Rodrigo Lara, i candidati presidenziali Luis Carlos Galán, Bernardo Jaramillo, Carlos Pizarro; numerosi giornalisti e docenti.

Diversi figli di queste vittime sono impegnati in prima fila in politica e parteciperanno alle elezioni. Il senatore Iván Cepeda, figlio di Manuel Cepeda, ucciso nel 1994 e protagonista del processo che vede imputato Álvaro Uribe Vélez, potrebbe essere il candidato del Patto storico di Petro. Lo stesso vale per la senatrice Maria José Pizarro, figlia di Carlos Pizarro, ucciso da un baby sicario nel 1990 in pieno volo da Bogotá a Barranquilla.

LA CONDANNA DI URIBE 

Il 28 agosto, il Tribunale 44 di Bogotá ha condannato Álvaro Uribe Vélez, per due volte presidente della Colombia, per tentata corruzione di testimoni nel processo Cepeda. All’epoca Uribe aveva accusato Cepeda di comprare i testimoni, già in carcere. Tuttavia, le Alte Corti avevano scoperto il contrario. Indagando, infatti, sono venute a galla le prove che hanno portato alla conferma della condanna di Uribe in primo grado a 12 anni di detenzione ai domiciliari, a una multa e all’interdizione dalle cariche pubbliche. La notizia ha scosso la già movimentata politica colombiana. Naturalmente Uribe farà appello, forse fino in Cassazione. Questo processo inquina ulteriormente l’ambiente politico pre-elettorale e potrebbe favorire la destra che ritiene sia tutta una persecuzione politica e giudiziaria da parte del governo in carica.

Questi eventi, così ravvicinati, stanno galvanizzando le destre contro il governo Petro, accusato di non fornire garanzie all’opposizione all’inizio della campagna elettorale. Ha dato man forte in questa direzione anche il segretario di Stato degli Usa, che ha annunciato sanzioni contro il governo colombiano per la “persecuzione” nei confronti del fedelissimo Uribe. 

Lo stesso trattamento è applicato al presidente brasiliano Lula per la condanna dell’amico degli Usa, il golpista Bolsonaro. Si intaccano così contemporaneamente l’indipendenza e la sovranità degli Stati, oltre che l’indipendenza del potere giudiziario all’interno di un paese democratico, come il Brasile e la Colombia. La più probabile ritorsione degli Usa nei confronti della Colombia sarà la non certificazione quale paese impegnato nella lotta al narcotraffico. 

Sul fronte dei dazi, visto che gli Usa non registrano un deficit commerciale con la Colombia, si sono fermati ad un generico 10 per cento, molto meno di quanto è stato inflitto al vicino Brasile.

LE TRE SFIDE IN PARLAMENTO

Sul piano legislativo le sfide immediate per l’ultimo anno di governo sono: 1)  l’approvazione della Legge finanziaria 2026, il cui progetto non è adeguatamente finanziato, per cui comporterà un’altra dolorosa riforma tributaria, osteggiata dall’opposizione in Parlamento; 2) l’approvazione della Legge di sottomissione legale delle organizzazioni criminali e narcotrafficanti, che prevede, per  coloro che si costituiscono, sconti di pena, pene alternative al carcere e legalizzazione sino il 12 per cento delle loro ricchezze, un altro cavallo di battaglia dell’opposizione; 3) l’approvazione dell’insidiosa riforma della salute fortemente osteggiata durante i tre anni di mandato, per cui Petro la sta decretando un pezzo alla volta puntando ad un sistema di salute più preventivo e non esclusivamente curativo come quello attuale.

BILANCIO DI TRE ANNI DI GOVERNO 

Il 7 agosto Petro ha compiuto tre anni di governo e la Colombia ha commemorato i 215 anni di Repubblica indipendente. Per l’occasione l’opposizione ha organizzato una marcia nazionale a sostegno di Álvaro Uribe, recentemente condannato in primo grado, ma anche per protestare contro gli scarsi risultati del governo Petro in generale, in particolare del progetto di “Pace totale”. Infatti, su quest’ultimo tema, lo stesso governo ha riconosciuto di non aver raggiunto tutto ciò che si era stato ambiziosamente programmato. Tuttavia, l’aver avviato diverse trattative e creato una cornice giuridica per far avanzare i negoziati, come la presentazione in Parlamento della proposta di Legge di sottomissione dei gruppi armati criminali e non politici, sono di per sé risultati non trascurabili. Quindi, non si può parlare di fallimento del progetto di “Pace totale” perché i passi dati rappresentano la base su cui costruirla effettivamente nell’immediato futuro. Anche la Cec (Conferenza episcopale colombiana) è di questo avviso.

Per quanto riguarda gli aspetti sociali ed economici, ci sono luci ed ombre nel bilancio di questi primi tre anni. Le luci vengono dal Rapporto 2024 della Cepal (Commissione economica per l’America latina e i Caraibi) dell’Onu, che mostra come la Colombia sia uno dei pochi paesi che nella regione ha ridotto negli ultimi due anni: a) la povertà assoluta con 2 milioni e mezzo di poveri in meno; b) la disoccupazione, specie giovanile; c) il lavoro informale; d) l’inflazione. Anche il Pil sta crescendo del 2,7 per cento ed è meno dipendente dall’industria minerarie del carbone, dell’oro, del petrolio, cioè dalla vendita dei fossili. Certo, per raggiungere questi risultati il paese ha dovuto aumentare il debito estero. Questo è il suo tallone d’Achille che si presta agli attacchi dell’opposizione. L’altro punto debole dell’attuale governo è la persistenza della violenza organizzata e della delinquenza comune.

In questo contesto, il governo affronta il suo ultimo anno di mandato e la campagna presidenziale, con l’obiettivo di continuare il programma, anche senza Petro, poiché non è prevista la rielezione immediata. A suo favore giocano le due riforme approvate in Parlamento: quella delle pensioni e quella del lavoro. Rimane da approvare la riforma della sanità.

IL CONTENZIOSO CON IL PERÙ

Come se non bastasse, in questi giorni è scoppiato il contenzioso con il Perù attorno alla sovranità di un’isola che si è formata nel tempo in mezzo al rio delle Amazzoni, al confine fra i due paesi, vicino a Leticia, confinante pure col Brasile. La normativa binazionale prevede nel Protocollo di Rio di Janeiro 1934 che eventuali modifiche territoriali vanno risolte in seno alla Commissione binazionale permanente per le frontiere e non con misure unilaterali. Il Perù, invece, ha proclamato l’isola Santa Rosa parte del suo territorio. Petro, invocando tale normativa, ha convocato un incontro della Commissione binazionale per l’11 settembre prossimo, altrimenti si appellerà alle istanze internazionali, mai comunque ad una soluzione militare. Naturalmente, Petro, come farebbe chiunque, fa appello alla difesa della sovranità nazionale e all’integrità territoriale cogliendo la palla al balzo in chiave elettorale. Va detto che Petro, approfittando della presidenza pro tempore della Celac, porta avanti un progetto di integrazione maggiore della regione dichiarando che i nemici della regione non sono dentro ma fuori. I grandi predatori dell’Amazzonia vengono dal Nord del mondo, dall’Europa e dall’Asia. Quindi, dice Petro, è più che mai urgente l’unità regionale a cominciare dai 9 paesi panamazzonici: Brasile, Venezuela, Perù, Ecuador, Bolivia, Colombia, le due Guyane e Suriname. Si impegna anche a rispondere all’ostilità commerciale e politica degli Usa con una maggiore coesione intra-regionale e della Celac con l’Ue, la Cina, soprattutto nell’ambito dei Brics. Ciò si può leggere come un rilancio del cosiddetto Sud globale.

IL RISCHIO DELLA POLARIZZAZIONE

Per un governo che ha sempre fatto appello all’unità nazionale, il rischio di consegnare un paese più polarizzato di come l’ha ricevuto, lascia un sapore molto amaro. Certo, in quattro anni non si cambia un paese così complesso, come la Colombia. Ecco perché il Patto storico di Petro giocherà la miglior carta politica possibile per puntare alla continuità del progetto, molto osteggiato dentro il paese, ma molto appoggiato fuori, in ambito internazionale, fuorché negli Usa.



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