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Il silenzio e la Parola di Dio oggi

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P. Nicola Masi, professore di Diritto Canonico alla scuola di teologia di Parma, dal 1976 è missionario nella diocesi di Abaetetuba, Brasile.

Stiamo vivendo in un mondo incomprensibile e irrazionale! Ricordiamo gli orrori del nazismo e dello stalinismo, i sei milioni di ebrei massacrati nei campi di concentramento. Dov'era Dio? E dov'era Dio quando cadevano le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki? Dove si nascondeva quando il guru Shoko Asahara, fondatore della setta "Verità Suprema" lanciava il gas sarin nella metropolitana di Tokyo, ammazzando undici persone e intossicandone altre 5.500? Perché non è intervenuto durante il genocidio in Rwanda e Burundi? Perché rimase zitto durante le crudeltà di Carandirù, di Vigario Geral, della Candelaria, di Eldorado? Non si addolora dei sette milioni di minori perduti nelle strade di questo immenso Brasile?

"Se fossi onnipotente, non potrei sopportare il dolore: io vorrei solo salvare" (Buechner).

UN DIO SILENZIOSO

Dio rimane in silenzio di fronte alle grandi domande umane. "Se tu sei Dio, scendi dalla croce". Non scende. Sarà o non sarà lui? "Dacci un segnale". Ma il segnale non viene. In agonia, triste fino alla morte, Cristo chiede che il suo calice passi. Ma lo deve bere fino all'ultima goccia. "Padre, perché mi hai abbandonato?"(Mt 27,46).

Sembra che Dio sia ovunque: tutto parla di Lui e Lui parla attraverso tutto. Ma non riesce a essere chiaro. Rimane nascosto e silenzioso. Non ha voce o ha una voce così debole che quasi non si fa sentire. Invece, nel mondo, tutto parla più forte. Tutto sembra più vivo e reale. Il piacere è reale, la tecnica è reale, lo sport è reale, il denaro è reale, come sono tragicamente reali il lavoro duro, il salario misero, l'oppressione, lo sfruttamento, la malattia, il razzismo, la violenza delle gang, gli assalti, la droga, lo sterminio degli innocenti, le bambine obbligate alla prostituzione, minori senza un tetto, orfani, figli della strada. Dov'è Dio? Perché rimane in silenzio? Approva o condanna la sofferenza? È a favore o contro l'essere umano? Perché non si dichiara?

DIO SI È GIÀ DICHIARATO

Dio  si è già dichiarato e continua a farlo. È per l'essere umano e fa il tifo per lui ad ogni istante. È necessario ascoltare la sua voce che può essere soffocata da altre più sonore e allettanti. Il nostro mondo, incantato per le conquiste della modernità, ha inventato migliaia di voci, tutte attorno a un nucleo fondamentale: l'essere umano ritenuto l'unico vero centro dell'universo, signore di se stesso e dei suoi atti, non deve rispondere a nessuno, non ha bisogno di etica, né di religione. Ha decodificato l'origine della vita ed ora può ricostruire altre vite, come più gli conviene. Con la tecnica l'uomo si sente onnipotente. Non ha più bisogno di Dio per curare le sue malattie, per ottenere il pane quotidiano e per regolare i tempi e le stagioni. La storia, però, ha smentito questa pretesa. Tante promesse non sono state mantenute. L'uomo alla ricerca della libertà, dell'autonomia, della creatività si è  appesantito anche di egoismo, cupidigia, orgoglio, e durezza di cuore. Ha rifiutato Dio, ha rifiutato il fratello e la solidarietà. Pensava di aver inventato la macchina del successo, dell'efficienza e della felicità. I risultati sono in parte meravigliosi: mai la tecnologia è progredita tanto, mai prima si è lottato per i diritti umani e per una collaborazione a livello mondiale. Però i problemi fondamentali: pane, salute, libertà, pace, non sono stati risolti. Sembra che il piano, tanto sognato, abbia ingannato la nostra generazione. Se un piccolo numero di persone ha ottenuto vantaggi incredibili, la grande maggioranza si sente imbrogliata e abbandonata.

Qui si inserisce anche l'abbandono ed il silenzio di Dio. Se Lui esiste perché allora il mondo è a pezzi, lasciato senza speranza? È proprio così? Il mondo è un mistero irrazionale o ha un "senso" E chi gli dà "senso"?

ALLA RICERCA DI SENSO

Molti sono disillusi e pessimisti, pensano che l'essere umano sia vittima del suo destino, violento e irrazionale. Altri non si arrendono di fronte a questa fatalità e sono convinti che dipenda dall'uomo lottare per un mondo più sostenibile, dove si possono ricostruire la giustizia e la solidarietà. Altri invece non si fidano dell'uomo e della sua capacità e si rifugiano in poteri e forze superiori: Dio, spiriti, forze occulte. Mai come oggi si ricorre al misterioso, ai miracoli, alle previsioni del futuro. Una marea di gente si sente persa, pronta ad aggrapparsi a qualsiasi "ancora di salvezza" e a chi sa vendere meglio la sua merce. Altri ancora hanno domande angustianti, ma sperano nelle risposte dell'aldilà. "Dio sa tutto, sa il perché del nostro soffrire, Lui vuole unirsi alle sofferenze di Cristo, e un giorno vedremo tutto molto chiaro. Dio ci darà il meritato premio". Ma noi possiamo accettare tutto questo? Dio, al contrario, ha ben altro da dirci, ma, a volte, la sua voce è impercettibile e incomprensibile. È necessario che qualcuno si faccia suo interprete.

SE DIO TACE, CHI RISPONDERÀ A NOME SUO?

Chi può decodificare la voce di Dio, farci sentire il suo accento, le modulazioni e la ricchezza di valori, la misteriosità, la tenerezza e la sua passione per l'uomo? "Chi manderò? E chi andrà per noi?", disse il Signore a Isaia (6,8). "Eccomi, manda me!", rispose il profeta.

Il cristiano è il profeta di oggi. Si pone all'ascolto del Signore, si unisce ai serafini e con loro sperimenta la gloria e lo splendore di Dio infinito. "Ahimé, sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono...!", ripete Isaia (6,5). Come può Dio scegliermi come suo inviato, il suo portavoce? Ho bisogno anch'io di un fuoco che purifichi la mia bocca? Essere profeta, parlare in nome di Dio, non è uno scherzo. Molti parlano in nome di Dio senza essere stati inviati. Inventano. Parlano a vanvera. Dicono che è parola di Dio ciò che è solamente parola umana. Ci si serve di Dio solo per nascondere e usare una maschera. È la menzogna, il sacrilegio di chi vuol fare passare il dolore, l'umiliazione e l'oppressione come volontà di Dio. È strumentalizzare la religione messa a servizio del potere politico, economico, razziale e religioso. È la guerra "santa" tra giudei e cristiani, tra cristiani e musulmani, tra hutu e tutsi, tra cattolici e evangelici. È ancora la difesa della proprietà privata in nome del settimo comandamento contro il comandamento fondamentale della vita per i senza terra. Non si può parlare in nome di Dio, se non si passano ore, giorni ed anni per ascoltare, leggere e studiare il senso vero della Parola di Dio. Bisogna anzitutto perfezionare l'udito, saper riconoscere la voce di Dio in mezzo a innumerevoli altre voci, per non dare le risposte errate. Può dare le risposte solo chi fa esperienza di Dio.

LA MEDIAZIONE  DEL PROFETA

Bisogna essere onesti con Dio: conoscere chi Egli è, ciò che fa, ciò che in verità comunica. Non tradirlo con i miei pensieri, gusti o interessi. Nel medesimo tempo, bisogna essere onesti con gli uomini. Il profeta è uno che si mette dalla parte dell'uomo. Presta la sua voce a Dio perché Lui comunichi liberamente attraverso la bocca del suo inviato. Ancora, il profeta presta la sua voce all'uomo che si rallegra, esulta, ride, ma anche grida, piange e si dispera. Come fare perché le due voci, di Dio e dell'uomo, si incontrino, diventino non monologo di persone che non si capiscono, ma dialogo di cuori aperti?

Cuore di Dio e cuore dell'uomo in intimità, uno che parla all'altro, ascoltandolo.

Qui si inserisce la mediazione del profeta: collocare i due uno vicino all'altro, contribuendo a che i due si capiscano; sapere trasmettere a Dio l'angustia, il tormento, la passione dell'uomo per la libertà, la dignità, il pane, la salute e la pace, la felicità, e saper comunicare all'uomo disperato la grande tenerezza e misericordia di Dio.

Il profeta è colui che scopre che il mondo "irrazionale" ha un "senso"; che tutto ciò che è umano ha "senso" e che anche la sofferenza, la malattia e la morte hanno "senso". È colui che rivela il valore delle cose, anima, ridà speranza e gioia di essere umano. Come arrivare a questo? Riascoltando la Parola di Dio e  in special modo interpretando le due parole-chiave della creazione e dell'incarnazione.

LA CREAZIONE E L'INCARNAZIONE

La creazione è il punto fondamentale! Dio non è geloso. Egli, la pienezza della vita, crea un essere come Lui: d'ora in poi Dio e l'uomo saranno i co-protagonisti della creazione. L'uomo sarà un "dio", non per la sua capacità, non per furto (come suggerisce il serpente) ma per dono gratuito, perché Dio l'ha voluto. È un "dio" non di secondo grado, ma un "dio" a immagine e somiglianza del vero Dio. Tra i due ci sarà alleanza, patto coniugale, unione come nella unione trinitaria. Ma Dio va oltre. In Cristo si è fatto uomo. Egli ci accoglie totalmente. Il nostro destino diventa il destino di Dio ed il destino di Dio diventa il nostro. Tutto è stato opera dell'amore, dello Spirito Santo. E questi continua a essere il seno che dà vita a tutti i figli di Dio. Dalla sua imprevedibilità amorosa (Egli soffia dove vuole) tutti siamo nati fatti immagine e somiglianza di quel Gesù in cui abita la pienezza della divinità e dell'umanità. In Cristo, infatti, il "tale e quale" del Padre è la nuova umanità, si ritrova come solida e pienamente realizzata, mentre in noi è solamente partecipata, come un'umanità in cammino.

In questo contesto il profeta è per l'uomo come un "pezzo di Dio" che si manifesta in tenerezza e visibilità. È il Gesù che accompagna i fratelli tristi e disillusi sulle strade di casa. Il profeta deve puntare costantemente lo sguardo sul Cristo che piange la morte dell'amico, che geme su Gerusalemme, che si rattrista per la durezza di cuore dei capi di fronte all'uomo paralizzato o alla donna ricurva. Ancora oggi, questo Dio profondamente umano, scopre il dolore della moltitudine rappresentata dalla donna che perde sangue e speranza, poiché i "medici" che dovevano curarla hanno finito per toglierle i soldi e la speranza. In particolar modo il Cristo Crocifisso appare la traduzione umana dell'agonia di Dio per l'uomo. "Nel Crocifisso, scrive B. Gaertner, Dio viene al mondo senza Dio, patisce la distanza e l'assenza di Dio (Mt 27,46)". Tutta la violenza che si abbatte sugli innocenti, dei quali Gesù è il simbolo supremo, si abbatte su Dio stesso.

Allora la domanda cambia: prima ci si chiedeva: "Come può Dio amare tanto l'uomo e farlo soffrire tanto?". Dopo la morte di Cristo, la domanda è: "Come può Dio amarci tanto e farsi solidale con noi fino alla morte?". Il mistero del Vangelo diventa trasparente. Parla di amore, di solidarietà di Dio con quelli che soffrono e prevede nuovi cieli e nuova terra. Dio, di conseguenza, non ama la sofferenza, detesta la violenza, non vuole il dolore. Tutto questo ha causato la morte di suo Figlio. Dio è contrario al dolore e al male, ogni tipo di male. Il profeta percepisce tutto questo e aiuta il Dio della vita a parlare e a manifestarsi. Il profeta vuole decodificare nuovamente Gesù, perché il discorso "Gesù" è difficile e può portare ad equivoci. Se Gesù è il Dio vero allora è Dio che muore, è Dio che viene messo in silenzio, è Dio che è costretto a rimanere zitto, è la sua voce che rimane silenziosa. È necessario ridonare la voce a Gesù. Il problema si fa urgente ora. Non possiamo aspettare la fine del mondo per ottenere giustizia, pace e felicità. Il mondo non è "una sala di attesa per il viaggio dell'anima verso il cielo, ma è lo spettacolo della creazione nuova e il campo di battaglia della libertà" (Moltmann). È quindi  impossibile rimandare la missione della Chiesa e dei cristiani di lottare per liberare l'uomo dal dolore.

LA TRADUZIONE DEI FATTI

Il profeta, in modo speciale, fa propri i problemi dell'uomo e lotta perché siano eliminati dal mondo, la fame, la malattia, l'ignoranza, la violenza, la droga, la schiavitù e la mancanza di solidarietà. Il profeta però rafforza la sua speranza tenendo fissi gli occhi sul Cristo Crocefisso e sul Cristo Risorto. Camminando in sua compagnia i discepoli di Emmaus ricuperarono una nuova visione ed un cuore nuovo; gli Apostoli uscirono dalla casa dove si erano nascosti per paura e si sparpagliarono per le strade del mondo "lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù" (At 5,41), predicando non illusioni, dottrine e riti vuoti, ma curando gli infermi, alleviando i dolori, condividendo il pane, ridonando all'uomo la felicità di essere tale. Dopotutto Dio è con noi! Interpretando Gesù, il profeta deve tradurre questo Verbo, questo linguaggio di Dio, per l'uomo d'oggi. Non solo a parole. La traduzione migliore è quella dei fatti. È necessario aiutare questo Dio, con le mani raccorciate, inchiodate alla croce, quasi incapaci di agire. È necessario ridargli la possibilità di curare corpi e cuori, aiutarlo a moltiplicare il pane per saziare la fame dei fratelli, a offrire acqua a tante samaritane assetate, presso i pozzi della vita, a trasformare l'acqua in vino per offrire alle famiglie la gioia di vivere, a far rialzare il capo a tutte le donne ricurve sotto il peso della discriminazione e del legalismo; infine dare il paradiso a coloro che stanno morendo sulla croce.

Si può allora parlare ancora del silenzio di Dio? Non sarebbe allora più corretto parlare di omissione, di assenza, di silenzio dell'uomo?

NICOLA MASI


DUE ATTEGGIAMENTI ERRATI

Due teologi ci fanno notare due atteggiamenti errati:

a) "Prendere la propria croce, imitando Gesù, non vuol dire cercare la sofferenza. Lui non la cercò, ma vi fu costretto. Una mistica della sofferenza, un dolore quasi masochista, il desiderio di sofferenza e della morte non sono compatibili con l'imitazione di Cristo Crocefisso. Il dolore è dolore, la sofferenza è sofferenza: non possiamo nascondere ciò che veramente sono e nemmeno glorificarli". (H. Kung)

b) "Accettare stoicamente la nostra sofferenza e osservare passivamente il dolore dei fratelli non è la maniera autentica di seguire Colui che soffre davanti al proprio dolore e a quello degli altri (Mt 9, 36)" (B. Gartner).

Il Padre protestò contro la sofferenza di un innocente e lo fece risorgere. Ora, se Cristo è risorto, al cristiano, e al profeta in particolare, si chiede di partecipare alla grande proposta di Dio contro la sofferenza dell'uomo. Ridonare la fede e la speranza ai fratelli. Annunciare a tutti che Dio non ama la sofferenza, il dolore e la morte. Dio "asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate" (Ap 21,4).  "Beati voi che ora piangete, perché riderete" (Lc 6, 21). "Voi siete afflitti; ma la vostra afflizione si cambierà in gioia" (Gv 16, 20).



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