L’ONU NELLA TRAPPOLA DELLE LOBBY...
... LOBBY DEL FRONTE PATRIOTTICO RWANDESE
Un documento esplosivo che rivela le trame del Fpr per la conquista del Rwanda, che sono all’origine del genocidio del 1994.
“Oso sperare che il documento aiuti la Commissione a capire i metodi messi in atto dal Fpr per mettere in trappola l’Onu”.
“Quando preparavano l’attacco al Rwanda, i membri fondatori del Fpr erano consapevoli che i tutsi ne avrebbero fatto le spese, ma non si aspettavano un massacro di così vaste proporzioni”.
“Almeno due milioni di hutu sono morti e continuano oggi a morire sotto la repressione del Fpr”.
Rendiamo noto un documento esplosivo: la Lettera alla Commissione dell’Onu incaricata di condurre un’inchiesta sulle responsabilità delle Nazioni Unite nel dramma rwandese.
È di enorme importanza perché a scriverla è uno dei primi aderenti al Fronte patriottico rwandese (Fpr), il gruppo armato che in tre anni di lotte, a partire dall’Uganda, ha conquistato il potere del Rwanda. È l’unico sopravvissuto tra i membri iniziali fuggiti dal Fpr. In esilio dal 1995, ha voluto “consegnare alla Commissione dell’Onu le sue memorie sul Fpr, prima di venire anche lui ucciso da un commando del Fpr”, come è capitato ad altri suoi amici.
Da tempo Missione Oggi insiste nel parlare della regione dei Grandi Laghi, perché siamo convinti che quanto è avvenuto nell’area in questi anni, e quanto ancora oggi avviene, sia oggetto di una delle più grandi mistificazioni del nostro tempo. Politici e opinione mondiale sono stati abilmente raggirati e ricattati. L’intera area non potrà avere pace né avviare una riconciliazione vera finché non si prenderà atto dell’oggettiva situazione e non si riconosceranno le cause che hanno creato così tante ingiustizie, oppressioni, morti: perché sono cause che tuttora perdurano.
È con questo spirito che negli ultimi mesi abbiamo presentato due articoli sul pensiero della società civile della regione (nn. 5 e 6), la denuncia di mons. Munzihirwa, martire perché difendeva le vittime del regime del Fpr (n.8), la nostra presa di posizione con relativa documentazione (n.9). La Lettera, che riportiamo integralmente in nostra traduzione, è un documento di estremo valore, spietato nelle rivelazioni di quanto è stato tramato “dietro le quinte”. È in piena sintonia con i contributi presentati in precedenza dalla rivista. Apriremo, finalmente, gli occhi?
MEO ELIA
LETTERA ALLA COMMISSIONE ONU
Signor presidente della Commissione, è un grande piacere, per me e per tutto il popolo rwandese, apprendere che il segretario generale dell’Onu ha istituito una Commissione incaricata di indagare sul ruolo avuto dall’Onu nel genocidio rwandese.
Essendo uno di quelli che hanno preso parte agli inizi del Fpr in Uganda, ritengo che il Fpr, che continua a operare misfatti di cui poi fa cadere la responsabilità sugli altri, debba essere denunciato. Sono il solo membro anziano del Fpr che sopravvive dopo essere fuggito dal regime persecutorio del Fpr. Prima che venga anch’io ucciso da un commando del Fpr, come hanno fatto con Teonesto Lizinde e Set Sendashonga, voglio consegnare alla Commissione dell’Onu le mie memorie sul Fpr. Oso sperare che il documento aiuti la Commissione a capire i metodi messi in atto dal Fpr per mettere in trappola l’Onu. A mio parere, la via da seguire dovrebbe essere questa:
- Creare una Commissione d’inchiesta che indaghi sulla tragedia rwandese dal 1959 ad oggi e più specificamente sul ruolo del Fpr nel genocidio; e anche sulla tragedia che colpisce la regione dei Grandi Laghi. Alla comunità internazionale deve essere resa nota la verità, tutta la verità.
- Chiamare davanti ad un tribunale penale internazionale quanti sono colpevoli di crimini contro l’umanità, perché siano processati con vera imparzialità.
- Organizzare una Conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi e con saggezza e fermezza decidere le misure atte a trarre l’intero popolo rwandese e i paesi vicini dalla spirale di autodistruzione in cui una cricca di criminali li ha immersi. È inaccettabile continuare a lasciarsi prendere in giro dalle menzogne del Fpr, che inganna e ricatta tutta la comunità internazionale.
In annesso troverete il documento che ho preparato per la Commissione d’inchiesta dell’Onu, intitolato “l’Onu nella morsa delle lobby del Fronte patriottico rwandese”. Rimango a vostra disposizione per ulteriori informazioni, se saranno prese adeguate misure di sicurezza per me e per la mia famiglia. Che Dio ci protegga.
- Cotonou, 10 agosto 1999 - HAKIZABERA CHRISTOPHE.
LE STRATEGIE DEL FPR DEL GENNAIO 1991
La comunità internazionale si è lasciata manipolare dalle lobby del Fpr e oggi l’Onu ne paga il prezzo. L’ingenuità, lo spirito di parte, la superficialità e l’assenza d’analisi e di spirito critico di certi funzionari costringono oggi il Segretario generale a porre sotto esame l’operato delle Nazioni Unite, con una Commissione di inchiesta che indaghi sul ruolo avuto dall’Onu nella tragedia rwandese.
Se l’Onu all’inizio fosse stato più avveduto, non avrebbe permesso il ritiro delle sue forze proprio nel momento più critico della guerra, evitando così una tragedia di cui ancora oggi si ignora il numero delle vittime. Si parla di 800mila persone uccise, ma io ritengo questa cifra molto lontana dalla realtà, perché non è mai stato fatto un lavoro statistico con un conteggio preciso. Perché si minimizza la cifra? Perché le attuali autorità di Kigali non vogliono fare un censimento e procedere al conteggio delle vittime? Sono fatti che non lasciano far luce sugli autori della tragedia rwandese. Finché questo lavoro non sarà fatto, il Fpr e le sue lobby continueranno a far ricadere la responsabilità sull’Onu, sulla Francia, sugli Interahamwe, per coprire il proprio ruolo preponderante nel genocidio.
Quando preparavano l’attacco al Rwanda, i membri fondatori del Fpr erano consapevoli che i tutsi ne avrebbero fatto le spese, ma non si aspettavano un massacro di così vaste proporzioni. Tutte le previsioni fatte dagli uomini del Fpr in esilio e dai loro simpatizzanti erano concordi nell’assicurare che la guerra che intendevano ingaggiare contro gli hutu del Rwanda si sarebbe conclusa con una rapida vittoria del Fpr tutsi e che le vittime civili sarebbero state meno di 500 persone. Erano stati questi argomenti a vincere le resistenze del generale Fred Rwigema, che esitava ad attaccare il regime hutu di Kigali.
Tenendo conto delle strategie iniziali del Fpr, le previsioni erano esatte, ma non mettevano in conto un eventuale intervento di truppe straniere a fianco delle forze armate rwandesi, che avrebbe fatto andare la guerra per le lunghe. Quando il Fpr è stato respinto dalle Forze armate rwandesi aiutate da quelle zairesi (3 ottobre 1990), si dovettero presto cambiare strategie e metodi. È stato così che abbiamo messo da parte l’idea d’una guerra classica e optato per la guerriglia. Le nuove strategie politiche furono a lungo discusse in un seminario di lavoro organizzato dal Fpr a Mbarara, nel gennaio 1991.
Abbiamo concluso che per assicurarci la vittoria finale, dovevamo attaccare il regime Habyarimana su tutti i fronti: militare, politico, mass media.
A livello militare
Per garantirsi una vittoria militare con il minimo di perdite di vite umane, il Fpr optò per queste linee di azione:
- formare dei quadri politico-militari e inviarli in tutto il paese per diffondere l’ideologia del Fpr presso i tutsi simpatizzanti. Le prime scuole di formazione furono create a Kabale e a Masaka, in Uganda;
- infiltrare piccoli gruppi di 6-10 persone, ben formate militarmente, in tutto il territorio rwandese, con il compito di terrorizzare la gente, seminare il panico e la confusione nella popolazione civile, creare caos e disordini per rendere il paese ingovernabile;
- installare su tutto il territorio delle brigate (milizie) del Fpr, pronte ad entrare in azione il giorno “J”;
- attraverso queste brigate, addestrare ogni giovane tutsi all’uso delle armi;
- ammassare quanto più possibile armi, con depositi in tutto il territorio rwandese;
- reclutare il più possibile combattenti fra i giovani tutsi, che avrebbero avuto il compito di difendere le famiglie tutsi mentre il Fpr avanzava verso Kigali.
A livello politico
La politica del Fpr era di demonizzare il regime Habyarimana e di presentarsi come un’alternativa. Per ottenere questo si doveva:
- provocare la collera degli hutu, uccidendo molti del loro gruppo ad ogni attacco militare;
- far sorgere l’odio inter-etnico, aizzando gli hutu contro i tutsi;
- creare tensioni inter-etniche con l’uccisione di leaders hutu, facendo ricadere la responsabilità sul regime Habyarimana e il suo partito Mrnd;
- camuffare l’identità etnica del Fpr, recrutando degli hutu aderenti all’ideologia del Fpr;
- creare tensioni tra i partiti politici per indebolire l’opposizione al regime Habyarimana, allo scopo di ridurre l’influsso dei partiti attualmente presenti sulla scena politica rwandese e così promuovere un solo movimento unito, il Fpr;
- infiltrare elementi sobillatori in tutti i partiti politici;
- infiltrarsi in tutte le organizzazioni giovanili dei vari movimenti;
- istigare l’opposizione politica hutu contro il regime Habyarimana, organizzando attraverso i partiti politici delle manifestazioni che dovrebbero degenerare in disordini, provocando malcontento nella popolazione e, quindi, giustificare la necessità d’un cambio di regime;
- calunniare la chiesa cattolica, che predica l’uguaglianza tra gli uomini e ha contribuito all’educazione delle masse popolari;
- liquidare molti preti hutu, per farli poi rimpiazzare da preti tutsi;
- terrorizzare i missionari cattolici affinché lascino il paese, perché sono testimoni scomodi e un ostacolo alla messa in opera del piano del Fpr;
- uccidere i missionari anziani che conoscono la storia del Rwanda, perché sono responsabili di quanto è avvenuto nel 1959, quando i tutsi hanno perso il potere in favore dell'élite hutu, formata da questi missionari nei seminari minori;
- minacciare le truppe straniere che volessero intervenire in Rwanda per proteggere gli hutu;
- all’arrivo della Minuar (dell’Onu) è stato convenuto questo: manipolare la Minuar per mezzo del generale Dallaire, per il quale si deve cercare una bella ragazza tutsi, intelligente e capace di influenzarlo e manipolarlo;
- utilizzare la relazione personale della canadese Mme Hélène Ndasingwa Landoald con il suo connazionale Dallaire, per avere accesso permanente all’informazione della Minuar e manipolarla;
- informare costantemente la Munuar dei crimini commessi in Rwanda, avendo cura di incolpare il Mrnd e gli Interahamwe (anche quando sono commessi dal Fpr sulle popolazioni civili): assassinii politici, attentati terroristici, massacri di civili;
- approfittare della collera degli hutu per accusarli di preparare un genocidio contro i tutsi.
A livello diplomatico e dei mass media
Per isolare il governo rwandese e discreditare il regime Habyarimana, il Fpr ha deciso di operare in questo modo:
- infiltrarsi nelle missioni diplomatiche straniere accreditate a Kigali, per trasmettere loro delle informazioni costruite dalla testa pensante del Fpr;
- informare le missioni diplomatiche sulle azioni commesse nel territorio, anche quelle compiute dal Fpr, con la cura di addossare ogni responsabilità al Mrnd e agli Interahamwe;
- installare una stazione radio per diffondere l’ideologia del Fpr e demonizzare il regime Habyarimana e il suo partito Mrnd. La radio prese il nome di Muhabura e fu affidata alla direzione di un estremista tutsi, allora conosciuto con il nome di maggiore Rutayisire Wilson. Radio Muhabura, che diffondeva ogni giorno propositi provocatori nei confronti del regime Habyarimana, è stata molto nociva per il popolo rwandese, è per reazione a quanto essa diffondeva che gli estremisti hutu hanno creato la loro radio indipendente, la radio delle Mille colline, che informava gli hutu sulle malvagità dei tutsi, chiedendo di essere vigilanti e di difendersi contro i tutsi. È radio Muhabura che ha rotto l’unità nazionale, esacerbando i fattori etnici, il regionalismo e l’odio tra i partiti politici.
L’UCCISIONE DEL PRESIDENTE
Tutte queste strategie sono state seguite, ma non tutte hanno prodotto gli effetti previsti. Quelle d’ordine militare diedero buoni risultati, mentre quelle politiche hanno avuto un fallimento totale, cui sarà difficile porre rimedio. I demoni peggiori di ciascuna etnia si sono risvegliati e hanno seminato l’odio nel cuore dei tutsi e degli hutu. Le due etnie, nonostante facciano parte di un'unica nazione, sono ormai diventate nemiche giurate e la loro coabitazione sarà, a mio parere, molto difficile.
Il Fpr è riuscito a dividere gli hutu e a creare una feroce opposizione al regime Habyarimana e al suo partito Mrnd, ma la politica del Fpr di demonizzare tutto il Mrnd, ha spinto quanti non erano d’accordo con l’ideologia del Fpr a raggrupparsi in un movimento chiamato Power, per fare fronte comune contro il Fpr.
Di fronte a questo fallimento, il Fpr ha elaborato un piano macabro, che avrebbe condotto il paese nel caos, la morte del presidente Habyarimana. Costui era ritenuto il principale ostacolo alla presa del potere con la forza. La prima riunione per pianificare l’assassinio del presidente si è tenuta a Kabale, nei locali del vescovado. Dopo, altre riunioni del genere sono state tenute a Mbarara, nella residenza del generale maggiore Salim Saleh, parente del presidente ugandese Yoweri Museveni. Si sa per certo che la decisione di uccidere il presidente Habyarimana è stata presa a Bobo Dioulasso in Burkina Faso nel marzo 1994 e che il maggiore Paul Kagame ha partecipato a questa riunione.
Il piano dell’assassinio del presidente è stato reso noto ai tutsi dell’interno del paese, che hanno messo in guardia Kagame sulle disastrose conseguenze che l’assassinio avrebbe suscitato pregandolo di non commettere una simile sciocchezza, di cui prevedevano bene le conseguenze e il prezzo di sangue che avrebbero pagato. Ma Kagame contava su una vittoria militare lampo: prevedeva la presa di Kigali in tre giorni e la limitazione delle perdite in vite umane a 500 vittime: bilancio che il Fpr giudicava accettabile in relazione ai risultati previsti, cioè la presa del potere di Kigali.
Per il Fpr contavano solo i tutsi della diaspora, mentre la gran parte dei tutsi dell’interno del paese erano ritenuti tra quelli che erano stati corrotti dal regime Habyarimana. Questo spiega perché la morte delle migliaia di tutsi non ha per nulla impressionato il Fpr, che si è servito delle loro disgrazie per far legittimare il proprio colpo di stato dalle forze straniere e dall’Onu stessa. È chiaro che Kagame aveva bisogno di un lago di sangue tutsi per giustificare più tardi lo sterminio pianificato degli hutu e gridare al genocidio, che oggi è diventato uno strumento di propaganda inesauribile per legittimare il proprio regime.
CONCLUSIONI
Il regime Fpr si presenta agli occhi di tutto il mondo come liberatore, quando non solo non ha operato per salvare i tutsi, ma ha fatto di tutto per bloccare ogni iniziativa per la loro protezione. Oggi il Fpr vuole trarre il massimo profitto dalla morte dei tutsi, addossando tutte le responsabilità ai suoi antichi alleati, tra i quali l’Onu, che ha coperto gli orribili crimini commessi dal Fpr.
A cinque anni dalla tragedia rwandese, l’Onu è sul banco degli imputati per essere stato complice del Fpr. Quando i morti di Kibeho, dei campi dei rifugiati del Burundi e dello Zaire, di Tingi Tingi, di Kisangani e di Mbandaka si leveranno a chiedere giustizia, la comunità internazionale cosa risponderà alla domanda che le sarà posta: perché non ha aperto un’inchiesta su questi crimini?
L’Onu, che attraverso l’Alto commissariato aveva il compito di proteggere i rifugiati, li ha volontariamente abbandonati al massacro. Oggi l’Onu è messa in stato di accusa per il ruolo avuto nel genocidio dei tutsi. Domani dovrà rispondere del sangue degli hutu versato dal Fpr: il numero delle vittime hutu non ha confronti con quello dei tutsi uccisi, perché almeno due milioni di hutu sono morti e continuano oggi a morire sotto la repressione del Fpr.
HARIZABERA CHRISTOPHE.
CHI È L’AUTORE DELLA LETTERA
Hakizabera Christophe è nato nel 1949 a Gitarama. Ha frequentato la scuola ufficiali in Rwanda, riportando nel 1971 il grado di sottotenente. In seguito al colpo di stato del generale-maggiore Habyarimana, nel 1973 fugge in Uganda. Nel 1990 si unisce, in Uganda, al Fronte patriottico rwandese (Fpr). Nel 1995 fugge dal regime del Fpr. Da allora vive in esilio.







