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La scuola è chiamata a varcare la soglia del terzo millennio: quello dell'interculturalità.  Riteniamo dunque opportuno presentare alcuni sussidi per insegnanti, ma non solo.

Educare alla pace vuol dire poi educare ai valori, a confrontarsi e "a sperimentarsi" con essi, siano essi i nostri valori originali o siano essi "diversi".

Anche nel nostro paese, da poco, si è aperta la stagione dell'educazione interculturale. Non vi è scuola che non abbia in programma iniziative ed esperienze ad hoc. I libri di testo si stanno rapidamente adattando e vengono sottoposti ad un processo di svecchiamento e di sprovincializzazione.

In questo contesto di innovazione e di fermento si inseriscono una serie di nuove pubblicazioni.

Ad esempio, Scuole in... viaggio (EMI, Bologna 1996). L'esperienza "raccontata" qui si pone nella linea della cosiddetta "pedagogia dei gesti": concretizzare l'idea del dialogo tra popoli e culture diverse in un effettivo incontro tra alunni italiani e ciadiani e tra i rispettivi insegnanti. I materiali di documentazione - lettere degli alunni, disegni e foto - rappresentano ovviamente la parte più interessante di un "viaggio" nelle proprie istituzioni, che acquista un carattere sempre più simbolico. E' infatti un andare oltre, uscire dai propri limiti geografici, culturali, religiosi, sociali, per cogliere la realtà dell'"altro".

Altro testo, che riteniamo opportuno segnalare, è La via obbligata dell'interculturalità (EMI, Bologna 1994). Secondo il suo autore, Antonio Perotti - che è stato direttore del Centre d'Information et d'Etudes sur les Migrations Internationales di Parigi dal '74 al '94 ed è tuttora consulente in diversi comitati del Consiglio d'Europa - le nuove sfide educative provenienti dalle "società delle differenze" (culturali, etniche, religiose) vanno prontamente colte. Insomma bisogna "resistere" alle insidie di chi indietreggia, coordinare meglio i progetti, continuare a studiare e a confrontarsi. Questa sintesi delle riflessioni, alle quali sono pervenuti i numerosi lavori del Consiglio d'Europa in materia d'educazione interculturale, può dunque risultare utilissima. A patto però che si affermi a chiare lettere un nuovo "paradigma educativo" e precisamente: l'"altro" come punto di partenza. Tale orizzonte non è un optional, ma un vero e proprio imperativo: il solo modo in cui sia ancora possibile essere fedeli alla storia che cambia.

Per una pedagogia narrativa (Collana "Mondialità", EMI, Bologna 1996) lancia un'idea ancora differente: e cioè che si debba ripartire dalle storie, dalle narrazioni individuali e collettive, personali e sociali, per rifondare questa scienza. Se un tempo c'erano dei luoghi devoluti alla narrazione (la piazza, la fontana, il mercato, l'osteria) - tuttora vivi in altre culture - oggi per noi è di vitale importanza ridare spazio alle reciproche narrazioni e di conseguenza recuperare la nostra capacità di ascolto, ridare voce alla propria interiorità, rivestire di parole le emozioni, gli interrogativi che nascono di giorno in giorno. "E' l'unico modo di affrontare la delusione di un mondo in cui sembra difficile creare legami duraturi", leggiamo in quarta di copertina. "A scuola, in famiglia, negli altri ambiti educativi, ecc. gli antichi rituali come il racconto della fiaba e l'invenzione individuale e collettiva possono dunque aiutare noi e le nuove generazioni ad immaginare un futuro che non sia sempre catastrofico o uno scenario già predeterminato, ma uno spazio ancora da gestire con creatività".

E la "lezione" si articola in tre parti distinte: le riflessioni, testi nei quali si cerca, da prospettive differenti, di dare uno spessore culturale all'idea di pedagogia narrativa; le tracce, quasi delle sperimentazioni pedagogiche, saggi nei quali la narrazione diventa l'anima dello scrivere, al contempo contenuto e forma; infine i progetti, tentativi di esplorare le ricadute didattico-operative della pedagogia narrativa. Ciò che i 12 autori (dal regista Adriano Busani al vice direttore di "Cem/Mondialità", Antonio Nanni) si propongono, è che questo testo costituisca il punto di partenza di una lunga narrazione; "tesa, com'è ovvio, alla valorizzazione e all'emancipazione di quello straordinario narratore che è, dall'origine del Cosmo, l'essere umano".

Ai volumi segnalati, ne aggiungiamo altri quattro. Si tratta Il sé e l'altro, specifico per l'infanzia e le elementari; Il viaggio, per la media inferiore; Memoria, ragione e immaginazione: l'incontro tra culture e la pace, per quella superiore; infine Culture e identità in gioco, per la formazione degli adulti. Tutti editi dall'EMI di Bologna, nel '95, questi libri sono stati realizzati da un gruppo di docenti delle scuole del Veneto, esperti e ricercatori nell'ambito del progetto "1992: Veneto per la pace". Due i promotori, la Regione Veneto e l'IRRSAE Veneto (Istituto Regionale di Ricerca Sperimentazione e Aggiornamenti Educativi), e parecchi i destinatari: dagli insegnanti agli studenti, agli operatori impegnati nel mondo della scuola, del volontariato, della formazione.

Ed è proprio l'identità dei destinatari, molto specifica, che condiziona il tono del discorso: non più lunghe considerazioni teoriche, ma tanta sperimentazione ed esempi pratici. Ovvio che gli itinerari proposti non sono pacchetti pronti per l'uso. Sono, piuttosto, indicazioni di lavoro da utilizzare proprio per costruire, produrre, inventare. "Percorsi didattici interdisciplinari di educazione alla pace e al dialogo interculturale", dice del resto il sottotitolo.

Ma se è abbastanza chiaro che cosa s'intende per dialogo interculturale, l'educazione alla pace necessita probabilmente di una precisazione. Un suo primo significato consiste proprio nell'educazione alla complessità, al gusto della ricerca e dell'avventura intellettuale. Educare alla pace vuol dire inoltre educare ai valori, a confrontarsi e "a sperimentarsi" con essi, siano essi i nostri valori originali o siano essi "diversi" (cfr. il titolo originale dell'autobiografia di Gandhi, Storia dei miei esperimenti con la verità).

La convinzione e la speranza, nel segnalare questi nuovi sussidi soprattutto agli insegnanti (ma non solo), è che possano essere loro da stimolo. Un incentivo che sia capace di rimettere in movimento i più dubbiosi e distratti e di ridare energia ad una scuola che, come sostiene Antonio Nanni nell'introduzione a Scuole in... viaggio, "è chiamata a varcare la soglia del terzo millennio: quello dell'interculturalità".

ALESSANDRA GARUSI.


BIBLIOGRAFIA UTILE

  • La via obbligatoria del'interculturalità di Antonio Perotti (EMI, Bologna 1994, pp 110, Lit 16.000)
  • Per una pedagogia narrativa a cura di Raffaele Mantegazza (Collana "Mondialità", EMI, Bologna 1996, pp 190, Lit 20.000)
  • Scuole in... viaggio di Letizia Favero (EMI, Bologna 1996, pp 95, Lit 15.000)
  • Il sé e l'altro a cura di Isabella Petrini e Luisa Tosi (EMI, Bologna 1995, pp 127, Lit 20.000)
  • Il viaggio a cura di Lucia Bonemazzi e Alessio Surian (EMI, Bologna 1995, pp 159, Lit 25.000)
  • Culture e identità in gioco a cura di Maurizio Gusso, Lucia Nadin, Michele Serra (EMI, Bologna 1995, pp 159, Lit 25.000)
  • Memoria, ragione, immaginazione: l'incontro tra culture e la pace a cura di Giuseppe Papagno e Ernesto Perillo (EMI, Bologna 1995, pp 175, Lit 25.000)


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