Il Vaticano II e la missione
Nella ricorrenza cinquantenaria dell’inizio del Vaticano II, la rivista Ad Gentes – pubblicata dall’Emi di Bologna per conto della Conferenza degli istituti esclusivamente missionari presenti in Italia (Cimi) – dedica la sezione monografica del primo numero del 2012 al tema “Il Vaticano II e la missione”. L’ultimo Concilio – dei ventuno conteggiati dalla Chiesa cattolica – è, infatti, anche il primo a produrre una riflessione sulla missione ad gentes, dedicandovi addirittura un intero documento, il decreto Ad gentes. Non poteva, perciò, mancare all’appello del giubileo una rivista che proprio dal decreto sull’attività missionaria della Chiesa ha preso il nome e l’ispirazione per il suo lavoro di teologia e antropologia della missione. È appunto da questo decreto conciliare che prende le mosse lo studio monografico che qui presentiamo, come ben evidenzia il sottotitolo “Con Ad gentes oltre Ad gentes”.
Gli autori della monografia non si preoccupano tanto di ricostruire l’iter del documento Ad gentes e del relativo dibattito conciliare e nemmeno di elaborarne un nuovo commentario, quanto di evidenziare gli snodi e approdi della teologia e della prassi missionaria a cinquant’anni dall’inizio del grande evento ecclesiale.
È questo il senso della breve introduzione (cfr. pp. 5-10) della teologa Serena Noceti, vicepresidente dell’Associazione Teologica Italiana e socia fondatrice del Coordinamento teologhe italiane, che firma anche il primo articolo, destinato allo studio dell’ermeneutica e della recezione del Vaticano II, considerato, alla stregua dei grandi Concili, ancora contemporaneo, non solo del nostro tempo, ma anche della Traditio e del futuro della Chiesa, nonostante la necessaria rilettura e il confronto ineludibile con l’allargarsi a dimensioni globali della missione e della teologia (cfr. pp. 11-24).
Il secondo articolo, firmato dal teologo Gianni Colzani, della Facoltà di Missiologia dell’Urbaniana, valorizza l’apporto missionario del Concilio ed enuclea le nuove prospettive per una teologia della missione, evidenziando due novità postconciliari: la dimensione pneumatologica dell’attività missionaria e la cosiddetta “missione dai margini” (cfr. pp. 25-41).
Integrano la monografia due altri saggi: il primo, del saveriano Franco Sottocornola, missionario in Giappone, dedicato alla recezione del pensiero missionario del Concilio nell’ambito del dialogo interreligioso (cfr. pp. 42- 55); il secondo, del comboniano Benito De Marchi, per anni missionario in Malawi, consacrato alla recezione di Ad gentes nell’ambito ecumenico (cfr. pp. 56-70).
Chiude la monografia un’opportuna e chiarificatrice nota bibliografica di Massimo Faggioli su letture e commentari di Ad gentes (cfr. pp. 71-76). L’autore, docente di storia del cristianesimo alla University of St. Thomas (St. Paul, Minnesota, Usa), conclude la sua rassegna affermando che nella fase attuale del dibattito sul Concilio si confrontano due prospettive, che vedono emblematicamente confrontarsi altrettanti commentari, da una parte quello dell’arcivescovo di Chicago, card. Francis George, Omi, datato 2008, e dall’altra quello del missiologo della Catholic Theological Union, p. Stephen Bevans, Svd, datato 2009: “Da un lato un magistero ufficiale teso a recuperare la letteralità di Ad gentesestraendolo dal dibattito teologico contemporaneo; dall’altro il tentativo di inserire Ad gentes all’interno della teologia contemporanea di una Chiesa in sé missionaria.
In un modo evidente, queste due prospettive incarnano i due possibili approcci alle celebrazioni del 2012: il cinquantesimo del Concilio come lancio della nuova evangelizzazione oppure come celebrazione del Concilio Vaticano II. La retorica del magistero attuale sul rapporto Chiesa-mondo tende a centrare il linguaggio della Chiesa ufficiale sul primo momento a scapito del secondo, con il risultato di una crescente difficoltà per la Chiesa missionaria di oggi di cogliere le radici dell’idea di missionarietà lanciata dal Concilio” (p. 75).
Nel dibattito in corso sull’ermeneutica del Concilio, tra correnti che tendono a mortificarne la portata (tanquam non fuisset) e altre che tendono ad esaltarne la novità, merita una menzione anche l’articolo firmato dall’ecclesiologo Severino Dianich (cfr. pp. 77-87), da sempre familiare al pensiero missionario, che, pur non integrando la monografia, offre spunti interessanti sull’idea di evangelizzare, dal Vaticano II ai nostri giorni, spunti ancora più opportuni alla vigilia del Sinodo dei Vescovi (7-28 ottobre 2012) sulla “nuova evangelizzazione”.







